Il collegio di Oliena (vicino Nuoro)



olienaAd Oliena (Nuoro) la presenza gesuitica segna un momento alto di evangelizzazione e di formazione umana. La lucida intuizione del sacerdote olianese Giovanni Angelo Solinas, secondo cui la cultura e l’istruzione sono l’elemento primo per il riscatto delle zone interne della Sardegna, consentì poi l’avvio della fondazione di un collegio per gli studi primari e universitari.

Egli fu illustre benefattore, disponendo dei suoi averi perché i Gesuiti giungessero in Oliena e vi si stabilissero.

Il 17 dicembre 1644 il sacerdote olianese firmava l’atto di cessione dei suoi beni.

Prendeva così corpo l’idea del collegio, che, pur tra numerose difficoltà, fu edificato e la scuola aperta e resa operante dai Gesuiti.

Negli anni di permanenza dei Gesuiti, Oliena fu faro di fede diffusa e operante, di onesta laboriosità, di cultura, di esempio nella cura dei campi.

Caratteristiche vive e presenti ancora oggi nel paese di 8 mila abitanti, adagiato alle pendici del Monte Corrasi e sviluppatosi attorno all’antico collegio e alla chiesa primaziale dedicata a Sant’Ignazio di Loyola.

Tutt’intorno, viti e olivi. Un paesaggio atrofizzato ma suggestivo, che conserva intatto il fascino della terra di Barbagia. Il lavoro dei Gesuiti e dei collaboratori laici produsse frutti non solo per Oliena ma anche per i paesi vicini.

Numerosi giovani furono avviati agli studi, molti si trasferirono poi a Cagliari per completarli.

Fra questi l’olianese Giovanni Antonio Solinas, missionario gesuita morto per la fede nella regione del Chaco, nella valle dello Zenta, in Argentina.

Figura esemplare la cui eroicità è documentata e il cui martirio, con quello di 18 cristiani laici e del confratello Pedro Ortiz de Zarate, attende il riconoscimento ufficiale.

In un’ala dell’antico collegio oggi ha sede la parrocchia. Negli ultimi anni l’intero complesso è stato restaurato e riportato al suo antico splendore.

Apparteneva all’Ordine dei Gesuiti pure il secentesco “palazzo dei laici ancora sormontato dallo stemma dei gesuiti, nelle cui stanze, dalla volta a botte incrociata, venivano alloggiati gli studenti ed i loro familiari, quando dai paesi vicini venivano a trovarli.

Nel piano terreno, adibito a magazzini, i frati avevano installato perfino un frantoio.

Intorno alla costruzione vi era un grande giardino ricco di agrumi e di svariati alberi da frutto, fino ad allora sconosciuti nella zona.