Personaggi dell’Abruzzo: Gabriele D’Annunzio



Gabriele D’Annunzio, trascorsa la prima infanzia a Pescara, dov’era nato nel Marzo del 1863, venne mandato al Collegio Cicognini di Prato. Qui rimase fino ai 17 anni, distinguendosi per il suo ingegno e per il suo carattere focoso e indisciplinato. A 18 anni, terminato il liceo, D’Annunzio si trasferì a Roma, dove la pubblicazioni delle sue prime poesie lo rese subito famoso. Da allora, per circa mezzo secolo, la sua vita fu tutto un susseguirsi di clamorose vicende e avventure.

Infatti si può dire che Gabriele volle fare, anche della propria vita, un’opera d’arte raffinata e preziosa, composta da mille attività e mille esperienze tutte originali, belle e misteriose. Si compiaceva per esempio di condurre una vita fastosa ma nello stesso tempo era geloso della sua solitudine e spesso scompariva per parecchi mesi senza avvertire nessuno. In questi periodo di isolamento, si dedicava totalmente al lavoro e ogni volta ne usciva una famosa opera.

Uno dei suoi rifugi preferiti fu il Conventino a Francavilla al Mare. Si racconta che una sera, qui, Gabriele salì sul campanile e si diede a suonare con foga le campane. Subito su tutto il Paese accorse una gran folla che temeva fosse successo qualcosa di brutto. Il Michetti, che aveva scoperto la vera causa di quello scampanio, rassicurò la gente: “non è nulla, tornate tranquilli a casa. È solo don Gabriè che ha finito nu’ libbro”.

Nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, D’Annunzio tornò il Italia dalla Francia e con discorsi patriottici fece di tutto perché l’Italia intervenisse nel conflitto. Prese poi parte egli stesso allo scontro e in un incidente aviatorio perse un occhio e, costretto all’immobilità, scrisse le commoventi pagine del Notturno. Finita la guerra divenne il condottiero dell’eroica impresa che portò all’occupazione di Fiume e fu per più di un anno il governatore della città.

Si ritirò poi in una sontuosa villa vicino Gardone, avuta in dono dallo Stato Italiano, dove trascorse gli ultimi giorni della sua vita. Morì nel 1938. Le sue opere sono innumerevoli. Non sono tutti capolavori, anzi specialmente di prosa con il passare del tempo sono state dimenticate. Il suo genio splende invece nelle creazioni poetiche, soprattutto nei quattro libri delle Laudi, e in particolare in quello dell’Alcione.

Qui la poesia raggiunge le sue espressioni più alte. Fra i drammi dannunziani ricordiamo La Gioconda, La Nave, La Francesca da Rimini e soprattutto La figlia di Jorio, purissima tragedia ispirata alle vicende e alle passioni di alcuni pastori della sua regione, l’Abruzzo.