l’Università suona il Jazz a Bologna



di Gabriele Zompì
Dal 20 al 22 settembre torna a Bologna Alma Jazz – Volvo Music Festival, il primo festival italiano dedicato alle orchestre jazz universitarie: tre giornate che vedono protagoniste le big band provenienti da otto atenei di tutta Europa.160 giovani musicisti si riverseranno nelle vie, nelle piazze, nei mercati, nei parchi, nei club e nei teatri a suon di jazz. Una festa colorata che aprirà le celebrazioni per l’elezione di Bologna – prima città in Italia e seconda in Europa dopo Siviglia – a “Città creativa della musica” Unesco.
Innsbruck (Austria), Twente (Olanda), Maine (Francia), Berna (Svizzera), Londra e Warwick (Inghilterra) sono gli atenei stranieri coinvolti in questa seconda edizione di Alma Jazz – Volvo Music Festival.
L’Italia sarà rappresentata dall’Università Bocconi di Milano con la BJBU Bocconi Jazz Business Unit, dalla Big Band del Conservatorio di Musica “G.B. Martini” di Bologna e – a fare gli onori di casa – l’Alma Jazz Orchestra, formazionno jazz al Conservatory of Music of Puerto Rico, e l’intervento della Belle Epoque Street Parade di Sanremo che si esibirà sabato 22 in parata sotto i portici bolognesi.
Come nella precedente edizione (vinta dalla giovanissima big band francese di Valbonne), anche quest’anno Volvo Auto Italia assegnerà alla migliore orchestra del festival il Premio “Volvo, il motore del Jazz” che sarà consegnato dal Magnifico Rettore Pier Ugo Calzolari al termine della serata conclusiva al Teatro delle Celebrazioni. Alma Jazz – Volvo Music Festival è ideato dall’associazione culturale Alma Entertainment nell’ambito di Unibocultura, il cartellone che raccoglie gli eventi culturali organizzati dall’Università di Bologna.
La rassegna, che ha il patrocinio del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Bologna, si avvale della direzione artistica di Teo Ciavarella e dell’organizzazione del Teatro delle Celebrazioni. Partner principale della manifestazione è Volvo Auto Italia. Il festival è realizzato anche grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
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