“Hedda Gabler” in scena a Mantova, capitale europea dello spettacolo

Continua la rassegna teatrale 2008/09 organizzata dalla Fondazione “Umberto Artioli” Mantova Capitale Europea dello Spettacolo con un’altra grande iniziativa presso il Teatro Ariston della città virgiliana. Si tratta di un’opera messa in scena dal CTB–Teatro Stabile di Brescia con la compagnia Le Belle Bandiere dal titolo Hedda Gabler, scritta verso la fine del 1800 dal drammaturgo norvegese Henrik Ibsen. Questa la trama. Siamo in un ambiente apparentemente tranquillo, una grande villa allestita secondo i canoni del paradiso borghese: agi, comodità, fiori recisi, il pianoforte, una collezione di pistole, un grande ritratto del padre di Hedda, il generale Gabler. Anche il paesaggio umano sembra confortante: una coppia appena sposata con un promettente futuro, una zia premurosa, un assiduo amico di famiglia, un uomo di genio che torna alla rispettabilità e al lavoro, dopo una vita dissipata, ispirato dalla dedizione di una donna.

Ma nell’arco di tempo di due giorni, separati da una notte inquieta, scopriamo che niente è quello che appare nella fortezza che si fonda sulla solidità dei beni materiali e sull’uso di maschere e convenzioni, confidando che possano proteggere dalla paura, dai sentimenti, dalla noia, dalla morte. I soldi non bastano, l’amore non c’è o viene eluso, si scatenano invidie e rivalità, tornano a bruciare passioni che sembravano domate dalla ragionevolezza e dal buon senso.
Per ben due volte risuona la battuta <<queste cose non si fanno>>: non si dà scandalo, non si dice la verità, non si vive secondo il proprio sentire, non si incrina l’immagine del decoro, non ci si suicida, non si muore.

Lo spazio scenico, volutamente essenziale e non naturalistico, cerca di fare sua la spietata sincerità del teatro: non c’è nessuno degli oggetti nominati, nessuna villa, nessun salotto. Ci sono otto sedie e, disegnati a terra, forme di quadrati concentrici che diventano labirinti. In questo olimpo per dèi mortali non si fa che attendere una soddisfazione futura, e nella noia spesso dichiarata, che procura questa attesa sotto anestesia e senza gusto, la vitalità si rifugia nel gioco del ‘parlare’, distillato in partite crudeli che misurano il potere di uno sull’altro, secondo un codice raffinato ed ipocrita.

Questi personaggi, così vicini per immagine e modi alle vecchie fotografie dei nostri album, rivelano nel duello una dimensione che li avvicina per un attimo ai miti delle grandi tragedie o dei racconti popolari, ma si ritraggono poi nel momento dell’azione decisiva che li trasformerebbe, se non in eroi, almeno in protagonisti della loro stessa vita. Siamo immersi in una moderna tragedia commedia per non eroi, ma Ibsen, con intelligenza, consapevolezza ed ironia, riesce con grazia a farci sorridere, proprio mentre ci rivela che questa grande villa, dove non c’è posto per la vita e non c’è posto per la morte, pur immaginata nel 1890, è ancora la nostra.
Si tratta dunque di un’opera che fa riflettere sulla nostra condizione umana e sulle nostre debolezze e frastrazioni.
L’interprete principale è Elena Bucci, attrice, autrice e fondatrice della compagnia teatrale Le Belle Bandiere a Ravenna nel 1992.
Il sipario del teatro Ariston si aprirà alle ore 21 di martedì 13 gennaio 2009.
Il costo del biglietto è di 15 euro intero platea; 12 euro intero palchi, loggia e loggione; 6 euro ridotto studenti (solo in prevendita).
Il Teatro Ariston si trova in via Principe Amedeo,20 a Mantova.

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