Come sono nate le “maschere”

Mancano poche ore ormai alla fine del Carnevale 2013. La tradizione di travestirsi in questo periodo è molto antica. Vediamo di capire come è perchè è nata. L’ abitudine di travestirsi è molto antica. Con il viso coperto da una mascherina, forse, si potevano dire e fare cose che in altre occasioni non si avrebbe avuto il coraggio di dire e fare. Forse non tutti sanno che le maschere tradizionali come Arlecchino, Brighella, Pantalone e Colombina sono nate nel teatro.

Intorno alla metà del Cinquecento, infatti, in alternativa alle opere teatrali scritte dai letterati, gli attori iniziarono un processo di reazione, sostituendosi agli autori nella stesura della trama delle commedie. Diventarono, cioè, autori e attori al tempo stesso. Questo nuovo tipo di teatro prese il nome di “commedia dell’arte”, perché per la prima volta era recitata da attori di mestiere.

In questo tipo di commedie la recitazione era “a soggetto”, cioè improvvisata su una trama appena accennata. La commedia dell’arte ebbe subito un enorme successo, dovuto soprattutto all’introduzione delle maschere.

Gli attori si specializzarono in determinati “tipi” (l’egoista, l’ignorante, il servo, l’innamorato), che presero appunto il nome di “maschere”, anche se non tutti si coprivano il volto con le maschere vere e proprie.

Ogni bravo attore comico diede vita a una maschera e quasi ogni città italiana ne ebbe una. Bergamo, per esempio, è la patria di Arlecchino e Brighella, mentre quando si dice Napoli si dice Pulcinella.

Col passarte del tempo l’arte di travestirsi è scesa in piazza, fuori dai teatri e dai luoghi di spettacolo, diventando così un vero fatto di “costume” popolare.