Adeguamento carburante: botta e risposta tra adv, tour operator e vettori

pompa.jpgCalda, calda, caldissima estate quella che sta vivendo il mercato turistico nazionale! Le ultime statistiche parlano di un leggero decremento delle partenze nel 2007 rispetto all’anno precedente, un pò a causa delle

tasche vuote (?) dei consumatori, un pò per la maggior incidenza del “Chi fa da sé”, un pò (crediamo noi) perchè le statistiche non sempre ci azzeccano! Ma c’è un altrettanto “bollente” argomento di discussione in questo periodo ed è il famigerato adeguamento fuel (adeguamento carburante).

Si tratta di una quota aggiuntiva (fra le tante!) da sempre mal digerita dai clienti delle agenzie di viaggio (adv) che si riscoprono esse stesse disorientate e sul piede di guerra tra “l’incudine” dei tour operator (vincolati dai contratti con le compagnie aeree) e “il martello” del consumatore finale.rif c.jpg

In sostanza l’adeguamento carburante, calcolato in base alle variazioni al rialzo del costo del carburante aereo, viene comunicato dalle compagnie aeree ai tour operator i quali, a loro volta, applicano tale adeguamento a tutti i pacchetti di viaggio che prevedono la presenza dei vettori coinvolti. Ciò che ha creato non poche polemiche tra gli addetti ai lavori (adv in primis), è stata la presunta mancata trasparenza dei t.o. nell’applicare tale adeguamento (ca 10/12 euro per il corto/medio raggio, anche i 30/35 euro per il lungo raggio).

L’accusa delle adv si basa su calcoli fatti in base all’effettivo incremento del costo del carburante aereo cui devono far fronte i vettori e che non trova “riscontro” nelle quote applicate. Alcuni tour operators (Veratour, Valtur e Club Med su tutti) hanno deciso di accollarsi al proprio bilancio i rincari, ritenendo giusta la stretegia di andare incontro al cliente a fronte di perdite (Veratour stima in circa 330mila euro il costo di tale benefica operazione!) considerate recuperabili attraverso tale stategia di marketing.club med.jpg

Una siffatta politica diciamo così “customer oriented” è certamente rischiosa, in un mercato tanto competitivo dove la fidelizzazione è sempre più una chimera e nel quale il consumatore finale è continuamente “bombardato” su tutti i fronti da offerte in tutte le salse.

Esiste inoltre un discorso a parte, anch’esso citato nella polemica di cui sopra, per il quale gli operatori turistici chiedono maggiore tutela: l’Advance Booking. Quanto può incidere, infatti, per l’indice di soddisfazione del cliente il fatto di scoprire, a pochi giorni dalla partenza (l’adeguamento può essere comunicato massimo fino a 20 giorni da quest’ultima), che il suo pacchetto ha avuto dei ritocchi di prezzo?

graf.jpgSe da un lato le critiche sono rivolte all’ingiustizia (pur prevista da contratto) messa in atto nell’applicare la quota adeguamento carburante a mesi di distanza dall’avvenuta prenotazione, dall’altro i tour operators si difendono sostenendo che, proprio per il lasso di tempo che intercorre tra la prenotazione e la partenza, “è difficile tenere sotto controllo il prezzo del carburante” (Sergio Testi, direttore commerciale Alpitour, ndr). Al contrario il direttore commerciale Valtur, Pino Costanzo, sostiene invece che “un contratto stipulato con i vettori in fase di inizio stagione, può rappresentare un’arma con la quale difendersi.”valtur.jpg

A monte esiste certamente un problema di comunicazione, gioverebbe comprendere se la mancanza di chiarezza è frutto di incomprensioni risolvibili (magari attraverso la pianificazione di regole più chiare e condivise di concerto tra i “litiganti”) oppure è l’ennesima scappatoia per guadagnarci un pò di più.

Che quella delle adv (uniche a rimetterci insieme con il consumatore finale) sia una guerra inutile?

Giacomo Morandi

In collaborazione con: ProfessioneTurismo.net

Fonte delle interviste: TTG Italia