I coraggiosi Martiri di Otranto

I coraggiosi Martiri di Otranto


Gli abitanti di Otranto sono «ffigghi te Turchi» (figli di Turchi) per l’ovvio riferimento a quello che accadde nel 1480. All’alba del 28 luglio di quell’anno, Otranto si trovò assediata dalla flotta e dalle schiere ottomane sbarcate nella notte; un’armata formidabile, mentre la città non aveva che le sue mura e i cuori gagliardi dei suoi figli, ai quali si aggiungevano appena quattrocento cavalieri e cento fanti.

Di fronte ad essi quasi ventimila uomini.

Lo scontro

Castello di Otranto

Castello di Otranto – foto di Wikipedia (CC BY-SA 3.0)

Quando nello stesso giorno dello sbarco, un messo turco si presentò per trattare la resa, l’eroica città rispose ammazzando l’ambasciatore, sbarrando le porte e gettandone le chiavi in mare, in segno di sfida.

Tre giorni durò il furioso bombardamento dalle galee ottomane con le artiglierie più potenti e sofisticate che in quei tempi si conoscessero, finché il nemico, sfondate le mura nei pressi di una porta, fece irruzione nella città e massacrò in modo indiscriminato, non risparmiando nemmeno il vescovo Stefano Pendinelli che venne ucciso nella cattedrale.

Ma non aveva ancora vinto perché per altri undici giorni dovette continuare a combattere per le strade, nelle case, nelle piazze che gli eroici Otrantini difesero con un coraggio che è diventato leggenda. L’impari lotta cessò il 12 agosto quando i Turchi divennero padroni assoluti di Otranto, liberi di compiere ogni sorta di scelleratezza.

Mosaico Otranto

Mosaico Otranto – foto di Jack 78

La bellissima cattedrale dedicata a Santa Maria Annunziata, una delle più antiche di Terra d’Otranto, trasformata in luogo di bivacco, diventò scenario di incredibili nefandezze, come lo scempio del prezioso «mosaico della vita», rovinato dagli zoccoli dei cavalli, o le violenze alle donne, costrette in chiesa ad una sorta di infimo gioco erotico collettivo.

Non pago della vittoria e della violenza, un comandante turco, Gedik Ahmed Pascià mise in atto il ricatto più infame: agli ottocento Otrantini superstiti offrì la vita se avessero rinnegato la fede cristiana. Nessuno degli otrantini accettò e il 14 agosto furono incatenati, denudati e condotti sul colle Minerva, dove furono condannati alla decapitazione.

Si racconta che il primo ad essere decapitato fu Antonio Pezzullo, detto il Primaldo, per essere stato il primo a subire il martirio.Egli senza indugio disse: “meglio la morte e la salvezza dell’anima!” e, dopo essere stato decapitato, miracolosamente si alzò in piedi e così rimase fino all’uccisione dell’ultimo otrantino, poi si accasciò al suolo.

La riconquista e il martirio

Visto questo prodigio anche un turco, un certo Berlabei, si convertì e fu giustiziato con gli otrantini, divenendo così anch’egli uno dei martiri. I cristiani riconquistarono Otranto un anno dopo e i corpi degli 800 martiri furono seppelliti. Ora anche se la zona conserva il vecchio nome “Minerva”, la collina viene chiamata “dei Martiri”.

Martiri di Otranto

Martiri di Otranto – foto Di Laurent Massoptier (CC BY 2.0)

Oggi, le ossa dei beati martiri sono ancora visibili nella cattedrale di Otranto, che è meta di pellegrinaggi tutto l’anno. 

Tappa importante nel processo di canonizzazione è stata la loro beatificazione nel 1771 da parte di Clemente XIV che ne autorizzò il culto, e li proclamò protettori di Otranto. Il percorso è poi ripreso nel 2007 quando Benedetto XVI emanò un decreto in cui si riconosce il martirio di Antonio Primaldo e dei suoi concittadini uccisi “in odium fidei”.

Un ruolo importante ha avuto la valutazione del miracolo che ha visto come protagonista nel 1980 suor Francesca Levote, delle Sorelle poverelle di Santa Chiara, che era stata colpita da una grave forma tumorale e poi guarita dopo il pellegrinaggio a Otranto. L’annuncio della canonizzazione dei martiri è stato dato da Benedetto XVI l’11 febbraio 2013 nello stesso Concistoro in cui annunciava le sue storiche dimissioni.

Ogni anno i Beati Martiri vengono solennemente ricordati intorno alla metà di agosto, con celebrazioni religiose e civili.