Tutti al Carnevale di Ottana!

A Ottana, dal 22 febbraio al 1° marzo, le strade del paese saranno animate dalle caratteristiche maschere. Il carnevale di Ottana inizia con la festa di S. Antonio (16 gennaio), dopo la benedizione del fuoco (rito cristiano) e la piccola processione attorno al falò. Le maschere (boes, merdules, porcos, filonzanas…) si riversano nella piazza e si esibiscono.

Le scene mimate, identiche da secoli, si richiamano alla vita dei campi, secondo un “canovaccio” tramandato da generazioni. I gruppi che indossano le maschere lignee a Ottana sono due (Associazione culturale Boes e Merdules e Associazione culturale Sos merdules bezzos de Otzana), ma lo spontaneismo del travestimento coinvolge tutto il paese. Secondo la consuetudine, durante il periodo di carnevale le maschere si fanno offrire da bere da amici e passanti e solo l’ultimo giorno (Martedì grasso) sono loro a ricambiare l’invito. Le maschere fanno anche una questua itinerante di dolci tipici (gazzas, cogones de gherda, pasta violada, savadas) e vino: entrano nelle case del paese togliendosi la maschera.


Durante i giorni di carnevale molte donne indossano il costume tradizionale e ballano in piazza “su ballu zoppu” e “su ballu torrau” (balli tipici). Lo strumento usato per ritmare le danze è “s’affuente” (nome di origine catalana), piatto di ottone con incisioni (tuttora all’esame degli studiosi), tenuto in posizione verticale. Per suonare si usa una chiave (è necessaria molta esperienza). Lo stesso piatto serve, durante il rito della Settimana Santa, per raccogliere i chiodi della croce di Cristo e per la lavanda dei piedi.

Un altro strumento è “s’orriu”, un tamburo di sughero ricoperto di membrana di pelle da un lato. La sua peculiarità è che il suono non è prodotto da una percussione, bensì irando uno spago legato alla membrana. Si suona anche “su pipulu”, una sorta di piffero. Le maschere di Ottana si dividono in due gruppi: “sas Carazzas” (dallo spagnolo “cara” faccia) e “sas Mascheras serias”. SAS CARAZZAS: Sono maschere in legno e rappresentano animali (“sos boes” i buoi, “sas baccas” le vacche, “sos porcos” i maiali, “sos chervos” i cervi, “sos molentes” i somari) e uomini (“sos merdules”). A Ottana sono più di 20 gli artigiani che le realizzano a mano. Nella maggior parte dei casi i merdules (il significato del termine non è ancora certo ma indica la persona che si occupa degli animali, li accompagna. Il suffisso –ule è dispregiativo) sono maschere nere (legno di pero selvatico) e vengono indossate con un fazzoletto nero in testa. In alcuni casi hanno anche la gobba o sono travestiti da donna (sono sempre i maschi a mascherarsi). A differenza di sos boes, non portano campanacci. In molti casi tengono in spalla “sa taschedda”, la sacca in cui i pastori portavano gli alimenti per la giornata di lavoro in campagna.

E’ una maschera parlante (voce stridula e irriconoscibile). Spesso avvisa i presenti della pericolosità degli animali non ancora domate. Sos boes hanno le corna, sono vestiti di pelli di pecora e portano dei campanacci (“brunzos”) o dei sonagli (“sonazzas”) disposti a grappolo su una cinta di cuoio. Secondo alcune interpretazioni, la stella incisa sulla fronte della maschera era in origine il “marchio” dell’artigiano che l’aveva costruita. Sos boes sono maschere mute. La rappresentazione bovina era molto diffusa in Sardegna e nell’intero Mediterraneo: esistono reperti di età nuragica, punica e romana. I merdules conducono i boes, legati con una fune di alcuni metri, agitando una frusta o un bastone. I boes procedono facendo piccoli saltelli per far tintinnare i campanacci, a volte creano scompiglio tra la folla e vengono richiamati dai merdules. In alcuni casi i merdules si fermano e mimano la ferratura dello zoccolo del boes. L’origine di queste esibizioni si perde nel tempo: probabilmente si tratta di un rito propiziatorio (pagano), fatto al solstizio d’inverno, prima della primavera. Un altro personaggio è sa filonzana (filatrice): ha una maschera simile a quella dei merdules, uno scialle e un vestito nero femminile, gambali e scarponi. Tiene tra le mani un fuso (recentemente è stata aggiunta anche una forbice, legata al collo). SAS MASCHERAS SERIAS: Sas mascheras serias sono maschere mute. Si coprono il viso con fazzoletti e lembi di stoffa, indossano lenzuola camicie, tappeti, portati nei modi più strani. Si tratta di maschere più comuni (non tutti possono vestirsi da merdules o boes).

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