In Italia sono molti gli appassionati e i collezionisti di immaginette sacre, o santini. Ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti. Per gli amanti dell’antichità, ecco i preziosi canivet merlettati dell’Ottocento; per gli appassionati delle Prime Comunioni non c’è che da sbirciare fra i ricordini con i loro piccoli vestiti in carta di riso applicati sulla figura; e, per chi è deciso a non farsi mancare nulla, neanche una buona dose di humour nero, al grido di “luttino a tre piazze” arrivano i defunti da cartolina.
Convinti che al fascino della postmodernità non si possa proprio rinunciare, ecco, poi, comparire fieramente gli interpreti dell’ avantgarde del collezionismo di immaginette, coloro che insoddisfatti persino di Titanio cercano un effetto speciale dell’altro mondo: il santino tridimensionale.

Ma queste piccole icone che ancora vengono stamapate in Italia, sanno anche documentare, farsi album storico, trattenere emozioni e vita vissuta, come nel caso dei santini “militari”, ingialliti, sciupati, fatti stampare dai cappellani durante la guerra affinchè il soldato, se non poteva avere il suo santo in paradiso, avesse almeno quello da trincea; il loro costo è direttamente proporzionale al grado di usura, che testimonia dell’attaccamento all’immaginetta anche sotto bombardamenti e assalti.

E, come se non bastasse, santini con la preghiera dell’astronauta per commemorare lo sbarco sulla luna, ricordini sponsorizzati come
veicolo pubblicitario, perché anche la réclame è in cerca d’intercessioni, piccole cartoline dedicate a strani culti e all’ortodossia del kitsch.

Santi introvabili, beati, patroni che ricoprono sempre le prime posizioni in classifica, come San Francesco o Santa Rita da Cascia, Madonne e Crocifissi che si limitano a ricordare che la fede può anche avere dimensioni da fototessera e, tuttavia, rimanere grande nel cuore.
Insomma la vita dei santini è destinata ad essere eterna, proprio come quella delle persone che raffigurano.

Il consiglio è dunque quello di non buttare via nulla e di custodire gelosamente anche il più piccolo ricordo, anzi più è piccolo e più sarà grande un giorno, anche nel valore venale.

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