Raccogliere frutti di stagione: quali e perchè?

Non molto tempo fa l’autunno era la stagione migliore per raccogliere frutti e realizzare le conserve, le marmellate, per l’inverno ormai prossimo. Oggi questa salutare abitudine praticamente si è persa; vuoi perchè non c’è più il tempo per andare in giro a raccogliere frutti, vuoi perchè le confetture sono già belle e pronte sugli scaffali dei supermercati. Per coloro però che non possono resistere alla tentazione di andare alla ricerca di alcune prelibatezze, ecco cosa si può raccogliere fino a novembre: more, scarnige, corbezzoli, giuggiole, sorbe, nespole, rosa canina.

La frutta selvatica si raccoglie nei boschi, nelle macchie o sulle siepi lungo le strade. In particolare la rosa di macchia (Rosa canina) i cui frutti sono verdi, poi gialli e rossi a piena maturazione, si usava per fare sciroppi, marmellate, per aromatizzare liquori e vini, cucinare selvaggina e fare la conserva salata.

Tra la flora spontanea si trovano il dente di leone, la crepide, mirtilli e bacche varie. Perfino i primi funghi si affacciano nei boschi, se qualche pioggia abbondante cade in un periodo caldo: si possono trovare soprattutto ovoli, ma anche porcini e altre specie con la stagione propizia.

Gran parte della frutta, spontanea e coltivata, appare concentrata in questo periodo: pesche, mele, pere, castagne, noci, mandorle, nocciole, fichi, uva, sorbe, more, ribes, lamponi, susine, mele lazzarole, giuggiole.
Gran parte di questi prodotti oggi non si raccolgono e non si mangiano più, ma in altri tempi di penuria si dedicava loro molta attenzione e molto tempo perché certe bacche e certi frutti si prestano ad essere conservati, con opportune attenzioni e precauzioni, fino nel cuore dell’inverno, periodo nel quale rappresentavano un’integrazione alimentare fondamentale, mancando alimenti importanti.

I fichi, ad esempio, seccati, con uno spicchio di noce dentro, rappresentavano il companatico dei pasti minori, come la colazione e la merenda, soprattutto per i ragazzi. E così le noci, le castagne secche, le nocciole, le mandorle, le sorbe, le susine secche: tutti frutti pieni di calorie, che oggi si mangiano con moderazione e attenzione, in quanto siamo iperalimentati, ma una volta erano fonti di energie necessarie e la fame non conosceva problemi di digestione.

L’orto offre ancora cipolle, ceci e fagioli sgranati, fagiolini, zucchini, pomodori, carote, spinaci, sedani, cardi, cicoria, peperoni, melanzane, carote, cavoli, patate, insalate diverse, scarola, rape, fagioli freschi. A proposito dei peperoni c’è una curiosità: il pepe di Caienna che ancor oggi molti ritengono una spezia esotica anche per la sua straordinaria forza irritante, nasce in questo mese nei nostri campi. Basta solo avere l’accortezza e la maestria di saperlo riconoscere.

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