La cittadina di Ugento in provincia di Lecce in questi ultimi anni ha fatto parlare di sè molto spesso anche al di fuori dei confini nazionali. Il premio “Zeus” assegnato a personaggi strettamente legati al mondo dell’archeologia di fama anche internazionale e trasmesso in TV su Raidue, è stato un buon trampolino di lancio per un centro che per secoli ha avuto una vocazione prettamente agricola. Ugento però vanta una lunga e interessante storia: fu un’importante città messapica, il che è confermato, oltre che da documenti, dai numerosi reperti archeologici rinvenuti nella zona, e dalle possenti e lunghe mura (Km. 4,900 per una superficie di ca 175).
Sono state recuperate iscrizioni, tombe con ricchissimi corredi e, nel 1961, è stata rinvenuta una pregevole statua bronzea (Zeus saettante) raffigurante una figura virile nuda, risalente alla fine del VI secolo a.C., l’ormai famoso Poseìdon, che costituisce uno dei pezzi di maggior prestigio del Museo Nazionale di Taranto.
In primo tempo alleata con Roma, ne divenne poi nemica, al fianco di Cartagine. Il suo porto, l’approdo dì Marina di Torre San Giovanni (resti dell’antico impianto portuale risalente al IV-III secolo a.C.), fu così utilizzato dalla flotta di Annibale; in tale località sono venute alla luce numerose tombe di militi cartaginesi. Dopo la sconfitta di questi ultimi, Ugento fu romanizzata, e nell’82 a.C. divenne municipium.
Nel Medio Evo fu sede di Contea.
La Cattedrale, con l’elegante facciata neoclassica (seconda metà dell’800), fu rifatta nel ‘700 su quella che i Turchi avevano distrutto nel 1537; l’interno è ad unica navata; notevoli dipinti del ‘600 e del ‘700 adornano i vari altari barocchi.
Imponente la Torre Campanaria.
Da Largo Duomo, procedendo per via Minturno, si costeggia il Palazzo Vescovile, e si giunge quindi al Castello, che domina l’intero paese; la sua costruzione risalirebbe al X secolo.
Il Museo, sistemato in un antico convento, si trova in via della Zecca; conserva materiali preistorici salentini e numerose iscrizioni e manufatti messapici, testimonianze greche e romane

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