Visitare Pitigliano in Maremma, la Piccola Gerusalemme: cosa fare e cosa vedere

Visitare Pitigliano in Maremma, la Piccola Gerusalemme: cosa fare e cosa vedere


Non si può non rimanere incantati alla vista di questo paesaggio: un’ atmosfera fiabesca avvolge il borgo di Pitigliano, arrivando dalla statale 74, ci si trova davanti alla città del tufo, arroccata non si sa come su uno sperone di roccia.

Il paese di Pitigliano nasce su un antico insediamento di origine etrusca, ed oggi si presenta come un luogo magico, dove il tempo sembra che si sia fermato; pitigliano è testimone di antichi insediamenti etruschi, come dimostrano le numerose vie cave e necropoli che rendono il suo territorio tra i più belli della Maremma.

Sicuramente la visita al paese deve comprendere il percorso attraverso le valli del fiume Lente, in quest’area infatti sorgono le più belle Vie Cave della Toscana, le più importante è quella del Gradone scavata interamente nella roccia tufacea; di particolare interesse sono anche le Necropoli di origine etrusca, che contengono vari tipi di tombe, attraverso le quali si è potuti arrivare alla datazione degli insediamenti.

Pitigliano inoltre ospita molti musei, tra i quali ricordiamo il museo all’aperto “Città dei Vivi Città dei Morti” e il museo civico e archeologico; queste strutture ricostruiscono la storia del paese attraverso numerosi reperti che provengono dai territori circostanti il paese e dalle necropoli di Sovana e in quelle di Poggio Buco, che sorge nel comune di Manciano.

Pitigliano e l’antica comunità ebraica

Pitigliano  è stata città prima etrusca, poi romana ed è divenuto famoso per la sua sinagoga, tanto da meritare l’appellativo di piccola Gerusalemme.

Pitigliano, che ospitò la comunità ebraica forse fin della fine del Quattrocento, divenne un  importante centro di rifugio nell’Italia centrale, a seguito delle restrizioni dovute alle Bolle papali  del 1555 e 1569 nello Stato Pontificio e ai provvedimenti del Granduca di Toscana del 1570 e 1571.

Infatti rimasero immuni alle restrizioni i piccoli feudi indipendenti al confine tra Toscana e Lazio, come la Contea di Pitigliano degli Orsini e quella di Santa Fiora degli Sforza e di Castellottieri degli Ottieri, oltre al Ducato di Castro dei Farnese.

La comunità si consolidò tanto da erigere un Tempio nel 1598. Quando i Medici aggregarono al Granducato di Toscana anche le piccole Contee del confine meridionale, le famiglie ebraiche qui residenti furono confinate nei ghetti. Ma ben presto, rendendosi conto del notevole ruolo economico e commerciale, le condizioni migliorarono con la concessione di fondamentali privilegi personali. Così le comunità di questa zona conservarono anche la possibilità di possedere beni stabili, del tutto eccezionale all’epoca.

Significativo è l’arrivo di ebrei dalla città di Castro, distrutta 1649 e di cui Pitigliano fu moralmente l’erede. Altre famiglie giunsero da Scansano, Castellottieri, Piancastagnaio, Proceno e poi nel Settecento da Santa Fiora e Sorano, le cui comunità ebraiche si avviavano alla fine, mentre Pitigliano rimaneva l’unica in Maremma. Nella seconda metà del Settecento, la riforma illuministica dei Lorena, nuovi Granduchi di Toscana, permisero anche agli ebrei di accedere parzialmente alle cariche comunali. Così a Pitigliano si ebbero i primi rappresentati nel Consiglio comunitario.

Lo straordinario rapporto tra cristiani ed ebrei fu definitivamente cementato da un singolare episodio del 1799, quando la popolazione cristiana difese gli israeliti dai soprusi dei militari antifrancesi, che volevano saccheggiare il ghetto. A ricordo dell’accaduto, la Comunità ebraica istituì un’apposita cerimonia, celebrata ogni anno nella sinagoga fino a qualche decennio fa.

Si apriva così l’Ottocento, il secolo di maggiore espansione demografica, economica e culturale degli ebrei di Pitigliano, che raggiunsero un’alta percentuale (fino al 12%) sull’intera popolazione pitiglianese. Le istituzioni della Comunità ebraica si rafforzarono con la fondazione di una Biblioteca e del Pro Istituto Consiglio per opere caritative, grazie al generoso lascito nel 1854 di Giuseppe e Fortunata Consiglio.

Pitigliano fornì rabbini a varie importanti Comunità italiane e personaggi di levatura regionale al mondo ebraico, come i fratelli Flaminio e Ferruccio Servi, fondatori del “Vessillo Israelita”, primo giornale ebraico italiano, e Dante Lattes una delle più forti e poliedriche icone dell’ebraismo italiano del Novecento.

Le mutate condizioni economiche e sociali determinarono nel Novecento una lenta, ma costante, emigrazione degli ebrei pitiglianesi verso città e centri più grandi, finche le leggi razziali e le persecuzioni dell’ultima Guerra Mondiale accelerarono la fine della Comunità, la cui ultima fiammella si spense con la chiusura della Sinagoga nel 1960.

Ma durante la guerra molti ebrei si salvarono grazie alla generosa protezione della popolazione locale, che offrì ospitalità, rifugio ed assistenza nonostante i rischi evidenti nel momento più buio della storia. Si chiudeva così degnamente la lunga storia di rapporti di tolleranza, di stima e molto spesso di amicizia e di affetto tra cristiani ed ebrei, che costituiscono il valore fondamentale dell’esemplare esperienza pitiglianese.

Perciò a Pitigliano, nonostante gli ebrei siano oggi ridotti a poche famiglie, quell’antico rapporto continua in altre forme: da restauro e conservazione dei monumenti ebraici (Sinagoga, forno degli azzimi, bagno rituale, cimitero, museo ebriaco) alla scelta di produrre vino kasher nella Cantina Cooperativa di Pitigliano, alla fondazione dell’Associazione “La Piccola Gerusalemme”, che ha come fine la promozione di iniziative per la valorizzazione della storia di Pitigliano.

La Torciata di San Giuseppe a Pitigliano

Nel mese di Marzo si tiene a Pitigliano la tradizionale Torciata di San Giuseppe, diretta discendente d’antichi falò, ha origini perdute nella notte dei tempi che ogni anno, nell’equinozio di primavera, rievoca la leggenda propiziatoria dell’arrivo della Primavera.

La torciata ha radici storiche antichissime, infatti il popolo etrusco celebrava il rito del “seme sotterrato” simbolo di vita: in occasione di questa festività, coincidente con la fine dell’inverno, venivano anche appiccati enormi fuochi.

Nel periodo Medioevale le cerimonia fu cristianizzata e fatta coincidere con la festività di San Giuseppe. I falò anticamente accesi presso la Via Cava di San Giuseppe furono con l’andar della tradizione, ridotti in torce che dal Cavone si dipartivano lungo la vecchia strada Selciata, raggiungendo infine il Castello.

Ai giorni d’oggi la Torciata viene celebrata il giorno di San Giuseppe, il 19 Marzo ed, oltre alle celebrazioni religiose, ha il suo culmine con il Corteo Storico in costumi quattrocentoschi, il quale ripercorre la parte vetusta del paese per portarsi poi verso piazza del Comune dove, qualche giorno prima, è stato eretto un enorme pupazzo di canne “l’invernacciu” simbolica rappresentazione dell’inverno che muore.

Nella Piazza gremita di persone, al crepuscolo una tromba suona tre squilli, è il segnale convenuto per i torciatori che, incappucciati da rustici sai sovrastanti un camice bianco, iniziano la loro marcia dal Cavone di San Giuseppe (ora via Cava del Gradone) a valle del paese lungo il fiume Meleta, e portano in spalla un grosso fascio di lunghe canne fiammeggianti all’estremità a guisa di torce.

Nel buio della notte è suggestivo lo spettacolo di questi quaranta uomini che, come fiaccole moventi in lontananza, vanno avvicinandosi alla volta del paese.

Frattanto, i figuranti del Corteo Storico dopo aver sfilato nella stupenda cornice del centro storico del paese, raggiungono l’affollata Piazza e si schierano sulle larghe gradinate mentre i sbandieratori si esibiscono giocando con l’invernacciu.

La Torciata di San Giuseppe è senza ombra di dubbio uno degli eventi più affascinanti della Maremma, unisce rievocazione storica al significato religioso, tale rituale torna ogni anno, riconquista l’antico cuore delle tradizioni popolari pitiglianesi ed affascina i turisti presenti.

Bianco di Pitigliano: Vino DOC della Maremma

Un altro elemento di vanto per il paese è sicuramente il vino; questo prodotto ha infatti ottenuto il riconoscimento DOC, dovuto all’altissima qualità del vino ed alla cura con la quale i contadini si dedicano alla coltivazione dell’uva; il  Bianco di Pitigliano è sicuramente uno dei prodotti più famosi di questa parte della Toscana, si accompagna con piatti di pesce, ma è ottimo anche come aperitivo.

Questo vino fa parte dell’itinerario “Strada del Vino Colli di Maremma”, a significare la sua grande importanza e i suoi elevati standard qualitativi; estremamente numerose sono inoltre le tracce di antichi strumenti per la produzione del vino e per contenere questo prodotto, questi elementi testimoniano come la cultura del vini fosse diffusamente presente anche in antichità, soprattutto tra gli etruschi e i romani, che n on solo producevano vino per i propri usi, ma anche per il commercio.

Il Bianco di Pitigliano viene realizzato con una percentuale di Trebbiano Toscano compresa tra il 50 e l’80%, inoltre è prevista le presenza di altre varietà di vitigni a bacca bianca tra i quali citiamo: Malvasia, Greco, Pinot Bianco e Sauvignon.