Cosa Visitare a Napoli

Cosa Visitare a Napoli


Napoli, capoluogo della Campania, è favorita da un clima dolce e salubre, arricchita da una terra feracissima e dotata di un porto chiuso nell’abbraccio di un golfo arcuato.

basilica napoli

Quasi tutte le vecchie strade di Napoli ospitano piccoli tabernacoli con funzione votiva in apposite nicchie ricavate nelle pareti esterne di vetusti palazzoni di tre, quattro o più secoli fa.
Nelle “cellette” si stagliano gruppi scultorei ricavati nella creta e dipinti a mano dagli ultimi artigiani fabbricanti di pastori. Sono le “anime del purgatorio”, busti nudi maschili e muliebri, avvolti nelle fiamme, rappresentati, con la bocca implorante e le braccia levate al cielo, in una gestualità che ricalca l’iconografia “teatrale” gesuitica del “600.

Alcuni ceri ardenti perennemente completano la scena, drammatizzando ulteriormente la rappresentazione col guizzare delle fiammelle.
L’origine delle tante edicole ricavate nei muri del vecchio centro di Napoli è di natura sociale prima che religiosa. Fu, sì, un sacerdote a dare impulso a tale consuetudine.

Ma nella città allora non era stata ancora introdotta l’illuminazione a gas e le edicole avrebbero reso le strade meno buie e più sicure per i viandanti.
La motivazione ufficiale per la quale venivano erette queste nicchie si ritrova nel voto fatto per chiedere aiuto, in circostanze particolarmente difficili, a forze soprannaturali e trascendenti, quando gli uomini non possono o non vogliono aiutare. La motivazione interiore, ben più profonda, è la ricerca di un impossibile colloquio con Dio attraverso la mediazione delle “anime del purgatorio” stimolate, oltre che con la preghiera, con l’offerta di una lampada votiva.

Il rapporto con i defunti diventa ben più inquietante e assume talvolta risvolti di bassa magia negli ipogei di S. Vincenzo alla Sanità, S. Agostino della Zecca, S. Patrizia, S. Pietro ad Aram e nella cripta delle Fontanelle.
Qui la mediazione non avviene più attraverso l’evocazione di simulacri di creta, ma con un dialogo verbale e talora scritto (inciso sulle pareti delle cripte) che viene instaurato con un teschio prescelto fra i tanti.
Napoli quindi continua a stupire anche per queste piccole cose, che segnano la sua storia e la sua tradizione, unica al mondo.

Napoli – Veduta

Napoli – Veduta- foto da Wikipedia (Pubblico dominio)

La città è facilmente raggiungibile grazie al porto, fra i più grandi del mediterraneo e lo scalo aeroportuale di Capodichino. I voli per Napoli sono disponibili da tutti i principali aeroporti italiani ed il costo dei biglietti aerei è spesso a tariffe convenienti grazie alle tante compagnie low cost che operano nello calo. Salire su un volo diretto last minute per il capoluogo campano è un’ottima idea per godersi un giro in questa città tanto ricca dal punto di vista storico e culturale.

Storia e luoghi d’interesse

Riuscì a respingere Pirro e Annibale, così si fece alleata Roma. Così fu dominata dai Romani che ne fecero un centro di villeggiatura, svago e studio costruendo ville, templi e giardini.

La città fu occupata dai Normanni, dalla Svezia, da Carlo I d’Angiò, dagli Aragonesi, da Alfonso I d’Aragona, da Carlo V, da Carlo III di Borbone, da Gioacchino Murat e da Vittorio Emanuele II. Nel 1884 Napoli fu colpita dal colera e durante la guerra del 1940-45 subì gravi bombardamenti. Ma la città si riprese e divenne una metropoli molto progredita, moderna e popolata.

Monumenti di Napoli da visitare sono la Piazza del Plebiscito, il Palazzo Reale, il Teatro San Carlo, la Galleria Umberto, la Piazza Municipio, il Monumento a Vittorio Emanuele II, il Palazzo Municipale, la Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, il Castel Nuovo, il Molo Angioino, la Chiesa di Santa Maria del Carmine, la Porta Nolana, il Corso Garibaldi, la Piazza Garibaldi, l’Albergo dei Poveri, il Capodimonte, l’Orto Botanico, la Porta Capuana, il Castel Capuano e Corso Umberto I.

Palazzo Reale su piazza Plebiscito

Palazzo Reale su piazza Plebiscitofoto di Armando Mancini (CC BY-SA 2.0)

Da vedere ci sono anche la Chiesa di San Giovanni a Carbonara, i Miroballo, il Palazzo dell’Università, la Chiesa di San Pietro Martire, la Fontana del Nettuno, la Chiesa dell’Annunziata, il Palazzo della Borsa, il Palazzo Penna, la Via Sanfelice, la Via Medina, la Pietà dei Turchini, la Via Roma, la Galleria Umberto, il Banco di Napoli, la Piazza della Carità, la Piazza Matteotti, il Palazzo delle Poste, la Via Monteoliveto, la Chiesa di Santa Maria la Nova e il Palazzo Gravina.

Continuiamo con il Chiostro di Monteoliveto, la Chiesa di Monteoliveto, la Porta Alba, il Palazzo dell’Accademia di Belle Arti, il Museo Archeologico Nazionale, la Piazza Vincenzo Bellini, la Via dei Tribunali, il Conservatorio di Musica, la Chiesa di San Pietro a Maiella, la Cappella Pontano, la Chiesa di San Paolo Maggiore, la Chiesa di San Lorenzo Maggiore, la Chiesa dei Gerolomini, il Duomo con la Cappella di San Gennaro la Cappella Minutolo e la Cappella Carafa.strada napoli

Visitiamo poi la Cappella di Santa Restituita, la Chiesa di Santa Maria Donnaregina, il Palazzo Cuomo, la Via del Duomo, il Palazzo Marigliano, il Palazzo del Monte di Pietà, il Palazzo Santangelo, il Palazzo Filomarino, la Piazza San Domenico, la Chiesa dei Santi Severino e Sossio, la Chiesa dei Santi Marcellino e Festo, la Piazza San Domenico, la Basilica di San Domenico Maggiore, la Piazzetta del Nilo, la Chiesa di Sant’Angelo a Nilo e la Chiesa del Gesù Nuovo.

Ecco in particolare alcuni luoghi, castelli, teatri, musei e monumenti da non perdere…

Porta Capuana

Ecco a voi Porta Capuana, quella che un tempo accoglieva le migliaia di visitatori che quotidianamente si recavano a Napoli per affari o commerci. La Porta, con le sue imponenti torri che ricordano i bastioni del Maschio Angioino, si staglia nel panorama offerto da Piazza San Francesco di Paola.

Porta Capuana fu eretta nel 1488 per volere di Ferrante I d’Aragona. A lavoro, l’architetto toscano Giuliano da Maiano. Lo stesso Ferrante I quattro anni prima aveva decretato l’allargamento delle mura della città per via di un’impennata demografica vissuta da Napoli in quel periodo ma, per fare ciò, fu costretto a spostare una porta precedente che, si pensa, si trovasse nei pressi di Castel Capuano o a Piazza Riario Sforza.

Porta Capuana vista di facciata, da piazza Giovanni Leone

Porta Capuana vista di facciata, da piazza Giovanni Leonefoto di Berthold Werner (CC BY-SA 3.0)

La costruzione della nuova porta, alta 23 metri, però mirava anche a celebrare l’incoronazione di Ferrante a re di Napoli. La parte esterna è rivestita di marmo di Carrara e presenta un fornice decorato con bassorilievi scolpito con trofei d’armi e fiancheggiato da eleganti lesene corinzie. Il centro dell’arco è segnato da una lunga chiave a squame, al di sopra del quale, all’epoca della costruzione, era posto un bassorilievo che rappresentava l’incoronazione di Ferrante I. Tale opera fu sostituita con lo stemma di Carlo V per celebrare il suo ingresso trionfale in città nel 1535: l’aquila bicipite con le ali piegate.

Ai lati del fregio vi sono inoltre le statue dei due santi protettori: San Gennaro e Sant’Agnello.

Porta San Gennaro

La Porta San Gennaro, tra le più antiche della città, fu l’unica via d’accesso da Napoli all’area a nord della città sino al Cinquecento. Da essa aveva inizio la strada che conduceva alle catacombe in cui era custodito il corpo del santo patrono, e per questo motivo prese il nome di Porta San Gennaro. Un’edicola, recante un affresco di Mattia Preti, sovrasta la porta.

Vuole la tradizione che Mattia Preti, valente pittore calabrese, avesse ucciso un uomo a Roma, dove si trovava per affrescare una chiesa, fuggito a Napoli, dove imperversava la peste, forzò il cordone sanitario, che impediva a chiunque l’accesso alla città, uccidendo una guardia.

Condannato a morte, fu graziato dal viceré, per i suoi meriti in campo artistico. Fu, però, condannato a dipingere delle immagini sacre, in ringraziamento per lo scampato pericolo della peste, su tutte le porte di accesso alla città.

Storia o leggenda che sia, non vi è alcuna traccia degli affreschi di Mattia Preti su nessuna delle porte cittadine, ad esclusione, appunto, di quello della Porta San Gennaro.

Il Maschio Angioino

In una visita alla città di Napoli non ci si può non soffermare su uno dei suoi simboli, Castel Nuovo, meglio noto come Maschio Angioino. Fu costruito nel lontano 1282 per volontà di Carlo I d’Angiò che, sconfitti gli Sevi, volle trasferire la capitale da Palermo a Napoli.

I lavori durarono appena 3 anni, un tempo davvero esiguo considerate le tecniche di allora.  Il Castello funse da residenza reale fino a quando, nel 1734, Carlo di Borbone preferì le altre regge dei dintorni, Il Palazzo Reale di Piazza Plebiscito, la reggia di Capodimonte, la villa reale di Poritci e la reggia di Caserta. Da allora in poi il Maschio Angioino fu l’emblema della grandezza e della ricchezza della città di Napoli.

Maschio Angioino o Castel Nuovo a Napoli

Maschio Angioino o Castel Nuovo a Napoli foto di Luca Aless ( CC BY-SA 4.0)

Di pianta irregolare, l’edificio è formato da cinque grandi torri cilindriche, quattro delle quali rivestite in piperno e una in tufo. Sul lato del castello che si affaccia sul mare, si trova la Cappella Palatina, o chiesa di “San Sebastiano” o di “Santa Barbara”, unico elemento superstite del progetto trecentesco. All’interno si possono ammirare alcuni i resti degli affreschi originali, opera di Maso di Banco e un ciborio di Iacopo della Pila, risalente alla fine del Quattrocento.

La sala principale del Maschio Angioino è la “Sala dei Baroni”. Il nome si deve al fatto che nel 1487 alcun baroni furono invitati da Ferrante I d’Aragona, contro il quale avevano congiurato, alle presunte nozze di una sua nipote. Si trattava, in realtà, di un’ardita trappola che fece condurre i baroni in arresto. Nella sala sono presenti molte opere degne di nota, come il marmoreo portale bifronte di Domenico Gagini, due bassorilievi e la bellissima scala a chiocciola in piperno che conduce alle terrazze superiori.

Come ogni Castello che si rispetti, il Maschio Angioino dispone di sotterranei e prigioni, con la leggendaria sala che ospitava il Coccodrillo che si cibava dei nemici dei regnanti e degli amanti della Regina Giovanna.

Teatro Mercadante

Il Teatro napoletano Mercadante è sito in piazza del Municipio al civico 46. La sua realizzazione risale tra il 1777 e il 1978 su un progetto di Francesco Sicuro.

Originariamente noto con la denominazione di Teatro del Fondo – i fondi con cui fu realizzato provenivano dal cosiddetto “Fondo di separazione dei lucri”, alimentato dai beni confiscati ai gesuiti successivamente alla loro espulsione dalla città – il teatro fu inaugurato con “L’infedele fedele” di G. B. Lorenzi, opera messa in scena il 31 luglio del 1779.

Verso la fine del 1700 il teatro cambiò nuovamente nome in Teatro Patriottico e, poco dopo, la direzione fu affidata a Domenico Barraja. In questo periodo il teatro conobbe uno dei suoi periodi più floridi in quanto vi si esibirono molti artisti rimasti alla storia: Mozart, Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti.Teatro Mercadante

Nel corso degli anni fu poi più volte sottoposto a restauri: il più importante si ebbe nel 1893 e coinvolse principalmente la facciata. Il nome attuale del teatro gli fu affidato nel 1870 in onore del musicista Saverio Mercadante.

In seguito ai forti danni provocati dai bombardamenti bellici, il teatro fu chiuso nel 1963 per essere sottoposto a restauri. La riapertura definitiva si ebbe soltanto nel 1995.

Museo nazionale di San Martino

Il Museo nazionale di San Martino è uno dei principali musei della città di Napoli, una delle tappe fondamentali di un itinerario artistico-culturale della città.

Il museo si trova nel punto più alto della collina del Vomero ed è ospitato dal 1866 nella Certosa di San Martino, un complesso costituito dalla chiesa, dalla certosa, un chiostro e un giardino a terrazze.

Napoli, Certosa di san Martino: il Quarto del Priore

Napoli, Certosa di san Martino: il Quarto del Priore foto di Lalupa ( CC BY-SA 3.0)

All’interno del museo, la sezione topografica napoletana, la sezione navale, con modelli di alcune corazzate reali, la sezione dei ricordi storici del Regno di Napoli, la sezione teatrale con stampe e disegni che si riferiscono ai teatri San Carlino e San Carlo, la sezione napoletana con dipinti di vedute napoletane e siti reali e la sezione presepiale.

All’intero del complesso monumentale della certosa, inoltre, il Quarto del Priore, il chiostro, la chiesa barocca ed i giardini ove godere di uno splendido panorama.

Maggiori informazioni su http://www.polomusealecampania.beniculturali.it/index.php/certosa-e-museo

Piazza Plebiscito

Piazza Plebiscito è senza dubbio la piazza più nota di Napoli, ma anche la più grande e la più rappresentativa. Eppure fino ai primi anni Novanta era ridotta ad un grande parcheggio, mentre l’area antistante il Palazzo Reale era una strada a più corsie.

Il nome della piazza celebra il Plebiscito con cui il 21 ottobre 1860 l’Italia Meridionale, l’allora Regno delle due Sicilie, si univa al Piemonte dei Savoia. Prima di tale data, la piazza era denominata largo di Palazzo, perchè si estendeva proprio davanti al Palazzo Reale.

La centrale piazza Plebiscito

La centrale piazza Plebiscito foto di Ra Boe / Wikipedia ( CC BY-SA 3.0 de)

La piazza è ben delineata nei suoi spazi da quattro costruzioni: la chiesa di San Francesco di Paola, il Palazzo Reale, il Palazzo Salerno ed il Palazzo della Foresteria. Al centro della piazza sono collocate due statue equestri di Antonio Canova, raffiguranti Ferdinando I e Carlo III di Borbone.

L’area della piazza, una volta denominata largo di Santo Spirito ancora prima di assumere l’attuale disposizione, era sempre stata adibita a grosse celebrazioni, manifestazioni e feste popolari. Ancora oggi, riprendendo l’antica tradizione, Piazza del Plebiscito ospita le manifestazioni più importanti della città, come la celebrazione del Capodanno, la nuova festa di Piedigrotta, concorsi ippici internazionali, concerti, manifestazioni politiche e financo i festeggiamenti per i successi sportivi della squadra di calcio del Napoli.

Napoli Sotterranea

Vedi l’articolo dedicato: http://www.ilcomuneinforma.it/viaggi/16423/gli-incredibili-percorsi-napoli-sotterranea-cosa-vedere/

Città della Scienza

Sorge nella zona Ovest di Napoli, a Bagnoli, Città della Scienza, precisamente nei territori un tempo adibiti a industrie poi dismesse. Tra le sue funzioni, proprio la riqualificazione dell’area ex-industriale di Bagnoli e dell’ex vetreria LeFevre, i cui padiglioni oggi restaurati risalgono ai primi dell’Ottocento.

Il complesso accoglie un Science Centre ovvero un museo scientifico interattivo di seconda generazione “Hands-on”. Il tutto è arricchito da un’area dedicata alla Formazione, allo Sviluppo territoriale e alla creazione di nuova imprenditorialità nel Mezzogiorno. In più, numerosi spazi spesso sede di eventi, congressi, meeting e conferenze.

Cortile antistante il museo di Città della Scienza

Cortile antistante il museo di Città della Scienza foto di Gabriele Nosso ( Pubblico dominio )

Ideata dalla Fondazione IDIS nel lontano 1987 con una prima fase di sperimentazione, è nel 1996 che Città della Scienza ha visto in maniera ufficiale la luce grazie a un Accordo di Programma sottoscritto fra il Ministero del Bilancio, la Regione Campania, la Provincia di Napoli, il Comune di Napoli e la stessa Fondazione IDIS.

Il modello concettuale della Città della Scienza è concepito secondo tre diversi pannelli tra loro comunicanti. Si parte con lo Science Center “Museo vivo della Scienza”, il primo museo scientifico interattivo di nuova generazione in tutta Italia. In questa sede, viene dato spazio a percorsi esperienziali, esperimenti scientifici, multimedialità, teatro scientifico, laboratori didattici e mostre su un totale di 10.000 mq. di area espositiva. C’è poi il BIC (Business Innovation Center), con un Incubatore per nuove imprese specializzate nelle ICT (Information & Communication Technology) e dei servizi ambientali e servizi agli enti locali e territoriali. Infine, il Centro di Alta formazione, la cui funzione è quella di potenziare e qualificare il potenziale umano a sostegno dei processi di innovazione e sviluppo.
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