4 tesori poco conosciuti di Roma



Colosseo di Roma

Colosseo – Foto gratuita di www.cepolina.com

Roma può raccontarvi della sua storia millenaria semplicemente attraverso una passeggiata per le sue strade: a seconda della vostra posizione, potrete ammirare la Roma dei Re o quella dei Consoli, la Roma Imperiale e quella sede del papato, ed ancora la Roma Rinascimentale o quella più moderna e contemporanea.

Esplorarla senza aver prima stilato una pianificazione del proprio percorso e di un itinerario da seguire significa correre il rischio di una visita dispersiva e approssimativa.
Un punto fermo dal quale non si può prescindere nell’organizzazione di un viaggio nella Capitale è la scelta della posizione dove soggiornare, che deve essere quanto più centrale ed al tempo stesso nelle vicinanze di una delle 52 fermate di metropolitana che attraversano la città ed hanno un ovvio punto di interscambio nella fermata Termini, da cui si diramano 4 direttrici in direzioni diverse.

Dal momento che sarete lì per ammirare la città e non certo per restare circoscritti in una struttura ricettiva, la soluzione migliore anche come rapporto qualità/prezzo è quella di un bed and breakfast: del resto, prevedete di restare fuori quasi tutta la giornata, per cui avrete bisogno solo di un letto confortevole dove dormire, di un ambiente accogliente e di una buona prima colazione!
Aggiungete poi che un b&b è quasi sempre gestito in maniera molto amichevole da residenti della città, i quali mettono a disposizione degli ospiti la loro cortesia ma anche tanti “trucchetti” speciali.

Nulla di losco, ci mancherebbe… ci riferiamo solo a consigli inediti sui luoghi da visitare, aneddoti sconosciuti ai più, piccole dritte per scoprire degli aspetti della Città Eterna che solo un romano DOC può conoscere.

Roma Piazza Pasquino

Statua in Piazza Pasquino – Foto di B&B Sam Rooms

Proprio con questo sistema abbiamo scoperto un graffito nella basilica di San Clemente, risalente al secolo XI, in cui vengono narrate quasi come in un moderno fumetto le storie di Sant’Alessio e del patrizio Sisinnio. Molto probabilmente il graffito contiene la prima parolaccia in italiano (seppur ancora mescolato con il latino) mai scritta su un muro, e non vi nascondiamo il nostro divertimento quando il gestore del b&b ci ha raccontato la storia in termini un po’ coloriti!
E non poteva essere che la stessa persona, un cordialissimo “romanaccio” verace a spiegarci cosa fossero le “pasquinate”, a conti fatti la voce del popolo.
Messaggi irriverenti e satirici venivano infatti affissi fin dal 1600 sulle statue presenti in Piazza Pasquino, statue che hanno nel tempo guadagnato l’epiteto di “parlanti”; tutte le invettive del popolo che si sentiva vessato dai potenti trovavano questa valvola di sfogo per il suo malumore, abitudine questa in verità mal sopportata ai piani alti, dai quali infatti nel 1700 partì l’ordine di piantonare la piazza per tutta la notte.
Le statue tornarono a “parlare” per esprimere il dissenso popolare nel 1938, in occasione della visita di Hitler a Roma, ed ancora oggi le pasquinate continuano a farsi sentire in forma di versi a volte insolenti.

Quanto vi abbiamo raccontato sta a testimoniare che Roma può essere tutto fuorché banale: visitarla non significa solo il tradizionale getto della moneta nella Fontana di Trevi o passeggiare ammirando le mura del Colosseo in prossimità dei Fori Imperiali, ma ad un viaggiatore attento ed intraprendente può riservare infiniti altri spunti.

Roma Teatro Marcello

Il Teatro Marcello di Roma – Foto concessa da Sam Rooms

Soffermandosi ad esempio sul tema del Colosseo… sapevate che ne esiste a Roma una sua versione in miniatura? Il Teatro di Marcello è uno dei più preziosi beni archeologici e culturali di tutta la città perché si tratta dell’unico teatro di epoca antica rimasto ancora in piedi, e visto dall’esterno ricorda in maniera palese proprio il più famoso Anfiteatro Flavio, del quale è addirittura più antico di quasi un secolo e per la cui progettazione ha fatto da modello ispirativo.
La differenza sostanziale, se si eccettuano le dimensioni, sta nella pianta: semicircolare per il teatro, situato in Campo Marzio, tonda per il Colosseo. Ritroviamo una cavea esterna simile, realizzata in travertino, che poteva ospitare all’epoca circa 15.000 spettatori.

Per il resto, chi lo scorgesse tra un edificio e l’altro durante una passeggiata nel Ghetto di Roma potrebbe pensare ad un deja-vu!

Il Teatro è ad oggi visibile solo dall’esterno, ma apre periodicamente ogni estate per la manifestazione musicale “I concerti del tempietto”.

Portico di Ottavia

Portico di Ottavia – Foto concessa da Sam Rooms

Senza poi allontanarsi troppo, proprio a ridosso del Teatro possiamo scoprire un’altra storia affascinante, quella legata al Portico di Ottavia ed alla adiacente facciata della Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria.
Tale Portico è l’ultimo rimasto in piedi tra quelli che all’epoca delimitavano la Piazza del Circo Flaminio.

A partire dal medioevo, nella zona antistante il Portico si teneva il mercato del pesce, con un’assegnazione delle quote migliori del pescato a dir poco folkloristica: le famiglie più importanti avevano infatti diritto alla parte migliore di tutti i pesci più lunghi di una apposita lastra in marmo, ancora oggi visibile sulle mura del portico.
Tale parte migliore partiva dalla testa fino alle prime pinne, come recita l’iscrizione latina ancor oggi ben visibile: del resto, si trattava del ingrediente più prezioso per la prelibata zuppa di pesce, pene severe erano previste per chi avesse trasgredito questa regola il cui privilegio venne abolito solo nel 1798.

Porta del Ghetto di Roma

Porta del Ghetto di Roma – Foto concessa da Sam Rooms

Prima di restare in tema alimentare, dal momento che la nostra passeggiata ci ha guidati proprio tra le strade del Ghetto, vogliamo compiere una breve digressione storica raccontandone le origini e l’evoluzione. Esso sorse spontaneamente intorno al Portico e venne ufficialmente delimitato nel 1555 da parte di papa Paolo IV Carafa, che con la sua bolla papale decretò erezione di un muro a costituire il serraglio degli ebrei delimitato anche dal Tevere e dal Portico d’Ottavia appena descritto.
Sostanzioso fu l’impoverimento della comunità ebraica, che confinata nel quartiere subì un inevitabile degrado al pari di quello dell’ambiente circostante.
Le mura vennero definitivamente abbattute solo nel 1848, ed anche se negli anni gli ebrei romani hanno scelto di abitare anche altre zone e quartieri della città, il Ghetto resta loro punto di riferimento privilegiato per la vita di tutti i giorni ma soprattutto in occasione delle festività religiose sotto molti punti di vista – non ultimo l’aspetto culturale e quello aggregativo.

Ritornando come detto sul tema degli alimenti, non possiamo a questo punto tralasciare il filone giudaico della cucina romana, fatto di tante commistioni anche ingegnose e molto apprezzato dalla Roma più “intellettuale”.

Si tratta di ricette tradizionali ed antichissime, che traggono come ovvio ispirazione dalla cucina koscher e che prevedono una articolata elaborazione che sa trasformare anche ingredienti poveri in piatti prelibati, ammantati anche di una certa solennità per tutti i valori che la religione ebraica connette al cibo ed all’osservanza di dettagliate norme in cucina.

Sono numerosissimi i ristoranti nel ghetto pronti a servire pietanze tradizionali e secolari, ed in tutti si scoprono sapori orientali che esaltano una cucina fondamentalmente mediterranea e molto semplice.

Per scoprire questi particolari aspetti di Roma ci è bastato essere un minimo intraprendenti, ed affidarci alla nostra curiosità ed a piccoli indizi ricevuti dalle persone giuste: abbiamo così compiuto una passeggiata meno tradizionale del solito, all’insegna di una voglia di scoprire aspetti nascosti o dimenticati dell’incantevole Città Eterna.

Ringraziamo Christian Imparato per questo Guest post.