Cosa vedere a Cento (Ferrara)

Cosa vedere a Cento (Ferrara)


Cento è un comune italiano della provincia di Ferrara in Emilia-Romagna.

La cittadina  è ricca  di  iconografie religiose, in particolare di quelle che ritraggono la figura di Maria, madre di Gesù.

Sono inoltre tante le bellezze storiche da visitare e le prelibatezze gastronomiche della città.

Cento – Veduta

Cento – Veduta – foto di Silvy1967! (CC BY-SA 3.0)

Ma Cento, è conosciuta soprattutto per il suo Carnevale.

Dal 17 gennaio poi il grande spettacolo dell’apertura del Carnevale, quando in piazza, tra le grida dei bambini in festa, si accende il Befanone. Tutte le domeniche di Carnevale si svolge un’iniziativa dedicata agli amanti del turismo all’aria aperta.

Infatti ogni weekend di Carnevale , nell’edizione 2011 , giunsero nel territorio centese migliaia di camperisti provenienti dall’Italia e dall’estero; al momento dell’iscrizione venne consegnata la ricca shopper di benvenuto contenente i prodotti delle Aziende aderenti all’iniziativa “Sapori senza Maschera”.

Ma le novità del 2011 non finirono qui. Torneo di scacchi, selezioni di Miss Italia Torneo di Burraco e tante altre iniziative allietarono i turisti e i residenti.

Carnevale di Cento -Il rinomato gettito di peluches e gonfiabili

Carnevale di Cento -Il rinomato gettito di peluches e gonfiabili foto di Marunzén ( CC BY-SA 3.0)

Il Santuario della Vergine della Rocca

Tale culto mariano è ben presente e visibile in città  attraverso la dedicazione alla Vergine di molte chiese e la presenza sul territorio di diversi altari, edicole e pilastrini a Lei intitolati.

In questo contesto rivestono una grande importanza religiosa e sociale due immagini miracolose della Madonna: “La Beata Vergine della Rocca” (sono ancora visibili le tracce di sangue che scaturì prodigiosamente dal naso di Maria in seguito ai colpi infetti da un soldato) e la “Vergine del presepe”.

La Controriforma contribuì alla nascita di un’arte emozionale, drammatica e naturalistica, in cui “traspariva l’intento dominante di divulgare la fede secondo i dettami postridentini.

La pittura barocca esibisce nuove tematiche, quali il primato di Pietro, simbolo della Chiesa, la centralità del ruolo svolto dalla Vergine, la nuova iconografia dei santi, la figura dell’angelo custode, l’importanza degli ordini religiosi pauperistici.

L’architettura e la scultura barocca giocano sulle linee concave e convesse per creare movimento, energia, tensione e contrasti chiaroscurali.”

L’Immagine della Madonna della Rocca venne affrescata in una stanza a piano terra della Rocca, costruita nel 1378 per il Corpo di Guardia territoriale. Alcuni testi danno diverse motivazioni sull’origine e l’epoca di questo dipinto, che ha una caratteristica ben visibile: una colata rossastra sotto il naso della Vergine. Ecco alcune ipotesi che nel tempo sono state fatte sull’origine di questa sacra effige.

Nel 1460 l’Immagine fu dipinta da un soldato polacco a similitudine di una miracolosa immagine di Czestochowa, ed un altro soldato, colto da impeto di collera, la colpì con una freccia al naso da cui sgorgò copioso sangue.

Vergine della Rocca - cento

Un altro testo riferisce che l’Immagine, da cui scaturisce dal naso una goccia di sangue, fu fatta dipingere in un muro interno della Rocca da un certo Marchese Basus nel 1597 in memoria di un miracolo accaduto vicino alla città di Nola (Napoli), detta Madonna dell’Arco, la quale è appunto dipinta su un muro.

Nessun autore può dimostrare con certezza che quanto sostiene sia vero: diventa impossibile separare ciò che è storico da ciò che è soltanto tradizione. È certo però che nel 1700 attorno a questo affresco -in stile gotico- si forma un gruppo di preghiera. Per le molte grazie ricevute viene costruita una cappella nel vano dove c’era l’Immagine.

La storia racconta

Nel 1721 Papa Innocenzo XIII vi permette la celebrazione della S. Messa e concede l’indulgenza plenaria a coloro che la visiteranno nella festa dell’Assunta.
Nel 1804 la Rocca diventa carcere giudiziario! Così è vietato l’accesso dei fedeli alla cappella. L’Immagine viene allora trasferita nella vicina chiesa dello Spirito Santo: è il 24 Settembre 1804.
L’8 luglio 1855 durante la grave epidemia di colera, dopo un triduo di suppliche alla Beata Vergine, cessano le morti a Cento: da quel giorno le viene attribuito il titolo di “Salus Infirmorum”.
Nel Settembre 1904 si fecero grandi festeggiamenti per il Primo Centenario della traslazione della Sacra Immagine.
Il 13 febbraio 1944 la cittadinanza fece solenne voto alla Madonna impegnandosi, qualora la Città di Cento e la campagna fossero scampate ai bombardamenti anglo-americani, a fare ogni anno (il 15 agosto festa dell’Assunta) una solenne manifestazione di fede. E così avvenne. La Città uscì incolume dai bombardamenti.
Nel 1948 si organizzò la prima “Peregrinatio Mariae” nelle parrocchie vicine come ringraziamento per gli scampati pericoli bellici: incominciò la sera del 4 novembre per concludersi il 14 marzo 1949 con un imponente processione cui parteciparono oltre trentamila persone.
L’8 Dicembre 2003 si è aperto l'”Anno Mariano per il Bicentenario della Traslazione dell’Immagine dalla Rocca al Santuario” che si è concluso il 26 settembre 2004.

Oggi il Santuario continua ad essere meta di pellegrinaggi mariani e di viaggi spirituali, soprattutto da parte dei fedeli che vivono situazioni difficili per la loro salute. Il titolo infatti di Salus Infirmorum attribuito alla Vergine della Rocca, è segno evidente della sua protezione su tutti coloro che hanno bisogno di cure e guarigioni.

La Pinacoteca civica di Cento

Anche per il Cristo la città di Cento raccoglie numerose opere pittoriche, come la “Pietà” dell’Oratorio della Crocetta o del “Compianto sul Cristo morto” della Pinacoteca Civica, dall’altro la resa elegante e anatomicamente perfetta delle Crocifissioni e delle Deposizioni nate nella bottega del Quercino.

cento piazza

cento piazza

La Piancoteca civica venne costituita nel 1839, per raccogliere le opere d’arte recuperate dopo le requisizioni napoleoniche, all’interno del Palazzo del Monte di Pietà (1782).

Al nucleo iniziale di opere rientrate dalla Francia si aggiunsero, a seguito delle acquisizioni operate dal Comune e di depositi provenienti da istituzioni e da privati, numerosi dipinti. Ancora oggi questo museo si arricchisce di pregevoli opere d’arte grazie alle donazioni di numerosi benefattori (Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, Sir Denis Mahon,  Associazione “Amici della Pinacoteca Civica”).

La Pinacoteca registra la maggior concentrazione al mondo di opere di Guercino e della sua Bottega, compresi disegni e incisioni. E’ possibile pertanto seguire l’evoluzione stilistica del Maestro: dalla pittura tutta d’impeto, drammatica, chiaroscurale della giovinezza al classicismo della maturità, con immagini aristocratiche ed idealizzate. Le opere giovanili sono caratterizzate da una grande forza chiaroscurale, da intensi contrasti cromatici e da una pittura a macchie discendente dal tonalismo veneziano (soprattutto Tiziano).

La Pinacoteca di Cento offre ai visitatori due piani ricchi di opere da ammirare, non solo del Guercino, che nella cittadina ebbe i natali, ma anche di altri autori e ignoti artisti dei tempi passati. Incantevole è il “Compianto sul Cristo morto” rappresentata da un gruppo ligneo quattrocentesco di provenienza nordica. Poi c’è la natura morta proposta dai due filoni del Seicento emiliano.

E poi il Cinquecento dei pittori Marcello Provenzali, Domenico Panetti, Bagnacavallo junior, Orazio Sammachini, Ludovico Carracci. Insomma si tratta di una Pinacoteca davvero affascinante e che conserva opere di indiscusso valore e pregio artistico.

Altre opere che esprimono un’intensa spiritualità sono le rappresentazioni di estasi, martiri, o apparizioni miracolose che ornano le chiese centesi. Tutte da visitare.

La gastronomia centese

Cento, città conosciuta per il suo Carnevale, è anche da apprezzare per i suoi piatti e in genere per la sua gastronomia. Per questa deve dire grazie a tre città emiliane: Bologna (tortellini, tortelloni di ricotta, nocino), Modena (cotechino, salame alla brace, zampone, lambnisco) e Ferrara (pane, lumache, salama da sugo, tortelloni di zucca, torta di tagliatelle).

La collocazione geografica di frontiera di Cento, situata appunto tra le province di Ferrara, Bologna e Ravenna,  ha favorito la vocazione alla contaminazione di piatti e ricette ripresi, rielaborati o direttamente creati ex novo.

La regina della cucina povera centese è la sfoglia.

Fatta con farina, uova e… “mani a calore equilibrato”, la sfoglia diventa anche il simbolo dell’elevazione delle ricette della tradizione contadina a piatti ricchi ed elaborati, grazie alla rivisitazione che ne fecero nel Rinascimento i cuochi della corte estense o dei nobili bolognesi.

Se la pasta fatta a mano è la regina, l’indiscusso re della tavola a Cento è il maiale, con cui, oltre al ripieno dei tortellini, si prepara ogni tipo d’insaccato (cotechino, porchetta, salame alla brace, zampone, salama da sugo). Sospesa fra ricchi e corposi primi piatti e saporitissimi secondi di carne.

Ottimi sono anche i vini rossi, quelli dei Colli bolognesi e del Bosco eliceo, il Lambrusco e il Sangiovese, ma un pasto che si rispetti si conclude sempre con un vero liquore, il nocino, che ancora oggi viene fatto in casa con i gherigli delle noci verdi che si colgono il 24 giugno, giorno di San Giovanni.

Per assaggiare tutto questo ben di Dio, basta solo recarsi in uno dei tanti locali tipici oppure presso le osterie centesi, che ripropongono fedelmente le prelibatezze emiliane.



Nei mesi estivi tutte queste prelibatezze culinarie sono visibili e assaggiabili  nelle 14 sagre allestite nel territorio. Per preservare e diffondere la cucina centese nel mondo è nato di recente un  Consorzio costituito da ristoratori, albergatori e botteghe   tipiche   specializzate in generi alimentari: propone per tutto l’anno iniziative volte alla promozione dei prodotti culinari centesi.

In questo modo i prodotti della terra centese sono protetti e garantiti da contraffazioni o imitazioni, molto spesso mal riuscite.

Da visitare è anche il mercatino di Natale, con il Natale nel Borgo del Castello. La storica dimora centese sarà lo sfondo per l’esposizione e la vendita di decorazioni natalizie, addobbi floreali, articoli da regalo, presepi artigianali, giocattoli, gioielleria, erboristeria, dolciumi, formaggi e gastronomia etc…
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