Enogastronomia del Piemonte: le dolcezze gastronomiche e i prodotti tipici piemontesi

Enogastronomia del Piemonte: le dolcezze gastronomiche e i prodotti tipici piemontesi


Il Piemonte è una regione dalle mille risorse. In essa si trova di tutto. Questa regione italiana è collocata tra le Alpi e la pianura padana.

Qui si scopre tutto un mondo di colline e di vigneti, di ottimi vini e tartufi pregiati. Con i suoi monti che scendendo a valle si aprono nella vasta pianura, il Piemonte è una regione dai tratti in gran parte alpini e cisalpini, caratterizzata anche da verdi piane e boscose colline, attraversata da importanti fiumi fra i quali il Po e i suoi affluenti Dora Baltea e Dora Riparia.

Scorcio di Ceresole Reale, Parco nazionale del Gran Paradiso.

Scorcio di Ceresole Reale, Parco nazionale del Gran Paradiso. – foto di Francesca Special K from Torino ( CC BY 2.0)

Terra sabauda cruciale per l’unità d’Italia, si propone come interessante meta per la varietà di paesaggi, città d’arte, castelli e testimonianze storiche.

Le province di Alessandria, Asti e Cuneo vantano territori vocati alla produzione di grandi vini: il Monferrato anzitutto e poi il Roero e le Langhe dove troviamo anche Alba famosa per il pregiato tartufo bianco. La provincia di Torino è altrettanto ricca di meraviglie: anzitutto il capoluogo con la Torre Antonelliana e la Sacra Sindone, il Canavese, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, la Val Susa, il Sestriere con le fantastiche piste da sci e la Val Pellice, patria dei valdesi. Splendida infine Verbania sul suo bellissimo lago.

Sapori a tavola

La scoperta di un Paese e delle sue tradizioni passa poi dallo stupore di fronte ai suoi bellissimi paesaggi, dalla conoscenza della sua storia e dall’esperienza sensoriale derivante dal contatto con la cultura enogastronomica del luogo.

Ed in Italia, proprio il Piemonte trova nell’enogastronomia una dei suoi principali punti di forza, in grado non solo di deliziare quotidianamente i palati dei suoi abitanti, ma anche e soprattutto di veicolare la deliziosa scoperta da parte dei turisti di una realtà di prodotti tipici davvero sorprendente.
E’ infatti nei gusti e nei sapori che si sente la vera essenza regionale e occorre sempre di più potenziare l’offerta enogastronomica piemontese.
Shopiemonte è tutto questo: portare il Piemonte sulle tavole di tutto il mondo, per mettere a disposizione di tutti l’autenticità, l’eccellenza e il gusto che contraddistinguono da sempre questa regione, che non perde occasione di farsi conoscere con sagre e manifestazioni.

Tramite questo sfizioso e-commerce è infatti possibile scegliere fra rinomati vini piemontesi, tajarin all’uovo, antipasti raffinati, cioccolato di qualità e molto altro ancora.
Se poi si desidera tornare dal proprio viaggio in Piemonte portando con sé un regalo gustoso e raffinato, sono disponibili degli originali pensieri che racchiudono al proprio interno un’accurata selezione enogastronomica.
Turismo, scoperta ed enogastronomia sono quindi tre fra i principali vettori della promozione e dello sviluppo di questa bellissima regione.

Barbera, eccellenza territoriale

Quando si parla di vini e di regioni dove vengono prodotti è immediato associare Piemonte a Barbera, nome di un vino e di un’uva a bacca nera che alcuni indicano al femminile (“la” Barbera, versione prevalente tra gli stessi piemontesi), altri al maschile (“il” Barbera).
La sua storia è più recente di tanti altri vitigni, ma la sua diffusione (in Piemonte, ma anche in Oltrepò Pavese) e popolarità oggi primeggiano sugli altri. Ha ispirato libri, racconti, storie. Ha accompagnato i pasti di generazioni di amanti del buon bere, di ogni estrazione. E continua a riempire i calici di chi ama il bere giovane e, in tanti casi, di modalità leggermente vivaci.

A seconda delle zone in cui è prodotta l’uva, si riscontrano essenze e profumi diversi, ma tutti con quella personalità rustica e piena che ha reso celebre questo vino.
Per intendere fino in fondo i vini di Langa e del Piemonte, è utile introdurre il concetto di terroir, fattore decisivo per capire lo spessore di questi grandi vini rossi.

Terroir significa innanzitutto territorio: le condizioni geofisiche e quelle meteorologiche, in pratica il terreno e l’aria che circondano la vite.

Dove ora svettano queste colline dai fianchi molto ripidi, milioni di anni fa c’era il mare. Le tracce sono ancora evidenti nella composizione del suolo: marna calcarea, tufo, sabbia, gesso, un’alternanza che è la base di vini di splendida finezza, struttura ed eleganza.
Le uve Nebbiolo e Barbera sono due fortunate e tipicissime espressioni dei terriotori da cui nascono.

Barbaresco e Barolo sono i compagni ideali dei piatti di carne rossa: arrosti, brasati, selvaggina, cacciagione. Ma sono anche fedeli alleati degli agnolotti, dei salumi e dei formaggi, specie se stagionati. Da bere anche in modalità meditazione: senza nient’altro. Una regola sempre valida impone di stapparli una o due ore prima del consumo.

Simile lo spettro commestibile della Barbera, vino più giovane e di struttura meno importante dei precedenti, ma non per questo meno adatto ad accompagnarsi a sua volta a carne (arrosti, bolliti) e formaggi.

Il Piemonte si conferma dunque la regione con una tradizione vitivinicola antichissima e tramandata di generazione in generazione. Dove i segreti del buon bere si mischiano con quelli del saper mangiar sano e naturale. Connubio perfetto per gli amanti della buona tavola.

Riso e tradizione

La cucina italiana in genere è una della più ricche ed elaborate del mondo. Moltissimi piatti vengono realizzati con ingredienti unici e tipicamente italiani.
Ma non è sempre così. Ci sono prodotti infatti che si coltivano in altre parti del mondo, ma che in Italia hanno trovato terreno fertile, in tutti i sensi. Tra questi il riso. Il Piemonte è una di quelle regioni che di riso se ne intente.

Sono sei infatti gli ingredienti fondamentali della cucina piemontese: riso, aglio, latte, burro, formaggio, tartufo. Non c’è piatto regionale che non ne contenga almeno uno di questi. Ma i piemontesi sono soprattutto grandi consumatori di riso: lo mangiano in minestra, come contorno, in insalata, se ne servono per i ripieni e lo usano anche per i dolci.

I piatti tipici sono il riso alla piemontese con o senza tartufi (un risotto più semplice e meno lavorato di quello milanese), la panisela (una volta era il piatto dei poveri, perché fatto con gli avanzi), la brodera (riso innaffiato con sangue di maiale), il riso in cagnòn (riso bollito, passato in padella con burro fuso e formaggio tenero).

Piemonte è pasticceria

I piemontesi sono anche degli specialisti pasticcieri. I loro dolci sono noti e apprezzati oltre i confini regionali. Torino va famosa per le caramelle e i cioccolatini, i gianduiotti in particoare, Novara per i biscottini, Vercelli per i bicciolani (biscotti che contengono cannella, pepe bianco e noce moscata), Casale Monferrato per i crumiri (biscotti alla vaniglia), Biella per i canestrelli (detti anche cialde), Ivrea per gli eporediesi al cacao. E ancora: a Ovada si preparano dei caratteristici biscotti, a Cuneo i cuneesi al rum (delicate meringhette), a Crescentino i “tira” (biscotti “tirati” a forma di bastoncini).

Ad Alba ci sono gli albesi al barolo, ad Alessandria e Asti i baci di dama (piccole paste di mandorle) e a Cavi e Mombaruzzo gli amaretti. Ce ne sono per tutti i gusti.
Il cioccolato piemontese poi ha tutto un altro sapore, anche se pure qui la materia prima non è prodotta direttamente in loco; ennesima dimostrazione di quanto la maestrìa gastronomica italiana riesca ad esaltare ed impreziosire tutto ciò che passa…sotto il piatto.

Il peperone di Capriglio

Immerso nelle colline a nord di Asti si trova il piccolo paese di Capriglio: nel suo territorio ricoperto in gran parte da boschi si coltiva ancora un ortaggio dalle origini antiche: il  Peperone.
La sua coltivazione è vecchia di oltre cento anni in questa piccola zona dell’astigiano. Essendo una pianta di origine antica si presenta molto rustica, vigorosa e non molto alta: il frutto è di dimensioni medio piccole, caratterizzato dalla presenza di tre sole cestole e dalla sezione leggermente triangolare o cuoriforme, di colore giallo o rosso.

Il prodotto fresco fino agli anni ’60 aveva un notevole mercato nella zona, ma poi con l’introduzione di nuove varietà di dimensioni maggiori la domanda si è abbassata tanto che in pochi anni la produzione è proseguita solo per il consumo familiare e per pochi conoscitori.

Il sapore delicatamente dolce e lo spessore della bacca, consistente e carnoso, lo rendono particolarmente adatto alla conservazione: quella tradizionale è sotto raspa, per questo sono sempre stati famosi e ricercati nei paesi vicini. Si tratta di una conservazione molto semplice e consiste nel porre in una damigiana i peperoni (interi, ben lavati e con il picciolo ancora attaccato) e immergerli in una soluzione composta da aceto, acqua bollente e sale. La bocca della damigiana viene poi chiusa con vinacce derivate dalla lavorazione del vino, che avviene nello stesso periodo della maturazione dei peperoni. Dopo 40-60 giorni sono pronti per il consumo.

A Capriglio, i pochi agricoltori rimasti si sono riuniti in una associazione, coltivano ancora il peperone di Capriglio secondo tradizione, seguendo però i moderni principi dell’agricoltura biologica e a ridotto impatto ambientale. Oltre ad incrementare di nuovo la produzione dopo anni di abbandono vogliono riproporre ai consumatori la conservazione sotto raspa, ormai molto rara in tutte le regioni vitivinicole italiane, ma di grande efficacia.

Per i nostri lettori che vogliono saperne di più sui sapori tipici del Piemonte, in questo articolo indichiamo le principali sagre e manifestazioni enogastronomiche della regione.