Catania e Sant’Agata: un connubio fortissimo

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Può una città identificarsi con un’immagine? Certo che sì. Di solito in Italia luoghi di queste identificazioni sono cupole,  santi, eroi, personaggi televisivi, squadre di calcio.

Catania in Sicilia da secoli e secoli si identifica con una donna. Una donna antica come antica è la città edificata sotto l’Etna, il vulcano-madre generatore di  terre strappate al mare in una titanica lotta di elementi primari risoltasi in un equilibrio sempre precario che coincide col carattere dei catanesi.

A Catania  Sant’Agata è l’epifania del carattere catanese espresso con una sincerità disarmante nelle varietà delle sue espressioni inqualificabili per la moltitudine di tendenze e sentimenti messi in ballo in un’unica grande parata religiosa che monopolizza la città per tre giorni e tre notti dal 3 al 6 febbraio.

Agata, la buona. Agata la bella (nella lingua degli antichi greci i termini sostanzialmente coincidono) viene portata lungo le strade tortuose di Catania sopra un fercolo trainato da migliaia di devoti e devote. Una tradizione viva anzi vivissima con momenti di intensità unica.

La leggenda di Sant’Agata

La leggenda di Sant’Agata risale al III secolo dopo Cristo, piena epoca dei Flavii, imperatori romani i quali amministravano la Sicilia per mezzo di governatori.

Uno di questi, Quinziano, si invaghì di lei, la Santuzza, e non accettò di essere rifiutato e le fece infliggere ogni genere di martirio fin tanto che non fu defunta ma poi, come nelle più belle favole, Agata risorse alla luce e inaugurò un sodalizio bimillenario con Catania, la sua città baciata dal sole e dal mare.

Molte città (tra cui Gallipoli e Galatina) in Italia e all’estero, sono unite da secoli sotto la stessa protezione della santa che si ribellò alle volontà del proconsole Quinziano, il quale chiedeva, in ragione dell’editto di Decio, a tutti i catanesi di abiurare la loro fede cristiana.

Tra questi ci fu Agata, della quale lo stesso proconsole si innamorò, vista la sua procacità e la sua bellezza. Ma Agata non cedette e per questo fu condannata al martirio, all’asportazione delle sue mammelle (la reliquia è conservata a Galatina). Morì il 5 febbraio del 251, dopo altre atroci torture.

Sant’Agata e Il carnevale catanese

Può una festa religiosa coincidere con una profana?

Claro che sì!

A Catania avviene così da due millenni circa quando per la città scocca l’ora dell’evento più importante dell’anno: la festa di Sant’Agata, il 5 di febbraio, data del suo martirio contemplata nel martirologio cristiano ma in molti anni coincidente col Carnevale ma da sempre autentica celebrazione orgiastica in cui i caratteri della pietas pagana sono più che evidenti.

candelore nelle processione di sant'agata Nei giorni immediatamente precedenti la festa, all’incirca dalla fine di Gennaio, cominciano a circolare per le strade di Catania le “cannarole”, cerei barocchi di svariati quintali portati a braccia da nerboruti energumeni accuratamente scelti dalle corporazioni dei mestieri cui fa capo ciascuno dei 12 cerei votivi: cos’altro sono se non una reminiscenza delle antiche processioni falliche propiziatorie  in un periodo dell’anno solare che già prelude alla germinazione delle messi?

In ciascuno di questi cerei sono istoriati brani della vita e del martirio di Agata, dalle 6 alle 12 persone le issano in spalla facendole ondeggiare con la caratteristica “annacata” (dondolio) a suono di musiche improvvisate da orchestre di pezzenti sovente remunerate in vino e derrate.

Autentico tripudio di sicilianità a Catania, tra gennaio e febbraio per Sant’Agata.

 

Nella città siciliana la prima giornata si sviluppa in tre momenti: la lunga e solenne processione del mezzogiorno per l’Offerta della cera, a cui partecipano le più alte autorità cittadine civili, religiose e militari cun i gonfaloni del Comune, della Provincia e dell’Università.

Dalla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace alla Basilica Cattedrale la processione “taglia” due ali di folla incredibile. Chiudono le undici candelore, espressioni delle corporazioni dei mestieri cittadine, e le due carrozze del Senato catanese, una berlina settecentesca, seguita da una più , piccola, ospita gli amministratori comunali, il “Senato” di una volta, formato dal patrizio (il sindaco) e dai giurati (assessori).

Nel pomeriggio alle 15 il trofeo podistico internazionale Sant’Agata con i campioni del cross mondiale tra strade antiche e moderne del centro. Infine la sera, dopo le 20 il grandioso spettacolo di fuochi artificiali in piazza Duomo.

Pare che  la festa di Sant’Agata di Catania sia «la terza al mondo nella cristianità per partecipazione popolare».

Dettagli vince ferrara