Sul treno del tempo
Il primo opificio meccanico italiano fu fondato a Napoli nel 1840, dal re Ferdinando II di Borbone. Siamo in un’epoca in cui Napoli, capitale del Regno borbonico, era all’avanguardia nel settore dei trasporti tanto da avere due primati: il primo piroscafo che attraversò il Mediterraneo (1818) e la prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici, inaugurata il 3 ottobre 1839.
L’opificio nacque come l’ industria meccanica che avrebbe dato alla nascente ferrovia i mezzi necessari per espandersi, e oggi i capannoni dell’opificio sono la sede del Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa, il più importante museo dedicato alle ferrovie in Europa.
Nel cuore del Golfo di Napoli, il Museo, accanto alla Napoli Portici, custodisce tesori d’arte meccanica e non solo.
Il primo gioiello meccanico da visitare è nel salone delle locomotive a vapore, dove è conservata la copia funzionante della Bayard, cioè il locomotore che entrò in servizio sulla Napoli-Portici appena pochi mesi dopo l’inaugurazione del tratto ferroviario.
La storia raccontata da questo museo, non è solo la storia della meccanica e dei trasporti. Sui treni è passata la storia degli uomini: uno in particolare, sebbene da morto, ha viaggiato su una locomotiva qui custodita.
Si tratta del Milite Ignoto, la cui salma fu trasportata dalle trincee di confine, sino al maestoso sacello costituito dall’Altare della Patria viaggiando sul “740.115”
C’è poi il Treno reale, il convoglio di undici vagoni, costruito nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio. Fra le carrozze spicca il salone del treno reale che presenta un soffitto liberty d’oro zecchino dipinto di blu.
Arrivando ai giorni nostri troviamo vettura presidenziale offerta nel 1989 da Francesco Cossiga.
Non è bello solo vedere e apprendere l’evoluzione della ferrovia italiana attraverso i pezzi esposti nel museo, ma è bello anche scoprire come lo stesso museo, l’ex opificio dimesso nel 1975, ai suoi esordi fu fucina che partorì non solo treni e attrezzi ferroviari, ma anche statue: la produzione iniziale dell’opificio reale fu variegata e nello stabilimento furono prodotte persino opere d’arte come la statua dello stesso Ferdinando, posta sul piazzale dello stabilimento, raffigurante il re nell’atto di ordinare la fondazione delle officine. La é una tra le più grandi raffigurazioni di ghisa che siano mai state fuse in Italia.
