Mostra-evento itinerante: Arte Povera 2011

Prende avvio al MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna) la grande mostra–evento Arte Povera 2011 a cura di Germano Celant, che da settembre 2011 ad aprile 2012 presenterà le sue opere in diverse e importanti istituzioni museali e culturali italiane: lo stesso MAMbo, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli (Torino), la Triennale di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, il MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e il Teatro Margherita di Bari. L’iniziativa ripropone le idee e le opere del gruppo nato nel 1967 con gli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio.

La mostra presentata al MAMbo di Bologna, dal titolo Arte povera 1968, trae spunto da una delle prime esposizioni tenutasi proprio a Bologna nel ‘68 alla Galleria de’ Foscherari e offre una propria peculiare lettura delle origini dell’Arte povera e dello specifico filone legato all’editoria storica e attuale.

Vengono presentate al pubblico alcune delle opere esposte durante la mostra storica così come altre che testimoniano dell’attività svolta dagli artisti negli anni, cui si aggiunge una selezione – a cura di Giorgio Maffei e Corraini Edizioni -  di materiali editoriali concernenti il movimento e i suoi contributi linguistici.

Oggi si sente parlare molto di “Arte povera”, ma quali sono le sue origini? Perchè prende questo nome? Come si è diffusa in Italia e in Europa? Una risposta a queste ed altre domande la offre proprio questa mostra-evento assolutamente da non perdere per gli amanti dell’Arte. Il MAMbo la ospiterà fino al 26 diecembre 2011, poi proseguirà il suo viaggio.



  • Alberto Esse

    La grande mostra-evento
    dedicata all’Arte Povera e affidata alla curatela di Germano Celant,
    nelle dichiarazioni dei promotori, avrebbe
    dovuto avere due caratteristiche: la storicizzazione del Movimento e
    il lavoro in rete fra alcuni dei principali musei italiani, tra i
    quali anche il Mambo di Bologna. La scelta di
    Celant di restringere la rosa degli artisti esposti a solo 13 nomi
    non solo esclude senza alcuna ragione alcune
    figure di primo piano del Movimento, da Gilardi a Parmiggiani, da
    Mattiacci a Mazzotta e Mauri ecc., ma elude anche una doverosa
    indagine storica su tutti gli apporti, le connessioni, le
    sfaccettature di un Movimento che per la sua ampiezza e importanza
    non può non avere avuto, alle spalle dei “magnifici tredici” di
    Torino e Roma, anche altri interpreti (sia pur minori per Celant) e
    altre manifestazioni e in diverse parti d’Italia.
    Con particolare riferimento all’Emilia Romagna, la mostra sarebbe
    potuta essere
    l’occasione anche per far emergere una realtà emiliana forse
    sottovalutata, forse discriminata a livello nazionale dal sistema
    delle gallerie e dei curatori alla moda che preferiscono puntare solo
    su Roma, Milano e Torino. Una realtà emiliana che invece ha
    presentato già alla fine degli anni ’60 una notevole vivacità. Si
    possono menzionare, in proposito, artisti come Gaibazzi a Parma,
    Corrado Costa, Claudio Parmiggiani, Franco Vaccari, Carlo Cremaschi,
    Giuliano Dalla Casa, Adriano Malavasi tra Reggio Emilia e Modena,
    William Xerra e gli outsider di Foglio Volante a Piacenza, impegnati
    questi ultimi in specifico sulla poetica dell’Arte Povera, e poi i
    poeti come Adriano Spatola, Patrizia Vicinelli, Giorgio Celli, Gian
    Pio Torricelli.

    Si può citare, in
    particolare riguardo il tema “Arte Povera 1968”, la mostra-evento
    “Arte Contemporanea al Museo Civico di Bologna” tenutasi presso
    Palazzo Re Enzo nel gennaio del 1969, che ebbe ampia eco locale e
    nazionale. Tutti artisti e avvenimenti, viste le premesse,
    probabilmente trascurati dalla mostra anche nella sua articolazione
    al Mambo di Bologna.

    Inoltre, con la sezione
    specifica di Milano dedicata all’Arte Povera fino al 2010, si procede
    ad un falso storico prolungando la vita di un Movimento che lo stesso
    Celant aveva dichiarato finito agli inizi degli anni ’70.

    Per quanto concerne il
    lavoro di gruppo dei musei, come ho avuto modo di riscontrare
    personalmente, è lecito sollevare qualche dubbio se, a pochi mesi
    dall’inaugurazione delle mostre-evento, alcune sedi locali sembravano
    sapere ben poco sulla sua impostazione e sul loro ruolo specifico e
    comunque ribadivano che ogni scelta, in
    particolare degli artisti esposti, era demandata a Celant,
    senza possibilità di interlocuzione alcuna. Ancora una volta, appare
    che il critico demiurgo si prenda tutto il proscenio con buona pace
    delle belle parole su storicizzazione, sulla distinzione tra critica
    d’arte e storia dell’arte e sul lavoro di rete, consegnandoci un’Arte
    Povera che rischia, a dir poco, una triste ibernazione. Il tutto con
    i soldi pubblici.

    12 settembre 2011