Sardegna: Carta, musica e “Carasau”
Ora che il festival della canzone italiana è stato vinto da un cantante che fa Carta di cognome, è quasi battuta scontata dire “Carta canta!”, ma il cognome Carta è diffusissimo in Sardegna, persino un pane tipico dell’isola si chiama “carta musica”. II pane è il perno della gastronomia sarda.
C’è un detto tra i pastori sardi che suona pressappoco così: «Per essere buono il pane ha bisogno di olio di spalla», cioè richiede una lunga lavorazione. Il pane è alla base dell’alimentazione del popolo sardo, come il latte, il formaggio e le carni arrostite. C’è un tipo di pane che è considerato l’antenato dei crackers: sono foglie sottilissime di pane di forma rotonda, che i sardi chianano “carasau” e i turisti hanno soprannominato “carta musica” per il suono particolare che emette quando viene spezzato. I pastori se ne portano dietro grandi quantità e con esso fanno delle “suppas”, cioè pane ammorbidito con acqua e condito con fettine di formaggio. In Sardegna il pane è di tutte le forme: c’è il pane a forma di ciambella, c’è una focaccia triangolare chiamata “pizzuda”, c’è T’ispianadda”, che è un pane tondo schiacciato senza mollica. Ci sono pezzature gigantesche, che pesano dieci chilogrammi e anche più.
Il pane dunque è l’elemento fondamentale per i piatti tipici sardi, lo si ritrova spesso come ingrediente fondamentale o semplice com-pan-atico. D’altronde la terra sarda è ricca di coltivazioni di grano e molte produzioni di pasta partono proprio da quest’isola per raggiungere il continente e anche molte zone d’Europa.