Cluviae, sito archeologico dell’Abruzzo



In Abruzzo molte località sono così antiche da affondare le loro origini in epoche preistoriche. Oggi testimonianze di questi primi insediamenti umani si trovano un po’ ovunque nella regione, ma in particolare i siti archeologici e le località meritevoli di visita sono ubicati nell’entroterra. Tra queste località c’è la città di Cluviae, appartenente al piccolo popolo sannita dei Carrecini, si trovava in una posizione compresa tra il territorio dei Pentri e quello dei Frentani, nell’ambito della tribù Arnensis. Si è a lungo discusso sulla esatta collocazione del sito, a volte individuato in Irpinia, altre a Cansano (AQ), o nella Valle Cupa o Culvia. Alcuni storici sono d’accordo nell’attribuire al luogo una origine etrusca e fissano il sito a 3 miglia da Lanciano, nel comune di Mozzagragna, coprendo una estensione notevole.

Oggi possiamo affermare che occupa la località nota come Piano Laroma, tra Casoli e Palombaro, in provincia di Chieti. Le prime testimonianze scritte risalgono al poeta latino Livio che cita la località in occasione della seconda guerra sannitica, quando una guarnigione romana venne massacrata. Dopo la guerra sociale divenne municipio. Il Liber Coloniarum ricorda la distribuzione di terre avvenuta in seguito ad una Lex Julia. Le strutture della città antica si trovano sull’altopiano detto “Piano Laroma”.

Il De Petra, fa riferimento a questo nome, affermando che si tratta di un nome primitivo dato al pagus urbanus. Adriano La Regina, identifica il sito con la città dei Carrecini, distrutta dai romani nel 311 a.C. Sulla estremità della lingua di terra compresa tra tre corsi d’acqua si sono conservati i resti della città antica che per dimensioni e strutture edilizie può caratterizzarsi come municipium e non come vicus.

Si conserva il tracciato delle mura che si estendevano per circa m 1560. Vi si aprivano cinque porte, due delle quali, verso SO, sono in parte conservate, fiancheggiate da torri quadrate. Della struttura urbana si conservano tracce del Decumano EO che dall’Aventino corre sul Piano e continua fino a Pennapiedimonte. Il Cardo è costituito dalla via che si trova nella contrada Capacotti, in corrispondenza della porta principale.

Lungo tale strada è stato anche rinvenuto un pavimento a mosaico forse facente parte di un edificio pubblico.
Dell’antica struttura urbana di Cluviae si conserva il Teatro, con la cavea rivolta a Nord. Della scena resta il muro di sostegno che permette di individuare una via di accesso dalla Via dei Gentili, dove erano le terme, alla quota 320, fuori le mura. La scena poggia sulle mura di cinta della città. L’edificio per lo spettacolo è coperto da una cortina in opera reticolata.

Nei pressi delle porte urbiche si conservano tratti delle torrette, in conglomerato cementizio, senza fondazioni. Alla quota 498 (via Pertosa), inizia un condotto sotterraneo che termina alla quota 320, ma non se ne conosce lo sviluppo sotterraneo. Fuori delle mura, 140 metri a Nord del Teatro, nei pressi della Masseria Ranieri, sono evidenti i resti di un edificio più tardo, costruito in opera mista, con pavimenti a mosaico a tessere bianche e nere, con decorazione a treccia.

Gli altri edifici sono costruiti in opera cementizia, con paramento in opera reticolata: ciò consente di attribuire all’impianto urbano una datazione immediatamente successiva alla prima metà del I sec. a.C., quando viene creato il municipio. Insomma come si buon ben capire la zona offre motivi di studio e di conoscenza non solo agli addetti del mestiere archeologico, ma anche agli amanti della storia antica e del passato delle nostre città italiane.