Santa Apollonia in mostra a Venezia

Una vergine, i suoi denti, due grandi artisti. Questo il singolare mix proposto da Santa Apollonia. Omar Galliani e qualche dente di Andy Warhol, mostra parallela alla Biennale e allestita nel Chiostro di Sant’Apollonia, sede del Museo Diocesano di Venezia, dal 4 giugno al 15 agosto 2009.

Nelle sale claustrali a ridosso della Basilica marciana si mostra un ulteriore capitolo, assolutamente spettacolare e coinvolgente, della lunghissima storia dell’iconografia legata a Sant’Apollonia, la protettrice dal mal di denti e patrona dei dentisti.


La storia del truce martirio della vergine Apollonia avvenuto a Alessandria d’Egitto intorno al 249 ha colpito l’immagine degli artisti, oltre che dei fedeli, di ogni epoca. L’iconografia sulla Santa è vastissima, riflesso di un culto che in epoca medievale dilagò in tutta Europa e, con la diffusione del Cattolicesimo, in altri continenti, in particolare in quello sudamericano. La storia è del resto di quelle destinate a colpire, non fosse altro che per il terrore che accompagna il ricordo di ogni nostro mal di denti.

Apollonia, vergine cristiana, venne accerchiata dai pagani che la colpirono alle mascelle sino a farle schizzar via i denti, poi, acceso un rogo, minacciarono di gettarcela se non avesse pronunciato frasi empie. “Ella chiese che la lasciassero libera un istante: ottenuto ciò, saltò rapidamente nel fuoco e fu consumata”.

Del tutto comprensibile che una vicenda tanto truce colpisse l’immaginario e venisse presto trasformata in una icona dai precisi dettagli: la Santa, le palme simbolo del martirio e le tenaglie dei cavadenti a stringere un dente sanguinante appena divelto.

Curioso, ma non troppo, che ad essere colpito da questa storia sia stato Andy Warhol spinto a realizzare, nel 1984, una serie di opere su carta interamente dedicate alla santa dove la raffigurava con in mano le tenaglie, simbolo del martirio e quindi, di riflesso, l’ossessione verso i denti, le simbologie legate ad essi, il morso, il sapore, la fisiognomica del volto.

La serie di opere presenti in mostra è ancora inedita e sarà esposta per la prima volta.

Non stupisce invece che la vicenda di Apollonia abbia coinvolto Omar Galliani. Il maestro emiliano si misura da tempo con la raffigurazione contemporanea dei santi, a partire dalla serie Nuovi Santi realizzata tra il 2004 e il 2006 , e sta portando avanti una sua precisa ricerca sugli elementi costitutivi del corpo umano e i denti, in questa sua ricerca, occupano uno spazio assolutamente speciale.

Per questa mostra-confronto Galliani ha creato sette grandi opere che vogliono interpretare in chiave personale secondo il suo inimitabile stile, una visione simbolica e trasversale del martirio della santa: piogge di denti, denti sospesi nel cielo, il dente visto come elemento mistico, inquietante, stellare o anche più dichiaratamente sessuale.

Omar Galliani incontra la santa e fornisce un’interpretazione contemporanea di una nuova modalità anche sottilmente ironica per esorcizzare la morte, che vede protesi dentarie puntuali e rigorose come tavole anatomiche, calibrate da un raffinato segno di chiaroscuro a grafite, talvolta anche accostate al volto angelico della santa che ha saputo vincere la morte con la forza delle fede.

Un volto – icona dalle suggestioni magiche che esprime attraverso il gioco del tratto chiaroscurato – come sempre nelle raffigurazioni del Maestro – l’essenza mentale e spirituale della donna, l’espressione della sua anima interiore e dell’inconscio, un viso che tra luce ed ombra diviene uno spazio cosmogonico che ci avvicina prepotentemente all’infinito.