Pulcinella, la maschera di Napoli



Pulcinella è la maschera di Napoli. È un servitore come Arlecchino, ma il suo carattere ha sfumature molto contrastanti: furbo, coraggioso oppure vigliacco, gesticola tantissimo, porta un camice bianco stretto da una cintura, una maschera nera che fa risaltare il suo naso particolare e le rughe del volto. Canta dolcemente e affronta la vita con allegria, senza prendersela troppo. Il suo ideale era il dolce far niente e il potersi rimpinzare di maccheroni. È stato l’unico zani (caricatura del povero contadino) italiano a mantenere l’originario costume bianco. Sulla faccia aveva una maschera nera dal naso adunco e dal mento sporgente verso l’alto.

Altri servi nati nella commedia dell’arte, come varianti di Brighella e Arlecchino, furono Gradellino, il cui nome deriva dalla “graticola”, per la sua abitudine di frequentare la cucina; Mezzettino, che, pur essendo furbo e intrigante, era pauroso e sempre pronto a tagliare la corda; Traccagnino, piccolo e tracagnotto; e poi ancora Francatrippa, Fritteìlino, Scapino, Pedrolino e Trappolino.

Tornando a Pulcinella si può dire che più che una maschera egli e un vero e proprio personaggio di teatro. A lui sono state dedicate commedie, drammi e canzoni che lo vedono protagonista.

Quello suo fare goliardico, ma anche raffinato, la sua parlata da ignorante, ma anche colta, lo hanno contraddistinto da sempre. La poliedricità dunque è alla base del suo successo. Successo che dura ormai da secoli.