Tradizioni dell’Umbria
L’Umbria, regione del Centro Italia, ha anch’essa le sue tradizioni. Conserva numerose tradizioni che fanno rivivere in determinate ricorrenze i tempi lontani del Medioevo. Sono per lo più tradizioni religiose: feste e processioni. Le principali sono la Festa del Perdono ad Assisi, la Festa della Palombella ad Orvieto, la Festa di San Pancrazio a Calvi, la Festa dei Ceri a Gubbio, la Benedizione delle Acque del Trasimeno a Monte del Lago, la Processione Notturna Illuminata a Trevi.
Poi ci sono la Processione del Miracolo di Bolsena a Orvieto e il Cantamaggio a Terni e ad Assisi. Numerosi sono poi i pellegrinaggi di cui sono meta i Santuari sparsi in tutta la regione. Ed esempio quelli di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, di Santa Rita a Cascia, della Madonna delle Lacrime a Trevi, della Madonna della Stella a Montefalco e della Madonna del Ponte a Narni. Durante la settimana Santa e la Pasqua si svolgono, in varie località, diverse rappresentazione Sacre.
A queste partecipano i componenti di più Confraternite religiose. In queste commoventi cerimonie, si ammira il dramma della Passione per mezzo di brevi scene che ricordano le “laudi” del Medioevo. Le “laudi” erano composizione poetiche, in forma di dialogo, che narravano vicende della vita di Gesù, della Madonna e dei Santi. Furono ispirate dal famoso Cantico delle Creature di San Francesco e costituiscono i primi passi del teatro in lingua italiana.
Ci sono poi in Umbria, diverse tradizioni diffuse che esprimono schiettamente i sentimenti, a volte ingenui altre volte profondi, del popolo. Alcune di esse risalgono addirittura ai tempi degli Etruschi e molte si riferiscono alle vicende fondamentali della vita dell’uomo. Quando nasce un figlio, ad esempio, c’è l’usanza di sradicare l’albero più bello e di piantarlo davanti alla casa. Poi lo adornano con fiori, ghirlande o preziosi. Poi, durante il Battesimo, lo si adagia sull’altare della Chiesa.
Quando invece la sposa entra per la prima volta nella propria casa, la suocera, sulla soglia, le offre un ramo di ulivo simbolo della pace domestica. Intanto il marito va in Chiesa e tira la corda della campana con i denti. In alcune città, specialmente a Gubbio, poi, ogni casa ha due porte. Una, grande, per l’ingresso e per le uscite abituali; l’altra, più stretta, la aprono solo in caso di lutto per far uscire il defunto.
Altre caratteristiche usanze riguardano il lavoro dei campi, specialmente la semina ed il raccolto. Un esempio della saggezza di questo popolo ce la offrono le loro massime, i loro motti ed i loro proverbi. È nato qui il famoso “Barbanera”, che ogni anno esce dai torchi di Foligno. È lui a impartire saggi consigli ed informazioni a chi lavora la terra. Inoltre da infallibili previsioni meteo e su tutto ciò che si verificherà entro l’anno di importante.

