ITALY MOZZARELLA
Quanto tempo ci ha messo la pizza nata a Napoli per diventare una specialità tradizionale garantita? Anni, ma dopo aver seguito la trafila delle commissione europea dal 9 dicembre la pizza ha il marchio STG. In quel di Bruxelles, il Comitato Ue di gestione per le indicazioni geografiche ha approvato la proposta della Commissione europea di attribuire alla pizza cosiddetta “margherita” (pomodoro e mozzarella) la denominazione “Specialità tradizionale garantita” (Stg). Attenzione però, non tutte le margherite sono stg, devono essere approntate seguendo lo scrupoloso disciplinare proposto a suo tempo.

Per visionarlo:

Nel disciplinare sono contenuti tutti i passaggi di lavorazione, dagli ingredienti (compresa la forza della farina, l’impasto a mano, la lievitazione la cottura, la grandezza e lo spessore).
Ricordo per precisione che è Stg anche la marinara, con pomodoro e aglio e una spolverata di origano, che segue le norme del disciplinare.

Se poi nella margherita non mettete il basilico fresco, o la marinara è stesa col mattarello, non avete davanti una STG. Idem se negli ingredienti mancano grano tenero, lievito, olio extra vergine di oliva, pomodori San Marzano e mozzarella fresca di latte vaccino o di latte di bufala (niente ‘pasta filante’). La STG, specifico, non è fatta solo a Napoli; anche a New York può essere preparata. Il marchio garantisce che si seguano procedure e usino ingredienti del disciplinare, scritto seguendo la tradizione napoletana verace.

Di seguito il comunicato APCOM con le dichiarazioni del presidente dell’associazione pizzaiuoli napoletani, tra le prime associazioni promotrici delle richiesta, anni fa, del riconoscimento STG in Europa.

Roma, 8 dic. (Apcom) – Grande soddisfazione da parte dell’associazione pizzaiuoli napoletani per il via libera Ue, che arriverà domani, al marchio Stg per la pizza napoletana. Il presidente Sergio Miccù, tra i primi a presentare il disciplinare di produzione per il celebre prodotto napoletano, parla di “giornata di festa per tutti i pizzaioli. E’ stato un percorso – commenta ad Apcom – su cui abbiamo lavorato tanto e finalmte siamo riusciti a raggiungere il traguardo. Sono momenti di grande soddisfazione”.

E sui prezzi garantisce: “Non ci saranno aumenti. Del resto abbiamo sempre fatto questo tipo di pizza. Il prezzo giusto è tra i 3,50 e i 3,60 euro. E credo che questo prezzo sarà identico anche dopo il via libera al marchio europeo”.

Gli ingredienti giusti per gustare una vera pizza napoletana? “Un impasto di farina, lievito e acqua, – spiega Miccù – lievitato 8-10 ore, che porta a un impasto morbido in grado di piegarsi agevolmente in quattro parti; pomodoro San Marzano; un buon fior di latte vaccino o, in alternativa, la mozzarella di bufala e, infine, un buon olio extravergine di oliva”. Anche se, precisa, l’ingrediente principale “è il pizzaiolo” e le sue mani.

E proprio sul ruolo del pizzaiolo, il presidente Miccù non intende fermarsi. “Ci stiamo battendo per fare in modo che il pizzaiolo ottenga una qualifica specifica nel mondo del lavoro. Il percorso amministrativo per questo riconoscimento è già partito. Non possiamo accettare che nelle scuole alberghiere italiane non ci sia questa professione specifica. Occorre che il ruolo del pizzaiolo sia riconosciuto nei programmi ministeriali, in una materia specifica che si possa insegnare nelle scuole di settore”.

Per questo, sottolinea l’associazione pizzaiuoli napoletani, il ministero dell’Istruzione “deve farsi carico di questo progetto – osserva Miccù -. Ora c’è il problema di quei tanti corsi fatiscenti proposti da una miriade di associazioni che sfornano attestati di lavoro ma che non hanno alcun valore sul mercato del lavoro”.

Ma ora è il momento di gioire. “Sono contento di avere fatto qualcosa per la pizza e per tutta la città di Napoli”, conclude il presidente Miccù che annuncia: “Faremo una grande festa per celebrare questo risultato. Sarà una festa della pizza a Napoli e in tutta la provincia. Datemi il tempo di organizzarla”.

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