Venerdì santo e Pasqua a Nicosia

In tutte le città d’Italia, poiccole o grandi, i riti della settimana santa sono una tradizione ormai secolare. In particolare nelle regioni del Sud la venerazione e il ricordo della Passione e Morte di Gesù è vissuta intensamente dalla gran parte della popolazione. Come a Nicosia, in provincia di Enna, dove tra il venerdì santo e la domenica di Pasqua tutta la cittadinanza rivive i fatti più tragici e anche più gioiosi della vita di Gesù, e non mancano momenti di commmozione, ma anche di tensione. Ecco cosa accade in quei giorni.

Il venerdì santo Vengono portati in processione l’Addolorata (opera del gangitano Filippo Quattrocchi) ed il  Padre della Provvidenza, il crocifisso di S. Nicolò, attribuito a fra’ Umile da Petralia (ma probabile scultura secentesca di scuola nicosiana) tra una grandissima folla di fedeli (alcuni scalzi per devozione o voto).

Niente sopravvive oramai degli antichi litigi che caratterizzavano questa festa ai tempi delle rivalità tra S. Maria e S. Nicolò, quando la città era divisa in due ed ogni chiesa portava in processione il proprio crocifisso (Padre della Misericordia a S. Maria, Padre della Provvidenza a S. Nicolò).

Allora l’esaltazione e il fanatismo provocavano, ad ogni scantonamento nell’altro quartiere, tumulti, risse e tafferugli. Per porre fine a questo stato di cose (che nulla aveva di religioso) il vescovo Mons. Gaddi, nel 1954, dispose che le due processioni si svolgessero in date diverse: quella del Crocifisso di S. Nicolò il Venerdì Santo e quella del Crocifisso di S. Maria il 3° Venerdì di Novembre (festa del Ringraziamento e benedizione delle sementi).

Nella domenica di Pasqua a mezzogiorno, con grande concorso di popolo in festa, ha luogo “u scuontro”, l’incontro tra Cristo risorto e la Madonna, provenienti da strade diverse in processioni silenziose. Le due statue vengono affiancate in un simbolico abbraccio tra madre e figlio e insieme procedono verso la Chiesa di S. Croce, nel cui piazzale sottostante nel pomeriggio ha luogo “a ntena” (l’albero della cuccagna).