A Feltre c’è il Museo dei sogni



A Feltre, in provincia di Belluno, c’è un museo particolare sin dal nome: Museo dei sogni, della memoria, coscienza e presepi. Nei diversi periodi dell’anno viene scelto, per momenti di ritiro, da singoli, credenti e non, da associazioni, gruppi parrocchiali, classi scolastiche, seminaristi, catechisti, religiosi, vescovi, educatori. Duecentomila persone solo negli ultimi cinque anni.

Tra le vetrine delle sale museali ci si imbatte nella terra della tomba di Abramo Lincoln, nella maschera usata in alcuni concerti da Fabrizio De Andrè, in un seggio utilizzato durante il Concilio Vaticano II, in un frammento della scuola di don Lorenzo Milani a Barbiana. E poi via tra ricordi di tutti i luoghi e di diverse epoche: monte Toc (Vajont), Lourdes, piazza San Pietro a Roma sul punto dell’attentato a papa Giovanni Paolo II, Qumran.

C’è un frammento di tegola bombardata a Hiroshima, regalo del nipponico Museo commemorativo della Pace, unico esemplare fuori Giappone insieme con un altro conservato al Palazzo di Vetro dell’Orni. All’esterno un vecchio carro merci in legno, usato per le deportazioni nei campi di concentramento nazisti. Il Museo nasce dall’idea che l’umanità, pur divisa in realtà geografiche e contingenti assolutamente diverse, condivide lo stesso destino. Ciò che succede nei Paesi del mondo tocca tutti noi.

Nelle sale di questo museo si tocca e ci si fa toccare dalla testimonianza unita di Yasser Arafat e di Yitzhak Rabin, di Nelson Mandela, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, san Giovanni Bosco, don Orione, santa Faustina Kowalska, Antonio Rosmini, fratel Carlo Carretto, Aldo Moro, Alessandro Manzoni, don Andrea Santoro, Giuseppe Verdi, monsignor Oscar Romero.

Testimonianze che si generano per contagio e creano una coscienza plurale.
Nel 1998, in occasione del cinquantesimo compleanno della Comunità Villa San Francesco, che gestisce il museo, i ragazzi in difficoltà ospiti della Villa, si soffermarono a riflettere sul tema della famiglia, a partire da quella di Nazaret. Nacque in questo modo la prima rassegna mondiale dei presepi. Giunsero rappresentazioni della Natività da 152 O nazioni.

Erano di tanti tipi e materiali e questo fu il primo nucleo del Museo. Oggi il Museo si compone della collezione di presepi, 2 mila rappresentazioni della Natività provenienti da 152 Paesi del mondo, inserita nel Guinness dei primati; custodisce oltre 700 simboli a ricordo di personalità e avvenimenti di alto rilievo storico e umano, le terre dei 198 Paesi del mondo, acque di quasi 700 laghi, mari, fiumi di tutti i continenti e centinaia di segni di luce donati dalle maggiori capitali.

Lo scopo è quello di far conoscere vite, storie, esperienze significative, per trame consapevolezza ed esempio. È stato dichiarato dalla Regione Veneto sito di interesse nazionale, ha ricevuto il patrocinio dell’Unesco e ha ottenuto la medaglia per il valore dal Presidente della Repubblica.