Il “Pupo” di Gallipoli
Ci sono tradizioni che fanno parte del patrimonio storico e culturale di un popolo, e solo di quel popolo. Non si tratta necessariamente di popoli di grandi nazioni o addirittura di continenti, ma anche di piccole realtà locali, di paesi, di comuni di cui la storia d’Italia è particolarmente ricca.Ecco alora che per le feste di Capodanno, di comune in comune appunto, si preparano eventi diversi, ma tutti accumunati dall’unico scopo: scacciar via il vecchio anno e tutte le cose brutte che ci ha lasciato e accogliere nella gioia il nuovo che, come sempre, ci si augura migliore del precedente.
A Gallipoli, in provincia di Lecce, c’è dalla notte dei tempi, un rito particolare che si celebra a mezzanotte del 31 dicembre di ogni anno: lo sparo del “pupo“. Questo altri non è che un fantoccio, riempito di botti, che viene letteralmente incendiato allo scoccare della mezzanotte del nuovo anno. Una volta di questi “pupi”, lavorati con la cartapesta e dipinti con maestria, di diversa fattura e grandezza, se ne vedevano a decine, sparsi in ogni angolo della città.
Oggi, causa i rischi derivanti dall’uso cospicuo di botti e fuochi d’artificio, la loro presenza nelle strade è ridotta e l’amministrazione pubblica rilascia solo un limitato numero di permessi per l’occupazione del suolo pubblico. Lo sparo dei “pupi” resta comunque il momento più atteso soprattutto dai bambini e dai giovanissimi che raccolgono offerte nelle settimane precedenti proprio per realizzarli con le loro mani. Ovviamente con la supervisione di un adulto. Non è quindi difficile imbattersi in un gruppetto di ragazzi che chiede ai passanti una modesta somma per il “pupo” e questo ben prima delle ore 24 del 31 dicembre. E di anno in anno questa tradizione si rinnova, si ripropone. Il pupo più bello è davvero difficile rintracciarlo. Certo è che la capacità dei cartapestai gallipolini, molti dei quali si cimentano anche nell’allestimento dei carri allegorici del Carnevale, è ormai apprezzata in Italia e nel mondo. Il pupo rappresentato nella foto è stato preparato da un gruppo di giovanissimi di via Imperia (Daniele Rizzello, Marco Rizzo, Sergi Achille, Rizzello Leo e Carrozza Matthias), tutti o quasi discendenti da famiglie da sempre impegnate nella lavorazione della cartapesta. Rappresenta un vecchio in pigiama, malato, ormai in fin di vita ( il 2007) che ha nella mano la sveglia bloccata alla mezzanotte, la sua ultima ora! A quell’ora infatti morirà lasciando il posto al nuovo anno che viene, ma che immancabilmente, tra un anno, farà la stessa inesorabile fine. Rito che si ripete dunque, sempre uguale ma sempre diverso, soprattutto sempre atteso con ansia e gioia. Questo è il Capodanno a Gallipoli, Capodanno di spensieratezza e ricco di voglia di ricominciare a sperare, sempre.
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