Lazio: Giulio Cesare



Il Lazio, regione del Centro-Sud Italia, racchiude un personaggio storico famosissimo: Giulio Cesare, di cui ora vi parlerò. Un giorno una nave di pirati assalì un’imbarcazione romana in rotta verso l’Isola di Rodi e ne catturò i prigionieri. Vi era tra questi un Romano di nobile aspetto e il capo dei pirati pensò che, anziché ucciderlo, sarebbe stato conveniente lasciarlo libero in cambio di uno grossa somma di denaro. “Quanto chiedi” chiese il Romano.

“Venti talenti” rispose il pirata. Il Romano rise con disprezzo. Era chiaro che quel pirata non sapeva quale personaggio avesse in suo potere. In attesa che il denaro giungesse da Roma, il Romano visse in grande libertà fra i pirati. Giocò e scherzò con loro, una volta giunse persino a minacciarli, ridendo, di farli impiccare al più presto. Ma quella non doveva essere una vana minaccia perché, dopo esser stato liberato, quel Romano sterminò davvero i pirati del Mediterraneo.

Fu quella una delle memorabili imprese che fecero di Giulio Cesare (quel Romano era proprio lui) uno dei più grandi generali di tutti i tempi. Basterebbe ricordare la più famosa: la conquista della Gallia e della Britannia, capolavoro di sapienza militare che lo stesso Cesare descrisse nei suoi Commentari, libro stupendo. Da giovane, Giulio Cesare aveva partecipato alle Guerre Civili, combattendo contro la Silla al fianco di Caio Mario, di cui era il nipote.

Come nipote di Mario una volta fu imprigionato da Silla. Silla voleva farlo uccidere, ma siccome molti imploravano per lui, egli gli perdonò. “Sia pure libero” disse. In seguito, unitosi a Gneo Pompeo e a Licinio Grasso, formò con questi il Primo Triumvirato. Ma l’amicizia con Pompeo non doveva durare molto. Partito per la conquista della Gallia, Cesare acquistò tanta gloria che Pompeo, invidioso, riuscì a far approvare dal Senato una grave decisione.

Si trattava di non far più tornare a Roma Cesare, se avesse varcato il fiume Rubicone sarebbe stato considerato nemico della Patria. Ma Cesare superò il fiume e marciò verso Roma, contro Pompeo. Fu lunga la lotta tra i due generali, ma vinse Cesare. Poi Giulio sconfisse, con soli 4000 uomini, l’esercito egiziano che ne contava 20000, e marciò verso il Mar Nero. C’erano là delle guarnigioni romane in pericolo, circondate dai Barbari. Cesare le salvò e scrisse: “venni, vidi, vinsi” al Senato.

Accolto trionfante a Roma col titolo di “Imperator”, la governò per alcuni anni. Il 15 Marzo 44 a.C., Idi di Marzo, sarebbe dovuto morire. Quel giorno Cesare si avviò, pur sapendolo, al Senato e disse: “ebbene, gli Idi di Marzo sono giunti”. “Sono giunti ma non trascorsi” rispose il Senatore. Poi fu assalito e iniziò a difendersi ma, visto tra la folla il suo protetto Marco Giunio Bruto, esclamò: “anche tu, Bruto, figlio mio?”e, copertosi il volto con la toga, cadde ai piedi della Statua di Pompeo.