Cosa vedere e cosa fare ad Otranto, la “Porta d’Oriente” antico capoluogo del Salento

Cosa vedere e cosa fare ad Otranto, la “Porta d’Oriente” antico capoluogo del Salento


Otranto (Hydruntum al tempo dei Romani) è una tra le più belle città a sud dell’Adriatico, grazie al suo notevole patrimonio artistico, ai suoi monumenti, ai suoi suggestivi vicoli, al suo splendido mare, alle sue bianche spiagge, e ai suoi bellissimi litorali.

Otranto si trova nella parte più orientale d’Italia, ed è per questo soprannominata la “Porta d’Oriente”. Per molti secoli è stata il maggior centro politico, culturale e commerciale (grazie anche all’attività del suo porto) della “Terra d’Otranto”, che oggi corrisponde al Salento, ma causa della sua “strategica” posizione geografica, si è spesso trovata a fronteggiare i tentativi di occupazione di molti invasori.

Otranto infatti, fu un centro bizantino, normanno, angioino, aragonese, e nel 1480 fu invasa dai Turchi di Maometto II che devastarono la città. La città seguì poi le vicende del Regno di Napoli, e nel periodo napoleonico fu eretta in Ducato, fino all’annessione al Regno d’Italia.

Oggi Otranto è un’ambita meta turistica, ed oltre al mare, vanta anche un caratteristico e affascinante centro storico, con le sue stradine tutte lastricate di pietra viva, dove si può passeggiare tranquillamente, in una dimensione ricca di storia e tradizione, alla scoperta dei suoi angoli e delle sue bellezze.
Da visitare:

otrantocattedrale.jpgLa Cattedrale d’Otranto

Finita di costruire nel 1088, con i suoi 54 metri di lunghezza e 25 metri di altezza, è la più grande di tutta la Puglia. Sulla facciata, in stile romanico, si trova un magnifico rosone rinascimentale, con 16 transenne che convergono al centro. Il bel portale, in stile barocco, fu aggiunto nel 1674, e presenta uno stemma dell’arcivescovo Gabriele Adarzo di Santander retto da due angeli.

L’interno della Cattedrale è suddiviso in tre navate da due file di colonne, in granito levigato, ornate da capitelli del XII secolo. Ci sono poi alcuni pregevoli affreschi del periodo bizantino, e numerosi elementi decorativi degni di interesse, ma il vero capolavoro della Cattedrale, è rappresentato dal maestoso mosaico pavimentale, eseguito tra il 1163 ed il 1165 dal monaco Presbitero Pantaleone.

Con i suoi 600 metri di superficie, realizzato con tessere policrome di calcare locale durissimo, è stato oggetto di numerosi studi e ricerche. Raffigura “L’Albero della Vita” ed è una sintesi di cultura pagana (per la presenza dei segni zodiacali), cultura cristiana (per la presenza di scene bibliche), e cultura occidentale (per la presenza dei cicli cavallereschi). Narra la storia dell’uomo, da Adamo ed Eva al XII secolo, e rappresenta un autentico poema in tre cantiche: Creazione, Redenzione, e Resurrezione.

otrantocastello.jpgIl Castello Aragonese di Otranto

Fatto costruire su precedenti fortificazioni di epoca normanna, bizantina e greca, da Ferdinando d’Aragona negli anni tra il 1485 e il 1489, l’imponente Castello Aragonese presenta una pianta pentagonale, con tre torrioni cilindrici, (denominati Torre Alfonsina, Torre Ippolita e Torre Duchesca), ed è cinto da un largo fossato. Sul portale d’ingresso, si trova lo stemma di Carlo V. L’architetto incaricato alla costruzione, fu Ciro Ciri, un ingegnere militare alla corte di Urbino.

Chiesa bizantina di San Pietro

Costruita intorno al IX secolo, si trova al centro della città vecchia. Presenta una pianta quadrata e ha l’interno a forma di croce greca con tre absidi semicircolari e otto colonne, di cui quattro, con capitelli a pulvino, che sostengono la cupola monolitica centrale, e le altre quattro, sono per metà incastonate nelle pareti. Anche qui si trovano alcuni importanti affreschi bizantini, come l’“Annunciazione” posta sulla cupola dell’altare, con ai lati gli “Apostoli” e la “Resurrezione”.

Chiesa di Santa Maria dei Martiri

Sorge su una collina, denominata Colle della Minerva, dove nel 1480 furono assassinati centinaia di fedeli da parte dei turchi invasori. La Chiesa, in stile barocco, fu costruita agli inizi del XVII secolo, proprio in ricordo dei martiri di Otranto, per ricordare la loro indelebile testimonianza di fede. All’interno si possono ammirare le tele dell’“Immacolata” e di “Santa Maria dei Martiri” realizzate dal pittore albanese Gurim Barzati. Ci sono poi cinque tavole in marmo riportanti alcuni nomi dei martiri del 1480.

Abbazia di San Nicola di Casole

Nelle immediate vicinanza della città un monastero che era uno dei più ricchi dell’Italia meridionale: l’Abbazia di San Nicola di Casole, costruita intorno al XII secolo, e distrutta dai turchi nel 1480, di cui oggi rimangono purtroppo solo i resti di quello che un tempo era un grandioso monumento, oltre che un importante centro di cultura.

Gestito da monaci basiliani, aveva una biblioteca ricchissima,  la più grande dell’allora occidente,  la cui consultazione era possibile a tutti. Alcuni studiosi hanno riconosciuto nell’Abbazia dei germogli di quelle che sarebbero divenute le prime Università d’Italia. Non soltanto, a Casole si creò una cerchia di letterati la cui poetica fu addirittura anticipatrice della poesia in volgare siciliana.

Da Casole partiva ogni mattina un monaco che nel XII secolo intessellò il preziosissimo mosaico e monumentale della Cattedrale della città di Otranto, era il Monaco Pantaleone.

La Torre Pinta di Otranto, nido di piccioni viaggiatori

Torre Pinta a Otranto

Il Castello di Otranto, ormai simbolo indiscusso della cittadina salentina, nasconde ancora molti segreti, alcuni dei quali sono stati rivelati di recente, negli ultimi anni. Ma Otranto offre anche altri spunti di riflessione sul suo passato e sulla sua posizione geografica, di grande strategia difensiva e di particolare importanza militare.

Uno di questi posti fortificati si trova nell’ipogeo della Valle delle Memorie, posto alla periferia meridionale di Otranto. Questo luogo fu scoperto nel 1976 dall’architetto milanese Antonio Susini sotto una torre, detta la Torre Pinta (il nome viene dal boccale, non dai colori), che ancora oggi rappresenta l’unico riferimento per chi ricerca questi meravigliosi resti nella campagna.

La torre è di costruzione relativamente recente: risale al secolo XVIII e nasconde, nelle fondamenta, cinque file di cellette. Sembra che esse appartengano allo stesso contesto dell’ipogeo, così fittamente crivellato da altre nicchie, la cui più probabile destinazione sarebbe stata di conservare le urne cinerarie dei defunti. Invece, unica cosa certa tra i mille interrogativi di questo sotterraneo, le cellette ospitavano piccioni, allevati dai proprietari della vicina masseria.

La posizione strategica della torre suggerirebbe l’ipotesi che si trattasse di piccioni viaggiatori, al servizio del comando militare borbonico di presidio in Terra d’Otranto. E ancora oggi questi uccelli si annidano tra le mura della torre e sono ben visibili a tutte le ore. Un’altra attrattiva per i turisti che visitano Otranto!

La Terra d’Otranto

otranto

Otranto non è solo mare, sole e spiagge. Otranto ha una cultura antichissima, addirittura pre messapica che ha avuto da sempre come propria vocazione l’Oriente.

Già in epoca romana viene riconosciuto alla città la potesta di battere moneta. Il suo porto è stato sempre il punto di riferimento per chiunque dovesse partire o arrivare dall’oriente.

Come narra la leggenda Enea approdò a pochi Km dalla città (porto Badisco), San Paolo fu di passaggio dalla città, la crociata organizzata da Federico II partì da Otranto e tantissime altre circostanze attestano l’importanza strategica del su porto.

Ma il momento aulico della storia idruntina fu indubbiamente i secoli della dominazione bizantina. Otranto difatti era il fiore all’occhiello del militarismo di Bisanzio, tanto che le sue mura seppe resistere agevolmente ai numerosi tentativi dei saraceni di fare sacco della città proprio mentre nel resto del sud Italia e dell’europa mediterranea serpeggiava il terrore per l’arabo.

In questo periodo Otranto era alla testa di un territorio molto vasto che comprendeva gran parte della Puglia, della Basilicata e della Calabria settentrionale. Era la Terra d’Otranto che poi nei secoli si sarebbe contrapposta per storia, cultura, lingua, alla vicina terra di Bari.

Questo rifiorire di cultura ed arti fu purtroppo interrotto nel 1480 quando una flotta turca approdo a pochi km da Otranto e dopo un serrato assedio fece razzia sulla città e mise a ferro e fuoco Casole. Si salvarono alcuni manoscritti che un Vescovo prelevò qualche periodo prima della distruzione. Oggi questi manoscritti sono disseminati in diversi Musei Europei.

L’antica terra d’Otranto cominciò con i secoli ad identificarsi con l’odierno Salento geografico che comprende le province di Lecce, Brindisi e Taranto. La città di Otranto dopo la presa turca non ritornerà più ai fasti precedenti e con i secoli dovette lo scettro alla emergente Lecce che nel XVII secolo conobbe un periodo floridissimo dal punto di vista artistico e letterario sfociato nell’originalissimo barocco Leccese.

Ad Otranto turisti in giro con “api-calesse”

Ape Calesse ad Otranto

Arrivare nel Salento con i mezzi pubblici, soprattutto in questo periodo estivo, continua ad essere un incubo.

E’ difficile infatti trovare da Lecce bus o treni che con ragionevole periodici portino i turisti nelle località marine o nelle città d’arte. Qualche volta poi queste carenze si trovano anche all’interno dei comuni che, pur definendosi “turistici” poco o nulla fanno per offrire servizi adeguati ai tanto attesi ospiti.

Per fortuna ogni tanto qualcuno ha delle buone idee e cerca di proporre novità interessanti e di successo.

Ad Otranto ad esempio hanno pensato bene di offrire un suggestivo quanto curioso servizio di trasporto urbano: l’ape-calesse.

Si tratta di un servizio di noleggio con conducente, attraverso due Api-calessine, che scorazzano sul territorio cittadino, proponendo un innovativo ed ecologico “tour turistico” lungo i luoghi più belli di Otranto ed offrendo un funzionale “servizio transfert” da e per i villaggi turistici, le strutture ricettive e le spiagge lungo il litorale.

Il servizio accompagna i turisti presso i luoghi simbolo della città, quali il Faro di Punta Palasela, la Torre del Serpe, l’ormai famoso Lago di Bauxite fino all’estremo opposto, il Faro di Punta Craulo, luoghi altrimenti sconosciuti per quanti, arrivati a Otranto senza un mezzo proprio, si trovano nell’impossibilità di visitare questi luoghi.



I mezzi sono operativi 24 ore su 24, e considerando che Otranto vive anche nelle ore notturne, è risultato utile e molto facile usufruire delle Api-calessine, soprattutto da parte di tanti giovani e meno giovani che, dopo una serata trascorsa nel centro cittadino fra un locale e l’altro, o all’uscita dalle discoteche, si sono potuti avvalere di questo servizio per un ritorno in sicurezza presso la propria abitazione.

Un servizio quindi innovativo, curioso ed esclusivo che porta Otranto di nuovo all’attenzione degli operatori turistici e la pone tra le mete più interessanti d’Italia.

Passare le Vacanze ad Otranto

Per passare le vacanze ad Otranto ti consiglio questo sito, tra i più autorevoli nel Salento:  http://www.nelsalento.com/otranto.html

Dettagli Luca C.

Mi piace viaggiare e mi piace scrivere, ma anche scoprire posti nuovi... e mi piace poter condividere quello che ho visto, quello che ho notato, quello che magari qualcun altro potrà apprezzare. L'Italia è uno scrigno che racchiude al suo interno un valore inestimabile e smisurato, tutto da scoprire!