Un viaggio a Guardia Perticara

Un viaggio a Guardia Perticara


Viaggiando per le strade della Basilicata, dove il paesaggio a volte sembra arido e a volte splendidamente vivace e ricco di vegetazione, ci si può imbattere in località piccole ma affascinanti. Una di queste è Guardia Perticara in Val d’Agri.

Le origini di questo piccolo centro si rifanno all’età del bronzo, a cui si riferiscono le testimonianze archeologiche. Il rinvenimento più importante, in località S. Vito, è la grande necropoli “Enotria” databile dalla fine del IX secolo alla metà del V secolo a.C. che costituisce una delle fonti più vaste per la conoscenza culturale degli Enotrì.

I reperti dei corredi tombali sono di grande pregio: vasi di ceramiche e di bronzo, gioielli in ambra o in pasta vìtrea o in filo di ferro e avorio, modellini di case a forma di tempiettì con volatili e serpenti.

Distrutta dai Saraceni nel X secolo, rimase inabitata per molto tempo.

Si sviluppò in epoca medioevale. Fu feudo dei Normanni nella giurisdizione dì Buggero, conte di Tricarico.

Con la caduta degli Svevi e l’affermazione del dominio angioino, fu assegnato a Giovanni Britando. Il 14 maggio 1306 Carlo d’Angiò scrisse in un documento angioino per la prima volta il nome dì Guardia Perticara.

Nel Quattrocento passò ai Della Marra, signori dì Stigliano; poi nel Cinquecento ai Carafa e nel Settecento fece parte del Dipartimento di Maratea come feudo di Giuseppe Colonna, marchese d’Altavilla.

Successivamente appartenne agli Spinelli, sino all’eversione feudale (1806). Il violento terremoto del 1857 fece 85 vittime e danneggiò gravemente la struttura urbanistica, ancora di più impoverita dal sisma del 1980. Proprio da quest’ultimo tragico evento il borgo ha trovato il recupero urbanistico per perpetuarsi nell’antica dimensione architettonica e artistica, che conferisce al centro un’immagine dal chiaro sapore medioevale.

Nell’opera di ristrutturazione delle abitazioni danneggiate dal terremoto, il Comune ha sposato l’idea di ricercatori ed esperti in progetti di valorizzazione dei centri storici ed ha cosi evidenziato le particolarità urbanistiche medioevali del proprio territorio.

Il centro abitato è caratterizzato da stradine strette, piccoli vicoli e case arroccate le une alle altre.

Molto interessanti da visitare sono la chiesa Madre di San Nicola di Bari e la chiesa di Sant’Antonio, che conserva una tela raffigurante l’Annunciazione ed alcune statue raffiguranti Sant’Antonio e l’Addolorata.

Dell’antico castello si ammirano pochi ruderi ed una cinta muraria.

Per quanto riguarda la gastronomia occorre dire che diversi sono i piatti da gustare dagli antipasti ai dolci tutti caratteristici e tipici della cultura contadina. Tra questi si segnalano i “ferricelli al sugo di carne“. I ferricelli” o fusilli sono ottenuti con un ferretto di metallo simile al ferro da calza che viene poggiato su impasto di farina, acqua, sale, e arrotolato su se stesso con movimento della mano; si sfila, quindi, il ferro e si lasciano asciugare i fusilli su una tovaglia. Il sugo tipico associato ai ferricelli è fatto con involtini di carne di maiale e dì cotica ripiena con pezzi di carne utilizzata per la preparazione della salsiccia.

Nel periodo di carnevale insieme al formaggio pecorino o in sostituzione dello stesso sul piatto già condito si sparge il Rafano (Nasturtium Armoracia), pianta erbacea la cui radice viene utilizzata per la preparazione di prodotti tipici, molto piccante e con proprietà antibatterica.