Frutta e verdura e tavole degli italiani

Si parla tanto di gastronomia e prodotti stagionali, magari a km 0, locali, dal produttore al consumatore, ma molti di questi prodotti, frutta e verdura, avevano avuto un calo i vendite vertiginoso. Un danno economico, ma prima di tutto un danno per la buona cucina e la salute in tavola.
Ci sarebbe ora una controtendenza: secondo le stime della Cia (sulla base dei dati Ismea-AC Nielsen c’è un lieve recupero).
Nel 2008 la crescita dei consumi, in media, è dell’1,5 per cento in quantità e del 2,8 per cento in valore monetario rispetto all’anno precedente. Un dato importante se ci si sofferma sull’andamento dell’ultimo decennio (1998-2007), periodo in cui la flessione ha varcato la soglia del 20%. Ad evidenziarlo sono le stime della Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Ismea-AC Nielsen.

Leggiamo nel comunicato: “Questo mutamento registrato nel 2008 non significa, però, che la crisi dei consumi di ortofrutta nel nostro Paese sia definitivamente superata. Siamo in presenza -avverte la Cia- di un risultato certamente positivo che, tuttavia, permette di recuperare soltanto in minima parte il crollo che si è avuto negli ultimi anni. Nonostante l’aumento dello scorso anno, gli italiani non conquistano nell’Ue il podio di mangiatori di frutta e verdura. Al primo posto risultano ancora i greci con 481 chilogrammi a testa; seguiamo noi con 359 chilogrammi. Ma questo secondo posto è insidiato dagli spagnoli con 342 chilogrammi. I francesi -rileva la Cia- si attestano in quarta posizione con 298 chilogrammi. Fortemente distanziati gli abitanti dei Paesi del Nord Europa: i tedeschi con 215 chilogrammi, gli inglesi con 200 chilogrammi e gli austriaci con 192 chilogrammi”.

“Gli acquisti di prodotti ortofrutticoli hanno avuto un’incidenza sulla spesa domestica alimentare pari a poco più del 16 per cento, costituendo così la terza voce in termini d’importanza dietro al settore delle carni e dei derivati dei cereali (pane e pasta in testa)”

“La Cia evidenzia, inoltre, che ogni famiglia nel 2008 ha speso mensilmente per imbandire le tavole 476 euro. Spesa così ripartita: 109 euro per acquistare carne, 84 euro per pane, pasta e derivati di cereali, 62 euro per latte, formaggi e uova, 86 euro per ortaggi, frutta e patate, 41 euro per il pesce, 32 euro per zucchero, dolci e caffè, 43 euro per le bevande, 19 euro per oli e grassi. La carne rimane la prima “voce” di spesa del paniere alimentare (22,7 per cento). A seguire i derivati dei cereali (18,8 per cento), il latte, i formaggi e le uova (13 per cento), ortaggi e patate (9,6 per cento), frutta (6,5 per cento), pesce (6,3 per cento), zucchero e dolciari (6,1 per cento)”.

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