Cividale, tra cantine eccellenti, paesaggi romantici e un’insolita leggenda



Cividale 1Roberto Barocchi, docente di Urbanistica e Architettura del Paesaggio a Trieste, spiega come: “Un paesaggio piacevole è un bisogno per tutti, produce un senso di benessere, incide sulle nostre azioni, orienta le nostre scelte”.
Sembra la frase detta appositamente per Cividale, tra Collio e Colli Orientali dove le emozioni si sprecano: colline adornate di vigneti, distese infinite di ciliegi che nei primi mesi dell’anno si colorano di rosa, borghi arroccati su speroni rocciosi.

Luoghi che, come Cremonini diceva in 50Special, sono adatti da visitare in vespa; ma anche in bici, o in auto; sono solo una ventina di chilometri quelli che separano Cividale a Cormòns; meta di un weekend ideale.
Dei siti ricchi di storia, infatti in prossimità della cittadina sono state trovate delle stazioni preistoriche del Paleolitico e del Neolitico; sono abbondanti le testimonianze dell’Età del Ferro e della cultura paleoveneta.

L’appuntamento da non perdere è sicuramente quello del 6 gennaio, giorno dell’epifania, dove Cividale unisce le proprie forze per rievocare l’entrata del Patriarca Marquardo von Randek avvenuta nel 1366:

“Il 6 gennaio in un contesto di grande solennità, si celebra nel Duomo di Cividale la Messa dello Spadone.
Il Diacono si presenta, tra il fasto delle dignità capitolari, con l’elmo piumato in testa, la spada sguainata nella destra e nella sinistra un prezioso Evangeliario del XII sec., dalle valve sbalzate e dorate. La cerimonia ricorda l’investitura che un tempo il Patriarca riceveva dalle mani dell’ Imperatore, quale signore feudale di tutta la regione. La spada, con la quale il Dacono saluta con gesti antichi autorità e popolo, è ancora quella originale offerta dai cividalesi al Patriarca Marquardo von Randeck, in occasione del suo ingresso a Cividale.

Cividale 2Subito dopo la messa dello Spadone si svolge la rievocazione storica dell’entrata del Partiarca Marquardo von Randeck avvenuta il 6 luglio 1366. Nobili, dame, armigeri, cavalieri, balestrieri, notabili, ancelle, falconieri, vessilliferi, portabandiere, paggi, preti, frati, eremiti, domenicani,il gastaldo, l’araldo, il boia, il vice domino,il decano, il capitano generale, il capitano di Cividale,il Patriarca,con rigorosi costumi medieoevali, riproducenti fedelmente abiti dell’epoca, sia nei colori che nei modelli, ricostruiscono un frammento importante della storia cividalese e offrono a quanti hanno la possibilità di ammirarli una “storica” e allo stesso tempo piacevole giornata.Durante tutto il percorso e nei momenti culminanti, il corteo è accompagnato da musiche riecheggianti antiche melodie e suoni tipici del Medioevo che creano un’atmosfera suggestiva e affascinante”.

Da scoprire è senz’altro anche la leggenda più famosa di Cividale, che è legata al Ponte del Diavolo:

“La tradizione vuole che i cividalesi non fossero stati in grado di costruire un ponte sul Natisone in un punto considerato troppo pericoloso. Allora ricorsero all’aiuto del diavolo, che promise di risolvere il problema in cambio dell’anima del primo che avesse attraversato il ponte. I cittadini accettarono questa condizione e il diavolo costruì rapidamente il ponte facendosi aiutare da sua nonna diavolessa, che portò nel suo grembiule il grande masso che sta al centro del fiume, tre le arcate. I cividalesi però non erano sciocchi: facendo attraversare il ponte ad un cane ingannarono il diavolo, che dovette accontentarsi dell’anima dell’animale”.

Dove Mangiare a Cividale e Dintorni