Ricordando i brentatori: sculture nel bolognese

Un’iniziativa della Provincia di Bologna rilancia il valore della cooperazione tra le genti per lo sviluppo del territorio. Infatti verrà inaugurato giovedì pomeriggio 17 luglio 2008 il percorso “Il vino e la sua strada  – L’arte dei Brentatori al servizio del territorio” che ha previsto la  realizzazione  di tre sculture ad opera del maestro Gino Pellegrini che celebrano  i  brentatori:  le figure operose che nel medioevo trasportavano uve o vino dal contado alla città nella brenta (recipiente in legno ricurvo aperto  nella parte superiore, a mo’ di cornucopia, assicurato alla schiena tramite corde che cingono le braccia).

Le  opere  sono  situate  nei  Comuni  di  Monteveglio,  Monte San Pietro e Savigno,  proprio  lungo  il  cammino  che  i  brentatori  percorrevano per giungere  in  città;  difatti  nel  1250, per  sfuggire alle scorrerie dei modenesi,   gli   statuti  (la  Compagnia  dei  Brentatori)  ordinarono  la costruzione  di  una  strada  da  Oliveto  a  San  Lorenzo,  Gesso, Riale e Casalecchio  per trasportare con sicurezza il vino di Monteveglio, Oliveto, Zappolino. Saranno presenti all’inaugurazione molte autorità civili del bolognese.

Si tratta non solo dunque di una rievocazione storica, ma anche di un gesto che accomuna storie e tradizioni locali di comuni da sempre vicini e operosi.

Come un tempo dunque i brentatori trasportavano uva e vino, così oggi giovani e meno giovani trasportano tradizioni, culture e arte per non far morire lo spirito di solidarietà e fratellanza ancora molto radicato soprattutto nei piccoli centri d’Italia.

La  Storia della Compagnia dell’Arte dei Brentatori

La Compagnia dell’Arte dei Brentatori trae il proprio nome dall’omonima compagnia nata nell’anno 1250, della quale facevano parte i portatori di Brenta, un particolare contenitore in legno, e che divennero grandi intenditori, quasi una sorta di degustatori.

Il contrabbando del vino era una frode tra le più comuni nell’antichità, perciò i Brentatori erano autorizzati a trasportare vino, ad assaggiarlo, ed a valutarne il prezzo; infine ne riscuotevano le imposte.

Dopo un lungo periodo di assenza dal panorama vinicolo, la Compagnia fu rifondata il 7 novembre 1970 dal bazzanese Vittorio Rocchi, in nome della cultura del vino e della tradizione.

Ed oggi prosegue la sua attività, che consiste in quattro capitoli o incontri annui, più una serie di minicapitoli, organizzando incontri conviviali arricchiti da avvenimenti culturali legati alla filosofia della Compagnia e non solo.

Ancora oggi la Compagnia, partendo dalle sue antiche origini, pone il vino come valore della sua specifica tradizione ed elemento culturale, recuperando tradizioni o prodotti particolari nel territorio regionale e nazionale.

Un momento particolare e suggestivo negli incontri dei Brentatori, è quello della intronizzazione, ossia l’ingresso ufficiale nella Compagnia di nuovi Brentatori.

Il consiglio degli Anziani, vestito dei solenni abiti realizzati sui disegni secenteschi di Gian Maria Mitelli, accoglie nella Compagnia alcuni nuovi membri che alla domanda di rito: “Bevi o vattene” seguono la procedura e superata la prova, bevendo d’un fiato un calice di vino, vengono riconosciuti Brentatori dal sempre ironico Maestro della Compagnia Renato Bergonzini, che li sfiora sulle spalle con un grosso tralcio di vite, per attestare l’avvenuto ingresso dei nuovi arrivati.