Couch surfing, l’ultima moda del viaggiare low cost

Sempre più fedeli alla filosofia del “peer to peer”, gli internauti piu fantasiosi se ne sono inventata un’altra; l’ultima frontiera del turismo a basso costo, almeno sul web, si chiama couch surfing. Il progetto, che letteralmente potremmo tradurre con “saltare da un divano all’altro”, nasce nel 2003 dalla mente di Casey Fenton, un giovane programmatore del New Hampshire, e si basa sulla creazione di una rete mondiale di persone disponibili a ospitare sul proprio divano viaggiatori incalliti ma squattrinati. Senza dubbio ben accetti anche sacco a pelo, semplice materasso e al limite una tenda piazzata in giardino purchè l’ospitalità sia totalmente gratuita.

L’iniziativa si fonda sul sito web www.couchsurfing.com che conta ad oggi quasi 900 mila iscritti, prevede sistemazioni in 231 paesi, più di 52 mila città e, nelle intenzioni del suo fondatore, è destinato ad espandersi ulteriormente.

Il sito si avvale naturalmente di strumenti di condivisione quali chat, community, spazio news e un’aggiornata sezione di statistiche. Per poter diventare un “couchsurfer” occorre compilare il modulo on line, piuttosto dettagliato, in modo da poter stabilire eventuali periodi di soggiorno, spazi dedicati all’ospite e altre caratterisitche particolarmente utili. I dati inseriti serviranno a costruire una sorta di profilo personale (sullo stile di Facebook e dei più famosi social network on line) che potrà aiutare gli utenti a scoprire i membri più affini.

Naturalmente (e come potrebbe essere diversamente) l’iscrizione è completamente gratuita e il progetto si sostiene su donazioni private e sul sempre più consistente passaparola, come sempre vero e proprio motore di questo tipo di iniziative.

Curiosità: facendo un giro sul web si nota come i detrattori o gli “scettici” luiquidino l’idea come l’ulteriore trovata per “scroccare le vacanze”, considerandola magari come un “ottimo strumento di rimorchio”. I seguaci della “filosofia CS“, al contrario, riconoscono questo mezzo come uno dei pochi possibili per viaggiare, calandosi in pieno in un’altra cultura e venire a contatto con le abitudini di chi vive in un determinato luogo…noi per questa volta non ci schieriamo, pensando che in fondo in fondo entrambi abbiano un po’ di ragione.

Federico Baldarelli

In collaborazione con ProfessioneTurismo