I Cappellacci, l’origine è molisana



cappellacciIn questo 2011 si ricorda l’Unità d’Italia. Fra le cose che uniscono il nostro bel Paese c’è sicuramente l’arte culinaria. Piatti tipici locali sono dievenuti piatti nazionali. Un esempio di questo è dato dai Cappellacci, molto simili ai tortellini, ma la cui origine sembra essere molisana. Ma l’attribuzione della paternità al primo piatto della tradizione molisana rimane un affascinante impasto di storia e leggenda. Un cocktail di racconti tramandati di generazione in generazione che rende i cappellacci un piccolo, grande “mistero” della cucina italiana. C’è chi sostiene infatti che sia stato un gendarme buongustaio, impegnato a dare la caccia ai malandrini che fino al 1870 tenevano sotto scacco l’intero Molise, a inventare questo cono di sfoglia molto simile al cappello dei banditi di quel tempo. Altri, invece, sostengono che i cappellacci sono figli di un’antica contesa gastronomica disputata (non si sa quando) tra le famiglie più in vista del paese. Un fatto è però certo: una volta, le massaie si facevano costruire dallo stagnino un piccolo attrezzo a forma di cono con cui confezionavano a dovere i cappellacci. Arnesi della tradizione che oggi sono stati sostituiti dalle dita delle mani che prima impastano vigorosamente farina, uova, acqua e sale; poi tirano la sfoglia da cui si ricavano dei dischetti di 3 centimetri di diametro (ottenuti usando un piccolo bicchiere da liquore) e, infine, avvolgono il cerchio di pasta soda e liscia sulla punta del dito indice per ripiegarlo a cono facendo bene aderire il bordo. E poi c’è un segreto: il cappellaccio deve essere lasciato ad asciugare su un tagliere di acero o noce per almeno un’ora, lontano da qualsiasi fonte di calore. Solo allora, quando la pasta inizia a imbiancarsi, è possibile iniziare la cottura. Qualche istante nell’acqua bollente ed ecco che i cappellacci vengono a galla: è arrivato il momento di scolarli, uno a uno con un mestolo di legno, e adagiarli su un importante letto di ragù di agnello. Una volta amalgamati occorre aggiungere un filo d’olio extra vergine e una leggera spruzzata di cacio raveggiolo. I Cappellacci sono così pronti da essere gustati. Mai come in questo caso vale il motto: “provare per credere!”