E’ Natale 2008.  L’aria che si respira nelle città come nei piccoli centri è di festa, nonostante la crisi economica da più parti evidenziata.

Si spende poco, anche per i regali, ma la generosità degli italiani rimane sempre ad altissimi livelli.

Lo dimostra il crescente numero di iniziative volte ad aiutare i più bisognosi. In tutta Italia si organizzano sagre, mostre, mercatini, spettacoli, eventi vari che hanno un unico obiettivo: raccogliere fondi per questo o quel progetto di solidarietà locale, nazionale o internazionale.

Ma l’attenzione di molte associazioni culturali o ricreative si sta spostando di recente anche verso la valorizzazione e la riscoperta delle radici e delle culture locali, delle tradizioni della nostra Italia che in quest’epoca di globalizzazione sembrano scomparire.

Il Natale dunque serve anche a questo. Si riscoprono suoni, profumi e sapori che sembravano essere definitivamente passati nel dimenticatoio.
N

el Salento, terra di antiche tradizioni, sono molte le manifestazioni di questo tipo in programma nel periodo natalizio.

Degna di attenzione è quella proposta da un neonato circolo socio-culturale di Chiesanuova, un piccolo centro vicino a Gallipoli, denominato “Il Faro”. Sabato 13 dicembre, ricorrenza religiosa di santa Lucia, molto sentita dai salentini, è infatti la giornata scelta dagli organizzatori per questa prima edizione  del Convito Comunitario “La Pittulata“.
Donare…gustando è il sottotitolo scelto per la manifestazione e che rende chiaro il duplice intento degli organizzatori: far festa mangiando e nello stesso tempo aiutare chi soffre. Dunque l’idea, originale, è quella di raccogliere fondi da destinare in beneficenza ad associazioni non profit che hanno nel Salento una certa diffusione, attraverso la vendita in piazza di “pittule“, cioè delle tipiche frittelle salentine, impastate ad arte con farina di qualità, di origine rigorosamente salentina.

Le “pittule” sono uno dei tanti prodotti legati al Natale, il loro caratteristico profumo è invitante ed evoca ricordi di un tempo ormai passato, quando il focolare domestico era il centro della vita famigliare e sociale, da lì tutto partiva e tutto ritornava.

La ricetta base delle “pittule” in realtà è semplicissima: farina, acqua, lievito di birra, sale e tanto tanto “olio di gomito”. Infatti il segreto sta nell’impasto, che deve essere fatto a mano e lavorato per molto tempo, fino a quando le braccia non ce la fanno più. Più la pasta è lavorata e più le “pittule” risultano morbide dentro e lievemente croccanti fuori, la doratura nell’olio deve essere molto leggera.

Le “pittule” vengono poi farcite in svariati modi: alla pizzaiola, alle verdure, ai gamberetti e calamari, al miele.

Ma indubbiamente il loro caratteristico e inconfondibile sapore resta tale solo se vengono lasciate “vuote”, cioè, come si dice nel Salento, “senza nienti”.

E allora tutti a Chiesanuova (LE) per assaggiare e rivivere i sapori antichi della Terra d’Otranto, terra da sempre ospitale, gioiosa e solidale.

Sarà anche l’occasione per riscoprire gli antichi mestieri e i rudimentali macchinari che si usavano un tempo per lavorare nei campi.

Accanto alla degustazione delle “pittule” gli organizzatori hanno pensato infatti di allestire e proporre al pubblico una mostra relativa proprio agli antichi attrezzi di lavoro in campagna, usati quando era l’uomo a zappare e coltivare a nude mani la terra.

Clicca qui per maggiori informazioni sulle Pittule Salentine

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