Laghi laziali e leggende italiane
Tra tanti laghi, laghetti e bacini artificiali, arrivano quasi a 50 gli specchi d’acqua nella regione Lazio. Quello che sorprende, però, non è tanto il loro numero, quanto le leggende, i misteri e i miracoli che evocano. Arte, archeologia, chiese, palazzi e castelli affacciati sui laghi arricchiscono il ricordo delle vicende storiche, degli eventi miracolosi e di quelli mitici. Alcuni di essi sono davvero significativi per la loro storia. Partiamo dalla provincia di Viterbo per un primato: è qui che si trova il più grande lago vulcanico d’Europa, quello di Bolsena (toccato dalla via Cassia), quinto, per grandezza, tra i laghi italiani. Due, i miracoli avvenuti a Bolsena, il più importante centro storico sul lago. Sotto l’imperatore Diocleziano, S. Cristina, figlia del prefetto Urbano, fu gettata nell’acqua con una pietra al collo per punirla della sua conversione. La pietra non la trascinò sul fondo, bensì, come un salvagente, la fece galleggiare. Il masso, che porta le impronte della ragazzina ed è conservato nella Collegiata di S.Cristina (nell’omonima piazza), diventato mensa d’altare, fu testimone nel 1263 di un altro miracolo. Un prete che celebrava messa, vide uscire dall’ostia del sangue che macchiò le pietre del pavimento. Tre di quelle pietre sono conservate nella Cappella Nuova del Miracolo (nella Collegiata), costruita nel ’600 su disegno di Tommaso Mattei.
La pietra con la macchia più grande viene portata in processione tra i colori dell’infiorata per le vie cittadine il giorno del Corpus Domini. Al centro del lago, le isole Bisentina (con il Palazzo Farnese di Sangallo il Giovane e la Chiesa di S.Giacomo e Cristofaro con la cupola del Vignola), e Martana (con i resti del castello e la Chiesa di S.Stefano), dove la leggenda vuole sia stata tenuta prigioniera e uccisa 535 d.C. la regina dei Goti Amalasunta.
Tante altre sono le leggende e le storie più o meno vere che si raccontano da queste parti, tutte molto intriganti e affascinanti. In un prossimo articolo ne narreremo volentieri.
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