Leggende della Valle d’Aosta

Leggende della Valle d’Aosta


La Valle d’Aosta, regione del Nord Italia, racchiude in sé diverse leggende.

Leggenda de “il ponte del diavolo”: Pont Saint Martin

La più bella è sicuramente quella de “il ponte di Saint-Martin”. Il ponte venne costruito dai Romani nel I secolo a.C., sul Torrente Lys, allo sbocco della Valle di Gressoney. Ha un arco di circa 32 metri di corda, è largo 5 ed ha un’altezza di 23 metri dal fondo del Torrente. È la prima costruzione romana della Valle d’Aosta. È in pietra minacea che al chiarore della luna ha riflessi di evanescente madreperla.

Il Ponte Romano è detto, ancora oggi, Ponte del Diavolo. Nell’antica leggenda si racconta che la popolazione di Pont Saint Martin, allora chiamato “Borgo” e dipendente da Donnaz, era sprovvista di un ponte sul Lys per comunicare con la vicina Carema. Più volte gli abitanti dei due paesi si erano riuniti per costruire un passaggio di pietre o una passerella di legno. Ma ogni notte il lavoro faticosamente fatto veniva distrutto da una forza malefica ed occulta. All’inizio gli abitanti di Carema incolparono quelli del Borgo, e viceversa. Giunse nel frattempo, da Augusta Praetoria, Martino Vescovo di Tours, Gran Santo del paese. Tutti si prepararono con penitenze e preghiere a ricevere il Santo Vescovo. E quando poi egli volle recarsi a Carema, conobbe la storia del ponte. Il Vescovo intuì la presenza del dominio nelle acque del Lys e pensò di venire, con l’aiuto di Dio, a patto con il Diavolo.

Il Diavolo avrebbe fatto costruire il ponte ma in cambio voleva l’anima del primo uomo che vi ci fosse passato. Il Vescovo disse tutto alla popolazione e tutti erano in ansia riguardo a chi sarebbe toccata la mala sorte. All’alba il ponte era pronto e il Diavolo disse al Vescovo di mantenere la sua promessa. Martino di Tours lanciò un pane sul ponte, aprì il mantello e liberò un cane famelico, che corse fino al Diavolo per il pane. Il Diavolo voleva un’anima? Eccola. Afferrò il cane e capì di essere stato beffato. Alzò la bestia al cielo imprecando, la sbatté sulle pietre del ponte che si aprì. Poi precipitò tra le fiamme, negli abissi del Torrente. San Martino benedì il ponte. Giunto vicino alla buca provocata dal Demonio che nessuno sarebbe riuscito a ricostruire, il Santo appoggiò trasversalmente sul parapetto infranto la Croce che aveva portato per la Processione. Quindi ordinò di costruire una piccola Cappella là dov’era la Croce.

Ancor oggi al centro dell’arco si vede l’umile Cappella, sorta per proteggere il ponte dal Demonio. In segno di festa, gli abitanti dei due paesi vicini fecero un gran banchetto all’aperto. Ancor oggi il martedì grasso le autorità ed il popolo banchettano in Piazza con cibi offerti dal Comitato per il Carnevale. Da questa leggenda ebbe origine il Carnevale di Saint-Martin, celebrato da una canzona cantata sul vecchio ponte tra fiaccole e maschere del Santo e del Diavolo.

I diavoli della Val Veny

Che bella la Val d’Aosta, una piccola e tranquilla regione, pronta a regalare degli scorci paesaggistici mozzafiato e un’atmosfera davvero unica, immersi completamente nella natura e circondati da suggestive montagne. Ma, prestate molta attenzione: i diavoli della Val Veny sono sempre in agguato. La leggenda narra che, alcuni diavoli, furono cacciati dai valichi del San Bernardo e si rifugiarono sul Mont Maudit. Quindi, basta non salire sul monte appena citato per sentirsi al sicuro? Non proprio, perché questi diavoli, di tanto in tanto lasciavano la montagna maledetta, per scendere giù a valle, nella Val Veny, per incutere timore e creare quanto più scompiglio possibile. Ovviamente, erano soliti invitare a queste particolari feste, anche le loro amiche streghe e qualsiasi altro demone. La vallata era oggetto di scorribande a dir poco disastrose: seminati calpestati, raccolti devastati e chi più ne ha ne metta. Insomma, la valle veniva letteralmente distrutta, mettendo in ginocchio non solo l’economia del luogo, ma anche il quieto vivere dei poveri abitanti della vallata.

La popolazione, ormai disperata, si rivolse a vescovi, prelati di ogni genere ed esorcisti, per tentare in qualsiasi modo di cacciare queste malefiche presenze dalla valle.  Risultato? I Diavoli sembravano acquistare maggior vigore dopo ogni rito. Una mattina, ben presto, un contadino che si era recato nei suoi campi per portare avanti la sua normale attività agricola, si trovò faccia a faccia con uno di questi diavoli, con quale riuscì a confrontarsi senza particolari allarmismi. Il diavolo, forse ancora eccitato dalle malefatte della notte, si lasciò sfuggire alcune importanti informazioni. Disse che gli uomini religiosi che avevano chiamato per cacciarli via, non erano poi così puri, con un cuore del tutto pulito. Ecco perché i diversi tentativi per cacciare i diavoli dalla Val Veny fallirono miseramente.

Il contadino fece finta di ascoltare disinteressato, ma appena tornato nel paese, riunì la popolazione esponendo loro quanto appreso proprio dal diavolo. Dopo una lunga riunione per decidere il da farsi, l’intera popolazione decise di chiamare un fraticello del convento di San Francesco d’Aosta, il quale dopo le pressioni della comunità, accettò l’ardua missione.

Il frate, una volta giunto nella vallata, fu subito raggiunto dai diavoli, che cercarono in ogni modo accusarlo di aver compiuto gesti che poco si addicono ad una persona di fede. Lo accusarono di tutto, anche di aver rubato ai poveri contadini piccole parti del raccolto. Ma, il frate era davvero una persona dall’anima candida e fece rimbalzare le assurde accuse su motivazioni e prove schiaccianti che lo fecero apparire come una persona onesta. Partì la controffensiva del frate che invitò i diavoli a lasciare la Val Veny, i quali dovettero cedere alla richiesta e tornare con la coda tra le gambe all’inferno. Mai più da quel giorno i diavoli si videro nella valle, né sulle montagne, tantomeno ci furono riunioni di diavoli e streghe. La Val Veny era stata liberata.

La leggenda del lago blu

Nel cuore della Valle d’Aosta si trova una bellissima conca alpina ricca di rododendri e abeti e nel mezzo di questa fantastica flora si trova una perla di colore blu intenso. Lo spettacolo è davvero surreale: il meraviglioso Lago Blu si mostra in tutto il suo misterioso splendore. Uno specchio d’acqua a circa 1981 metri di altezza, circondato da montagne maestose e da una fitta e selvaggia vegetazione. Uno spettacolo per gli occhi e per il cuore.

Una leggenda, un po’ malinconica, avvolge questa meravigliosa conca naturale. Guardando attentamente nel bel mezzo del lago si possono scorgere dei legni di grandi dimensioni, che sembrano assomigliare a quelli tipici della struttura di una casa, di una baita di montagna. Ma, cosa ci fanno proprio in mezzo al lago? Sembra che una casa sia stata distrutta e inghiottita da questo specchio d’acqua.

La leggenda narra che in un tempo lontano, nel punto esatto dove oggi sorge il lago, vi era una piccola casetta, una modesta dimora che offriva riparo ad una famiglia di pastori. I due coniugi che qui vivevano non erano proprio delle dolci persone, tutt’altro: avevano un carattere scontroso, erano crudeli e mai avevano pronunciato delle dolci parole nei confronti di qualsiasi persona. Insomma, amavano vivere da soli, in quello che può essere definito come un grigio e cupo clima domestico.

In una fredda sera piovosa bussò alla loro porta un viandante, stanco e affamato, che da giorni non si riposava e che vide nella piccola casa la grande possibilità di un riparo. L’uomo era davvero affamato, da giorni non toccava cibo e nel mentre che bussava alla porta, sognava una tavola imbandita, un fuoco e un letto dove poter riposare per qualche ora. La donna aprì la porta, con fare scontroso squadrò l’uomo dalla testa ai piedi e in un istante chiuse la porta in faccia al povero viandante. Neanche le suppliche del pover’uomo intenerirono il cuore della donna.

Ma, il figlio della coppia di pastori, che aveva assistito alla scena, corse a prendere una scodella di latte e la portò fuori al viandante. I genitori, non appena si accorsero delle intenzioni del loro figlio, decisamente più buono di loro, sottrassero la scodella dalle sue mani, prima che lo stanco uomo potesse stringerla e diedero allo stesso una ciotola sporca con dell’acqua. Il viandante si allontanò deluso, mormorando delle strane e oscure parole, mentre i due pastori rimproveravano a dovere il loro unico figlio, il quale per punizione fu mandato a raccogliere della legna nel bosco di notte. Tra lo sguardo dei tanti animali del bosco e con le gambe che gli tremavano per la paura, il giovane riuscì a raccogliere, dopo diverse ore di lavoro, un bel po’ di legna da ardere. Soddisfatto del lavoro si apprestava a tornare a casa, ma non appena uscì dal bosco sgranò gli occhi: la casa non c’era più e un lago aveva invaso il territorio ove sorgeva. Terrorizzato e dispiaciuto per la morte dei suoi cari cercò di capire cosa era successo e dopo averci ragionato a lungo capì: il tremendo castigo era stato conferito in base alla gravità della colpa, per punire i genitori della loro vita priva di amore nei confronti di tutte le persone, forse anche nei suoi.

Il fanciullo decide di restare lì, proprio in quel posto, dove costruì una nuova casa. Un bel giorno conobbe una bella ragazza, con la quale si sposò ed ebbe dei bambini. Con il passare degli anni la zona si popolò e tutti vennero a conoscenza di quanto accaduto ai genitori del ragazzo tanti anni prima, così si mostrarono sempre cordiali e ospitali con chiunque, pronti ad accogliere chi bussava alla loro porta e prestare aiuto in casi di difficoltà.

Le streghe del Monte Ciamoseira

Ci troviamo ancora nei pressi della valle del Lys, dove maestoso domina il monte Ciamoseira, tra i comuni Perloz e Lillianes. Una grande montagna che si presenta con una frattura ben evidente che le divide in due parti: proprio nella frattura sono cresciute rigogliose piante. Un monte che ha delle caratteristiche uniche, non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche perché è coperto da un nero velo di mistero. Infatti, in passato, qui vi abitavano le streghe e, forse, ancora oggi dimorano tra i boschi di questa montagna. Diversi fuochi fatui vagano sui pendii, i quali sono ancora visibili, anche se in passato erano decisamente più frequenti.

La leggenda narra che una notte del 1877 gli abitanti della sponda sinistra del Lys, videro il monte Ciamoseira illuminato letteralmente a giorno. Tantissimi fuocherelli attraversavano i sentieri tra i boschi, in tutte le direzioni, e si udivano voci scherzose ma, allo stesso tempo, alquanto paurose. Lo spettacolo, che incantò la gente del posto, durò dalle 22.00 alle 2.00. La processione si diresse da una sponda all’altra del torrente Lys, fino a giungere nei pressi del territorio Biellese.

La curiosità degli abitanti del luogo era davvero tanta, così il mattino seguente, un gruppo di coraggiosi si diresse nei boschi per capire se durante la notte fossero stati accesi dei fuochi per ingannare la gente. Ma, niente. Nessun carbone o altro fu rinvenuto. Quindi, erano davvero delle streghe? Ancora non si sa, ma il fenomeno fu ben visibile a tutta la popolazione. In passato, l’apparizione di questi particolari fuocherelli era ben più frequente, ma anche oggi c’è chi ammette di aver rivisto quella strana processione, che da una sponda, attraversando la montagna, si dirige all’altra sponda del torrente. Le streghe, forse, ancora dimorano in questi luoghi, nascoste tra fitta vegetazione della montagna.

Il viandante del Mont Maudit

I monti della Val d’Aosta sono, secondo le più affascinanti e suggestive leggende, abitati (da sempre) da folletti, streghe e spiriti maligni. Ma, fra tutte le montagne, il Grand Mont era il luogo più affollato da queste strane e terrificanti creature. Insomma, la montagna pullulava di strane creature. L’intera zona era continuamente devastata da eventi di ogni genere (venti, grandinate impressionanti e frane), causati proprio da questi spiriti maligni che qui abitavano. Le persone che abitavano i territori circostanti erano terrorizzati dalla presenza di queste malefiche creature e, addirittura, mai alzavano lo sguardo verso la cima della montagna.

Ma una sera d’estate, un viandante si spinse fin su in cima, promettendo a tutti gli abitanti di mandar via qualsiasi creatura avesse trovato lungo il suo cammino e che il Cielo l’avrebbe aiutato in questa sua impresa. Così fu: tutte le maligne presenze furono sepolte sotto una coltre di neve spessa, imprigionandole in modo definitivo.

Da quel momento la montagna fu ribattezzata con il nome di Monte Bianco, poiché purificata. Ecco da dove deriva, secondo questa leggenda valdostana, il nome di questa ben conosciuta montagna.

 

 

 

 



Dettagli Mariano Cheli

..."sentirsi liberi attraverso le parole"... Studente in giurisprudenza amante della scrittura. Adoro giocare con le parole e amo informarmi e scrivere in merito a svariati argomenti. Inoltre, amo il mio Paese e giorno dopo giorno cerco di conoscerlo sempre più a fondo e, attraverso la scrittura e il web, presentarlo a quante più persone possibili, sotto molteplici sfaccettature.