Arlecchino e Bergamo



Da qualche giorno si è entrati nel periodo del “Carne-vale”. Cominciamo ad occuparci delle maschere tipiche della tradizione carnascialesca italiana e delle città in cui sono nate. Anche in rispetto dell’ordine alfabetico parliamo di Arlecchino.Arlecchino è la maschera italiana più popolare fin dai tempi della commedia dell’arte, che con la sua vitalità conquista il pubblico di mezzo mondo. Arlecchino è un bergamasco, anche se talvolta, complice Goldoni e il suo Arlecchino, servitore di due padroni, lo sentiamo parlare in veneziano. Bergamo quindi è la città legata a tale maschera ma anche a tanti altri illustri personaggi.

Altrettanto bergamasco infatti, sebbene mai nessuno abbia osato ridere di lui e delle sue gesta, è Bartolomeo Colleoni, il condottiero di ventura che ha voluto essere sepolto nel cuore della città insieme con la figlia. Secoli dopo, altri suoi coraggiosi concittadini fecero il Risorgimento: tra i garibaldini della spedizione dei Mille, ben 180 erano nati qui.

Non c’è solo il “mestiere delle armi” – per riprendere il titolo che un altro bergamasco, Ermanno Olmi, ha dato ad suo film – nel Dna dei bergamaschi. La musica è ben rappresentata da un altro illuistre figlio di questa terra, Gaetano Donizetti, che a Bergamo nacque e morì, dopo aver regalato al mondo oltre settanta opere. Quanto alla scultura, ricordiamo il nostro contemporaneo Giacomo Manzù.

Ha molte facce, dunque, Bergamo, ed è anche nettamente divisa in due: la città alta, racchiusa sulla collina entro le mura veneziane, con stradine, piazze e palazzi medievali e rinascimentali, e la città bassa, meno antica.

È d’obbligo cominciare la visita da piazza Vecchia. A dividerla da piazza del Duomo, il Palazzo della Ragione (una curiosità: sotto i portici si nota una linea in pietra bianca incastonata nel selciato. Che cos’è? Parte integrante della meridiana del 1798). Dovremmo essere appunto alla fine del Settecento, visto che il monumento più recente in piazza è la fontana, fatta costruire dal podestà Alvise Contarini nel 1780. Attraverso i portici del Palazzo della Ragione, raggiungiamo piazza del Duomo.

Dove ciò che colpisce di più la mente e la fantasia non è il Duomo, ma la basilica di Santa Maria Maggiore e soprattutto la Cappella Colleoni, la cui facciata è una trina leggera di statue e colonnine, tutta giocata sulle tonalità rosate.

È un autentico capolavoro del rinascimento lombardo, firmato nel 1476 dall’architetto Giovanni Antonio Amadeo, lo stesso cui si deve la Certosa di Pavia. È invece di Giovanni da Campione l’elegante pròtiro in marmo che precede il portone d’accesso a Santa Maria Maggiore.

Giriamo pigramente per le stradine medievali, andando alla scoperta di scorci panoramici, piccoli gioielli architettonici e negozietti, poi scendiamo. A metà strada tra la città alta e la città bassa, quasi non volesse decidere da che parte stare, c’è la Pinacoteca dell’Accademia Carrara. Fondata nel 1796 dal conte Giacomo Carrara, è una delle più importanti d’Italia, con dipinti di Pisanello, Mantegna, Botticelli, Bellini, Raffaello, Tiziano, Tiepolo, Canaletto, Lorenzo Lotto.

Lorenzo Lotto, nato a Venezia nel 1480, visse per dodici anni a Bergamo, nel pieno della maturità (dal 1513 al 1525). Profondamente religioso, lasciò molte tracce di sé nelle chiese della città e dei dintorni.

Nella seicentesca chiesa di San Bartolomeo è conservata la pala di Santo Stefano, un’altra – bellissima – è la pala di San Bernardino in Pignolo, dove è raffigurata una giovanissima Madonna col Bambino (uno dei soggetti che preferiva) tra i santi Bernardino, Giuseppe, Giovanni Battista e Antonio abate.

Nello stesso anno, il 1521, in una chiesa poco lontana, Lorenzo Lotto esegue un’altra pala, di impostazione molto simile: è la pala di Santo Spirito.
Lorenzo Lotto è artista prolifico, che lascia sue creature anche nei dintorni di Bergamo: vedi gli affreschi dell’oratorio Suardi a Trescore, il paese dove da piccolo ha studiato il beato papa Giovanni XXIII.
Tante e tante altre sono le bellezze storiche e artistiche da visitare a Bergamo, ma lasciamo ai visitatori la voglia e la curiosità di andarli a scoprire.