Friuli Venezia Giulia: San Daniele, grappa, zuppa e tutto ciò che fa buon gusto
Il Friuli Venezia Giulia, una regione di confine, ma anche di grandi tradizioni e di radicati valori italiani. A cominciare dalla gastronomia, dai sapori e dai profumi della cucina molto vicini alla tradizione del Bel Paese. In questa regione tantissimi sono i prodotti originali e unici. C’è il prosciutto di San Daniele dalla forma di un violino, ci sono i “cianzons” che hanno la forma di cappelletti con un ripieno da cui la carne è tassativamente esclusa, ci sono le brovade, rape bianche maturate tra le vinacce in mastelli di legno per oltre tre mesi, ci sono anche i tapinambur, che qui sono chiamati “zartuffi”, tuberi dal lieve sapore di carciofo.
Ma il piatto tradizionale del Friuli è la iota, una squisita zuppa di fagioli, che in origine era un piatto dei poveri, tanto che c’era un detto: “Sempre iota, sempre iota, e mai polenta e latte”. Oggi la bistrattata iota è diventata una vivanda di lusso. Questa zuppa si prepara con fagioli, carne di maiale, farina gialla e crauti e viene servita nei migliori ristoranti friulani.
E poi i liquori..la chiamano “sgnapa”,i Veneti “graspa”, i piemontesi “branda”, i sardi “filu ferru”, dal filo di ferro che segnalava la damigiana nascosta sotto terra. Ovviamente è la grappa, il liquore d’invenzione italiana apprezzato in tutto il mondo.
L’assaggiò il giorno delle sue nozze la regina Elisabetta d’Inghilterra, la lodò in più occasioni il romanziere Hemingway. Una volta la grappa combatteva il freddo, adesso è di moda e la si beve nei salotti sofisticati, non soltanto nelle osterie di montagna. Difficile stabilire quale grappa piace di più. Forse quella friulana, in gran parte ottenuta dalla distillazione di vinacce del tocai, è la più robusta e profumata, frutto naturale di una terra che è aspra e generosa, sempre.