Fòcara di Novoli e “cennareddhe”: inizia così il Carnevale nel Salento

Fòcara di Novoli e “cennareddhe”: inizia così il Carnevale nel Salento

A Novoli, in provincia di Lecce, si rinnova di anno in anno un’antichissima tradizione nella notte tra il 16 e il 17 gennaio: l’accensione della Focara.

Il bello di questa festa, tra le altre cose, è che “prolunga” le feste natalizie quando negli altri paesi tutto si conclude con l’Epifania: dal 6 gennaio, infatti,  inizia  la costruzione del falò, alto circa 25 metri per un diametro di 20.

Si tratta di un grande falò, che nato come commemorazione per Sant’Antonio Abate, padre del monachesimo cristiano, vissuto nel IV secolo dopo Cristo, si è poi trasformato in un momento di festa attorno al fuoco, visto anche il periodo dell’anno, alquanto freddo.

Oggi è dunque più una festa popolare che un rito legato al Santo.

A Novoli sono molti in questi ultimi tempi a far pressione affinché la “Focara” sia riconosciuta come “Bene immateriale intangibile dell’UNESCO”. In testa sindaco, Pro Loco e comitato Festa Patronale. E’ una rivendicazione giusta, visto che il grande falò è diventato il simbolo stesso della cittadina leccese.

Migliaia di persone accorrono in piazza per assistere allo spettacolo dell’accensione del “monte” di fuoco, formato da decine di migliaia di fascine di tralci di vite, che superano l’altezza ed il diametro di venti metri.

La sua accensione trasmette emozioni forti a chi assiste allo spettacolo.

C’è chi vede in questo anche il soddisfacimento di un bisogno di “bruciare” tutto ciò che di brutto c’è stato nella propria vita, una vera e propria purificazione.

D’altronde Sant’Antonio Abate, detto anche “del fuoco”, si narra che fosse persino sceso all’inferno a combattere contro il fuoco per salvare le anime che a lui ricorrevano chiedendo aiuto.

Sant’Antonio Abate, è conosciuto anche come Santo del porcello, o più esattamente degli animali. Secondo la cultura popolare, infatti, il santo proteggeva tutti gli animali domestici, da cortile e da stalla.
L’iconografia ce lo mostra rappresentato con un maiale accanto ed in mano un lungo bastone in cima al quale vi è un campanello – come richiamo per gli animali – , nell’altra ha un libro su cui è dipinto il fuoco.

A Novoli la devozione verso Sant’Antonio Abate risale a tempi antichissimi ed ebbe carattere ufficiale il 28 gennaio 1664, giorno in cui il vescovo di Lecce, Mons. Luigi Pappacoda (1639-1670), dichiarò S. Antonio Abate protettore della comunità novolese. Solo però nel 1737 gli organi ufficiali della Chiesa diedero la definitiva approvazione affinché il Santo divenisse l’unico protettore della cittadina e il 17 gennaio fosse il giorno della sua commemorazione.

Focara di Novoli

Focara di Novoli – By Paride81 , CC BY 3.0

La Fòcara di Novoli

La focara è un enorme falò alto fino a 20 metri e con un diametro di 18/20 metri, fatto di fascine di tralci di vite recuperati dalla rimonda di vigneti di cui Novoli è circondata.

La prima focara, secondo alcune fonti, è attestata nel 1905. La festa, che richiama visitatori e pellegrini da ogni parte della provincia, ha origine molto antiche. Probabilmente già all’epoca dei bizantini la festa era conosciuta e praticata. Tra l’altro, la devozione a S.Antonio Abate è tipicamente bizantina.

La tradizione vuole che la raccolta della legna secca inizi il 17 dicembre, che la focara si comincia a fabbricare il primo giorno della Novena – il 7 gennaio – per terminarla entro mezzogiorno della vigilia, ovvero del 16.

Quindi i festeggiamenti religiosi iniziano il 7 gennaio, con il Novenario, per terminare il 18 gennaio, con la festa di tutti i cittadini (festa te li paisani).   Per 11 giorni gli esperti di Novoli innalzano il cono del falò, fino al giorno fatidico, il 17 gennaio, quando  in piazza Schipa, il fuoco viene acceso.

La bellezza della focara non è descrivibile a parole: immaginate solo le fiamme alte nel cielo che si vedono da chilometri.

Importante: la “focara” non è una semplice ammucchiata di tralci o legno secco raccolto qua e là, ma si tratta di una vera opere d’arte, fatta con tralci di vite secchi sapientemente lavorati e messi insiemecon tecniche antichissime, in modo da apparire un monoblocco, una sorta di monolite che si erge per infiammarsi e dar vita a una lingua di fuoco davvero impressionante.

Un evento quindi da seguire con emozione e…trepidazione.

Ricordiamo inoltre che Novoli merita una visita approfondita, si tratta infatti di un centro ricco di opere d’arte e di interesse storico notevole, tanto da essere segnalato tra le 44 “Destinazioni europee d’eccellenza” nell’ambito del progetto EDEN 2008.

Le giornate più importanti sono sicuramente quelle che concludono i preparativi della festa, ovvero il 16 e 17 gennaio, nei quali si svolgono tutte le manifestazioni e gli spettacoli che oramai sono balzati all’attenzione di tutta la Regione e di gran parte del Sud Italia e che richiamano migliaia di visitatori e pellegrini.

Per conoscere in dettaglio gli appuntamenti, le manifestazioni religiose e civili, si può visitare il sito www.comune.novoli.le.it dove sono riportate anche tutte le annotazioni storiche e culturali della Festa.

La Focara segna anche, per tradizione, l’inizio del Carnevale,  e che in tutto il Salento è particolarmente sentito.

Le “cennareddhe”

Le “cennareddhe” altro non sono che falò, che pur non raggiungendo le dimensioni di quelle citate per Novoli, sono comunque allestiti in tutti i comuni salentini.

A volte si usano persino mobili vecchi che si trovano in casa e che si ha voglia letteralmente di “dare a fuoco”, tanto sono ridotti male che servono solo a fare appunto un bel falò. Così nelle piazze, nei vicoli, sui viali se ne vedono a decine e tutti con l’unico scopo di ricordare a tutti che il Carnevale è alle porte e che il “fuoco” della libertà, del divertimento, del piacere può essere acceso senza limiti, che torneranno invece a moderare il vivere quotidiano in Quaresima, almeno così era nei tempi che furono.

Il Carnevale dunque, tempo di feste e scherzi per eccellenza, è preparato con cura e maestria, nonché con dovizia di particolari, in molte località.

In particolare la città di Gallipoli negli ultimi anni si è distinta per la realizzazione di sfilate carnascialesche degne persino di balzare alla cronaca nazionale, non solo attraverso trasmissioni televisive, ma anche per la lotteria nazionale dedicata proprio al Carnevale.
Figura tipica del Carnevale gallipolino è “lu Tidoru” (che in italiano sarebbe Teodoro), cioè un giovane gallipolino che per festeggiare gli ultimi giorni che precedono la quaresima, si ingozza di ogni ben di Dio, ma soprattutto di polpette di carne e per questo muore affogato. Ne piangono la dipartita amici e parenti (che fanno da contorno alla scena del funerale) e che invitano il pubblico con battute e sberleffi a “piangere” il cadavere di Teodoro (Tidoru).

Altre città salentine si sfidano in questa sorta di competizione per realizzare il carnevale più bello, tra le quali ricordiamo Nardò, Casarano, Muro Leccese, Aradeo e Copertino. In nessuna di esse però esiste una maschera locale, ma solo tanta, ma tanta voglia di divertirsi e di stare allegramente in compagnia.