Si chiama Basilicata o Lucania? Curiosità, tradizioni e sapori di una regione poco conosciuta

Si chiama Basilicata o Lucania? Curiosità, tradizioni e sapori di una regione poco conosciuta


Basilicata o Lucania?

Basilicata o Lucania? Perché questa regione italiana ha due nomi? Eccone le ragioni.
Questa regione è l’unico caso in Italia a doppia denominazione (Basilicata è quella ufficiale), anticamente denominata Lucania, dal “lucus” latino perché terra di boschi. O perché popolata dai Liky, antico popolo proveniente dall’Anatolia, o ancora perché terra raggiunta da un popolo guerriero che seguiva la luce del sole, anticamente “lue”.

Fu chiamata Basilicata per la prima volta in un documento del 1175 derivando probabilmente il nome da “Basiliskos”, amministratore bizantino. Gli abitanti della Basilicata preferiscono essere indicati come Lucani piuttosto che Basilischi o Basilicatesi.

Bagnata da due mari, lo Jonio e il Tirreno, montuosa all’interno con vette che superano i 2000 m di quota, collinare a est e pianeggiante per un breve tratto a sud-est, la Basilicata regala il fascino della scoperta delle sue bellezze naturali.

Meta ancora poco frequentata dal turismo tradizionale, è invece accogliente e ricca di attrattive, offre:

  • Salute e benessere, negli stabilimenti termali di Rapolla, Terme di Ala e di Latronico, Terme La Calda;
  • Natura, nel Parco Nazionale del Pollino, nel Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane e nel Parco Archeologico Storico Naturale della Murgia e delle chiese rupestri del Materano;
  • Storia, nei musei di Potenza, Matera, Melfì, Venosa, Metaponto, Policoro, Castel Lagopesole, Irsina;
  • Cultura e tradizione, con le feste popolari e le importanti Mostre di Scultura a Matera e di Arte a Maratea;
  • Gastronomia, nei numerosi ristoranti a conduzione familiare punta di diamante della cucina e dell’ospitalità lucana;
  • Balneazione, nelle limpide acque di Maratea e di Metaponto, Pisticci, Scanzano Jonico, Policoro, Rotondella e Nova Siri.

Terra tra due mari

Ma il nome (Basilicata o Lucania) non è l’unica duplice sfaccettature di questo territorio.

Questa regione infatti è bagnata da due mari: più esattamente a sudovest si affaccia sul mar Tirreno (con la cittadina dì Maratea adagiata sulle rive del Golfo di Policastro). Mentre a sudest guarda al mar Ionio (con Metaponto e Policoro, già importanti centri abitati della Magna Grecia)

La costa mediterranea nei pressi di Maratea è un continuo alternarsi di ripide falesie, promontori a picco e tranquille calette sabbiose, bagnate da un mare Bandiera Blu dela regione. Il centro abitato, con le sue 44 chiese, è dominato dal Monte San Biagio, sulla cui vetta si scaglia la Statua del Redentore.

Metaponto e Policoro offrono ai turista, oltre alle loro ampie spiagge sabbiose, il Parco Archeologico situato alle spalle del Museo Nazionale della Siritide. Qui si possono ammirare i resti dell’antica città greca di Siris-Heraclea, con il bel Santuario di Demetra e t’imponente Tempio Arcaico dedicato a Dionisio, risalente al VII sec. a.C.

Nei pressi di Policoro troviamo l’oasi protetta del Bosco Pantano,  foresta con alberi di grosse dimensioni direttamente affacciata sul mar Jonio, e il paesino di Scanzano, nuovo centro balneare con ampie spiagge ben curate.

Insomma anche la Basilicata, pur essendo la regione più piccola del Meridione, ha le carte in regola per farsi rispettare e scegliere. Soprattutto in estate infatti  è da sempre in vetta nelle classifiche del turismo interno e internazionale.

Tradizioni per la vita e la morte

La Basilicata ( o Lucania), regione del Sud Italia, pur essendo aperta alla modernità racchiude in se molte tradizioni.

Ad esempio “il matrimonio”, per lo più celebrato di domenica. Un’usanza diffusa impone che il giovedì che precede il rito, venga deposto il corredo della sposa in delle ceste, caricato su di un carro guidato sino alla casa del futuro marito.

La domenica, quando il corteo nuziale esce dalla Chiesa, gli sposi vengono festeggiati dalla folla con manciate di confetti e di chicchi di grano. Il corteo procede quindi fino alla nuova casa, atteso dalla madre dello sposo che saluta sulla soglia la nuova nuora, porgendole doni e dolciumi. Passiamo ora all’ usanza di quando una persona muore.

In alcuni paesi, i parenti del defunto usano intrattenersi per ore attorno al morto, piangendolo e ricordando le sue opere buone. Fra le mani della salma o in una delle tasche del vestito viene messo un fazzoletto, simbolo del pianto, che ricorda i vasetti “lacrimatoi” trovati nelle antiche tombe lucane. Se il morto è un uomo, ad esempio il capo famiglia, viene allora racchiuso nella bara anche il suo cappello, quasi per far capire che la casa rimane in quel momento senza comando.

Capodanno, la Befana, Pasqua, Natale e i santi in Basilicata

Sfogliando il calendario, ricordiamo qualche altra usanza. Il primo gennaio un proverbio lucano dice: chi mangi buon’ a cap’ d’ann’, mangi buon’ tutt’ l’ann’. Capito? Il primo giorno dell’anno inoltre tutti escono di casa e chi non può farlo, mette fuori solo la testa. Il 6 gennaio c’è la conclusione delle feste con lo scambio dei doni e un grande pranzo di nove portate.

La Pasqua, oltre che da processioni e festeggiamenti, è sottolineata dai colpi con cui le massaie battono dietro le porte di casa per scacciare la cattiva sorte.

Il 13 giugno si festeggia Sant’Antonio da Padova. In onore di questo Santo i bambini vengono portati al battesimo vestiti di un piccolo saio che sarà in seguito deposto accanto alla statua del Santo.

Il 27 settembre si festeggiano invece i Santi Cosma e Damiano, che sono i così detti “Santi Medici”.

A Natale c’è il suono dello zampogne per le vie del paese. In alcuni borghi echeggiano anche le “cupecupe”, rudimentali tamburi, e nelle piazze ardono i falò. Il 31 dicembre l’anno vecchio se ne va. A mezzanotte le campane lo salutano. In qualche posto si ballano danze moderne. Ma c’è anche qualche anziano che balla la Tarantella. Lo strano nome “tarantella” deriva da tarantola, l’animale che con una sola puntura poteva avvelenare una persona. Ma questo pericolo si poteva evitare ballando la tarantella che, sudando, mandava via il veleno

Cultura in cucina

Sarà per la sua posizione geografica, sarà per il numero degli abitanti, sarà perché non è al centro di fatti di cronaca o di politica, tant’è che di questa regione si parla ben poco. Eppure dal punto di vista turistico e paesaggistico ha tutte le carte in regola per entrare pienamente nei circuiti dei tour operator.

Oggi la regione Basilicata è cambiata in molti suoi aspetti: la Basilicata miticamente povera, fatalmente isolata dai suoi monti e dalla sua storia, oggi non esiste più. Anche la gastronomia e i prodotti della terra sono cresciuti e diventati famosi nel mondo. Su questa terra, chiamata pure Lucania, circolano due proverbi che recitano: «Cresci il porco che ti ungerà il muso», cioè ne gusterai le carni. E «II peperone dolce e quello piccante sono il pranzo del contadino». Il maiale e il peperoncino sono dunque i due pilastri della cucina lucana.

Quella lucana è una cucina di gente povera, che s’industria a ricavare buoni sapori da prodotti umili.

  • La pezzenta è un tipico salame che, come sottolinea il nome, si ricava da carni povere. Si utilizzano carni di scarto di maiale, testa, interiora, nervetti, aromatizzati con aglio e peperoncino.
  • La lucanica è la lunga sottile salsiccia di carne di maiale, di cui si usa il filetto e la parte delle cosce, tagliuzzata, salata, aromatizzata con semi di finocchio, quindi insaccata nel budello

Peperoni e peperoncini: un primato lucano

Gli abitanti della Basilicata hanno anche il primato del consumo dei peperoncini, che chiamano addirittura con quattro nomi: “frangisello”, “diavolicchiu”, “cerasella”, “pupon”. Una volta lo mangiavano per combattere la malaria. Anche oggi non c’è piatto che non sia insaporito con questo tipo di spezie.

I peperoni secchi: ecco un’altra specialità di questa terra. I peperoni, dopo essere stati puliti, vengono fatti essiccare e, quando sono ben essiccati, si possono macinare e utilizzare nella preparazione di salumi e conserve. In alcune zone sono fritti e vengono chiamati cruschi. Perché si secchino bene, i peperoni vengono infilati in lunghi spaghi e appesi ai muri esterni delle case.

La cucina lucana è dunque ricca di sapori ed odori anche forti, come nella tradizione della cucina mediterranea. Per questo è impossibile resistere alla tentazione di assaggiarla o anche semplicemente di “annusarla”.