Isernia

Isernia,  nel Molise, ha origini sono remotissime. Secondo la leggenda, fu il Dio Saturno a fondarla. La storia ci dice che Aesernia, forte centro dei Sanniti Pentri, cadde in potere dai Romani fin dal 300 a.C. e che rimase loro fedele finché, divenuto l’ultimo baluardo della Lega Italica, venne distrutto da Silla. Poi Aesernia fu ricostruita e trascorse un periodo florido sotto l’Impero.

Durante il Medioevo fu nuovamente distrutta dai Saraceni. Risorta, subì ancora incendi saccheggiamenti e devastazioni di vari terremoti. Anche l’ultima guerra la ferì molto gravemente. Ma contro tante avversità, Isernia sopravvisse conservando sempre i ricordi della sua civiltà. Conserva da sempre anche, e con molto gelosia, le sue nobili tradizioni, le sue usanze e i suoi costumi. Tuttavia alla città non mancano i segni del progresso.

La città si espande sul pianoro con nuove costruzioni. Alle sue soglie, il colossale viadotto ferroviario di Santo Spirito si protende, con 44 arcate, sulla Valle del Carpino. Il viadotto della Prece, a due ordini di archi, valica la gola del Sordo. Ma lì vicino sorgono anche gli avanzi di acquedotti romani; e sul viale della circonvallazione ecco i ruderi delle mura sannitiche; e poco lontano dalla città ecco una stazione termale di acque sulfuree sorta sui resti di terme romane.

È appunto questo contrasto, anzi, questa suggestiva fusione tra l’antico e il moderno che colpisce il turista in visita a Isernia. Così, girando per le vie della città, è facile imbattersi nei caratteristici venditori di tini e botticelle che vestono ancora alla moda di un tempo. Oppure in donne che sorreggono sulla testa la tipica “conca” di rame indossando bei costumi, scialli e camicette ricamate. Si tratta di ricami preziosi, pizzi e merletti dai disegni fantasiosi e tessuti dalle donne stesse.

Percorriamo ora la lunga via che attraversa da un capo all’altro la città e sosteremo alla trecentesca Fontana Fraterna, ornata di marmi romani che l’ultima guerra ha danneggiato. Infine usciamo nella vivace Piazza dove accanto al Duomo torreggia un poderoso campanile, poggiante sopra l’Arco di San Pietro. Era questo arco una porta medioevale della città. Ai suoi angoli, in pose solenni, ci sono quattro statue romane, due uomini e due donne avvolti in lunghe toghe. Nessuno sa chi siano.

Più avanti, oltre l’arco, passata Piazza Trento e Trieste, eccoti al rosso campanile ed al portale romanico della distrutta Chiesa di Santa Maria delle Monache. Nei locali dell’antico convento della Chiesa hanno sede il Museo Sannita e la Biblioteca Civica. Entrambi sono la testimonianza della millenaria vita della città.