Cosa visitare a Taranto, la città dei mari e di un castello

Cosa visitare a Taranto, la città dei mari e di un castello


Taranto non solo ILVA ma anche cultura

Cosa visitare a Taranto, la città dei mari e di un castello? Da qualche tempo le radio, le TV e i giornali si occupano di Taranto e soprattutto della vicenda Ilva. Tuttavia Taranto non è solo industria e inquinamento che causa morte e dolore. Taranto è soprattutto una città d’arte, di storia e tradizioni. Proviamo a farla conoscere un po’ meglio.

Le origini della città dei due mari

Panorama canale navigabile di Taranto

Panorama canale navigabile di Taranto – foto di legabbiedelcuore

Taranto è chiamata la città dei due mari, anche se in realtà il mare su cui sorge è solo uno: lo Ionio. Taranto fu fondata verso il 700 a.C. da alcuni coloni provenienti da Sparta giunti sul sito di un insediamento miceneo del XIV secolo.
La città vecchia sorge sull’isola compresa tra i canali di comunicazione: il ‘Mare Grande’ e il ‘Mare Piccolo’; proprio qui venne fondato nel VI secolo a.C. dai Greci il primo nucleo dell’antica Taras. Le mura di cinta ad oriente della città nuova, databili alla metà del V secolo a.C.,  sono formate da una doppia cortina di blocchi di tufo locale e molteplici muretti trasversali, i quali venivano riempiti di pietre e terra per aumentarne la resistenza.

Il Duomo e il Castello Aragonese

Un altro gioiello della città è il Duomo, dedicato a San Cataldo, la cui costruzione è databile intorno all’anno Mille. Più volte rimaneggiato, negli ultimi anni è stato riportato alle semplici forme originarie. Attualmente solo la facciata dell’edificio mantiene le originarie caratteristiche barocche dategli da interventi dell’inizio del Settecento.

Simbolo della città ionica è il castello Aragonese, risalente al periodo della presa di Costantinopoli. Era originariamente dotato di quattro torrioni denominati dell’Annunziala, della Bandiera, di San Lorenzo, di San Cristoforo. Successivamente fu incorporata la torre di Sant’Angelo, quindi fu armato per opera di Tommaso Barone. I lavori terminarono nel 1492.

La Chiesa di S. Domenico Maggiore

Risale al Medioevo invece la splendida chiesa di San Domenico Maggiore che si erge in via del Duomo. Sorta alla fine dell’XI secolo, venne ricostruita nel 1302 e rimaneggiata agli inizi del Quattrocento. L’edificio è una costruzione a pianta basilicale ad aula unica sormontata da splendide capriate. Molto particolare è la sua nuda cassa muraria aperta sui fianchi da particolari monofore strette e allungate.

La facciata della chiesa, appartenente alla primitiva costruzione e che conserva un grandioso portale ogivale con baldacchino, è preceduta da un’alta duplice e singolare scalinata barocca. E poi c’è il Museo archeologico, che raccoglie e custodisce migliaia di pezzi provenienti da scavi, donazioni o collezioni private. Fu istituito nel 1887.

Taranto offre ai turisti anche spettacolari paesaggi marini e costieri, basta solo spostarsi di qualche chilometro per ammirare le bellezze di Metaponto.

Taranto tra rito e tradizione

Se siete nelle vicinanze di questa sorprendente cittadina, non potete fare a meno di restare incuriositi e stupefatti dalle sfaccettature delle sue antiche tradizioni e dei suoi riti.

I riti della Settimana Santa sono profondamente radicati nella cultura tarantina e i tarantini ci sono molto legati. Tra processioni e marce funebri, questi riti possono durare anche 15 ore l’uno, senza perdere il loro fascino.

Ma parlando di Taranto, non si può non pensare all’assonanza etimologica tra il nome della città e quello del ragno velenoso, la taranta.

Anche questo ballo, la taranta, poteva durare giorni, ovvero fino a quando la “tarantata”, non crollava esausta. La musica, la danza, il canto,venivano integrate in un rito di liberazione dal male.

Dettaglio tamburello

Dettaglio tamburello-foto di 324082

Personaggi illustri tarantini: Giovanni Paisiello

Paisiello al clavicordo

Paisiello al clavicordo (Elisabeth Vigée-Le Brun, 1791) – Wikipedia

La provincia pugliese, vanta inoltre personaggi famosi quali il musicista Niccolò Piccinni, il “il padre della lingua latina” Ennio Quinto,il maestro traduttore Andronico Livio e il musicista Giovanni Paisiello. Quest’ultimo nato a Taranto nel 1740, studiò al Conservatorio di Napoli dove per la sua bravura divenne “mastricello”, cioè maestro supplente. Cominciò così la sua attività di compositore con brani di musica sacra. Dopo un breve periodo di successo a Napoli, a Bologna e a Modena, venne chiamato a Pietroburgo nel 1776 dall’Imperatrice Caterina di Russia.

“Barbiere di Siviglia”

Nei nove anni trascorsi in Russia, il Paisiello ebbe grandi onori e ricchezze, scrivendo una dozzina di opere tra cui “La serva padrona” e il “Barbiere di Siviglia”. Da non confondere però con l’omonima opera di Gioacchino Rossini. Rossini infatti compose la sua opera più tardi, chiedendone anzi anche il permesso a Paisiello.

Paisiello, tornato in patria dalla Russia nel 1784, ebbe la nomina di maestro di camera presso la Corte dei Borboni, a Napoli. In questo periodo apparve il suo capolavoro “Nina pazza per amore”

Quest’opera è un gioiello di squisita fattura, e lucente di poesia in cui il grande Tarantino trasfuse la sua vena più preziosa e tutto il suo sentimento melodico. Nel periodo che seguì alla Rivoluzione Francese, il Paisiello cadde in mano ai Borboni, ma ebbe l’aiuto di Napoleone, che amava la sua musica, e che lo chiamò a Parigi come direttore dell’orchestra imperiale. Tornato a Napoli sotto il Regno di Gioacchino Murat, poté riprendere il suo posto.

Il successo finale

Continuò così la sua fecondissima attività di compositore d’opere (ne scrisse un centinaio) e di sinfonie, di concerti, di quartetti e di musica religiosa. Erano da poco tornati i Borboni, 1815, quando morì, il 5 giugno 1816 a ben 76 anni. Quella sera stessa si doveva rappresentare al Teatro San Carlo di Napoli la “Nina pazza per amore”. La triste notizia non sospese affatto l’esecuzione: nel Teatro, gremito di Napoletani e presenti il Re e la Corte, le melodie della Nina echeggiarono.

Molto altro è nascosto nelle segrete del castello di questa cittadina, leggende, tradizioni, musica, balli, riti e tanta cultura, tutto da scoprire.

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