Il Tarantismo nel tarantino, il ballo come terapia

Quando si parla di tarantismo, si pensa immediatamente a Galatina, la città che in seguito agli studi di De Martino è diventata la culla di questo fenomeno. Ed invece le stesse situazioni si trovano in molte zone del Sud, nel Tarantino in particolare. C’è addirittura chi ha visto una stretta connessione del tarantismo con la città di Taranto, vuoi anche per la singolare assonanza etimologica tra il nome del capoluogo e quello del ragno velenoso, la taranta appunto. Un fatto comunque è certo: sino agli anni ’50, il tarantismo era diffusissimo nella provincia di Taranto. Ecco cosa avveniva ad esempio in uno dei suoi comuni.
A Lizzano, per preparare il rito, si svuotava la stanza più grande della casa, e ad un filo teso si appendevano alcuni fazzoletti di vivaci colori; nell’angolo più nascosto si sistemava l’orchestrina composta da suonatori di tamburello con sonagli,violino e chitarra.
L”«ammalata», entrata nella stanza, si avvicinava ai fazzoletto, ne sceglieva uno e da quel momento iniziava il rito. L’orchestrina dava inizio ad una musica lamentosa ed estenuante, a tratti convulsamente affrettata, oppure monotona, al ritmo della quale la tarantata ballava. La donna si dimenava scompostamente,cadeva a terra, strisciava, si rotolava sul terreno, ondeggiava in atteggiamenti ora convulsi, ora lentissimi, si lasciava andare in stati di languore e profondi sospiri, più sensuali che lamentosi,intanto  un canto melanconico accompagnava i suoi gesti scomposti: “A ddo’ t’ha ppizzicatu la tarantata / a ddo’ ti pizzicò, pozz’esse ‘accisa / sott’ ‘a petelecchie d’ ‘a cammise» («Dove ti pizzicò la taranta, dove ti pizzicò, possa essere uccisa, sotto l’orlo della tua camicia»).
Col passare delle ore il ritmo musicale cresceva sempre di più e la donna, ormai in uno stato paraisterico, accelerava i movimenti della danza sino a raggiungere un ritmo di impensabile frenesia. Spesso il rituale si svolgeva con la porta aperta, e così davanti alla casa una folla di curiosi si fermava per assistere all’affascinante spettacolo. Il ballo poteva durare anche giorni, fino a quando la tarantata, completamente spossata, crollava in un lungo e profondo sonno ristoratore. La musica, la danza, il canto, i colori, avevano operato così la liberazione dal male.
Un rito dunque che era anche una terapia e che oggi è solo, per fortuna, una semplice danza folcloristica, che chiama a raccolta migliaia di appassionati da tutto il mondo nel Salento, terra della taranta per eccellenza.