Gallipoli e Catania unite nel nome di Sant’Agata

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sant'agata gallipoliIl 5 febbraio di ogni anno, come tradizione vuole, la città di Gallipoli festeggia la sua patrona S. Agata. Lo stesso fa la città che diede i natali alla santa, ovverosia Catania, in Sicilia.
Nella città siciliana la prima giornata si sviluppa in tre momenti: la lunga e solenne processione del mezzogiorno per l’Offerta della cera, a cui partecipano le più alte autorità cittadine civili, religiose e militari cun i gonfaloni del Comune, della Provincia e dell’Università. Dalla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace alla Basilica Cattedrale la processione “taglia” due ali di folla incredibile. Chiudono le undici candelore, espressioni delle corporazioni dei mestieri cittadine, e le due carrozze del Senato catanese, una berlina settecentesca, seguita da una più , piccola, ospita gli amministratori comunali, il “Senato” di una volta, formato dal patrizio (il sindaco) e dai giurati (assessori). Nel pomeriggio alle 15 il trofeo podistico internazionale Sant’Agata con i campioni del cross mondiale tra strade antiche e moderne del centro. Infine la sera, dopo le 20 il grandioso spettacolo di fuochi artificiali in piazza Duomo.
A Gallipoli invece il 4 febbraio una processione solenne per le vie del centro porta il simulacro d’argento della Santa; una processione lunghissima con le reppresentanze di tutte le confraternite della città. Il 5 febbraio la solenne celebrazione eucaristica è presieduta dal vescovo nella concattedrale, durante la quale si “canta” in greco antico un passo del vangelo. La devozione dei gallipolini per la santa catanese nasce dal ritrovamento della sua mammella. Una leggenda spiegherebbe con un miracolo la presenza della reliquia a Gallipoli. Si racconta che l’8 agosto del 1126 sant’Agata apparve in sogno a una donna e la avvertì che il suo bambino stringeva qualcosa tra le labbra. La donna si svegliò e ne ebbe conferma, ma non riuscì a convincerlo ad aprire la bocca. Tentò a lungo: poi, in preda alla disperazione, si rivolse al vescovo. Il prelato recitò una litania invocando tutti i santi, e soltanto quando pronunciò il nome di Agata il bimbo aprì la bocca. Da essa venne fuori una mammella, evidentemente quella di sant’Agata. La reliquia rimase a Gallipoli, nella basilica dedicata alla santa, dal 1126 al 1389, quando il principe Del Balzo Orsini la trasferì a Galatina, sempre in provincia di Lecce, dove fece costruire la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, nella quale è ancora oggi custodita la reliquia.