Cosa fare e cosa vedere a Gallipoli nel Salento: non solo mare

Cosa fare e cosa vedere a Gallipoli nel Salento: non solo mare


 

Protesa nel Mar Ionio, Gallipoli è costituita da due entità distinte: una parte moderna, il Borgo, ad Est su di un promontorio, ed una parte antica, la Città Vecchia, ad Ovest, su un’isola calcarea, collegata alla terraferma da un ponte in muratura del 1600.

L’isola, circondata da alti bastioni è cinta da una strada panoramica, aperta sul posto delle antiche mura, ha vie strette e tortuose.
Si ritiene che la fondazione di Gallipoli sia avvenuta posteriormente «l’occupazione dorica del Salento nell’ VII sec. a. C.). Il suo nome indicherebbe la Città Bella (Kalè Polis), di indubbia derivazione greca.

Tra le varie pagine della sua storia, famoso resta l’assedio, nel 1484, da parte dei Veneziani (conclusosi con la vittoria  di questi).

Sotto il dominio spagnolo attraversò un periodo di floridezza. Per il commercio dell’olio d’oliva, il porto di Gallipoli primeggiava tra quelli del Regno A Napoli e la città divenne tra i più importanti mercati del Mediterraneo.

Gallipoli – Veduta –

Gallipoli – Veduta – foto Di Colar (CC BY-SA 3.0)

Oggi Gallipoli è un centro commerciale e marinaro ed una apprezzata località balneare,  conosciuta ormai in tutto il mondo.

Le bellezze storiche

Passeggiando tra le strade della città troviamo alcuni monumenti, piazze e chiese degne di nota, tra cui  il Santuario del Canneto, un edificio databile intorno al XII sec. (l’impianto attuale è di origine seicentesca); il Castello, che conserva una possente pianta quadrilatera, con torri angolari.

Dal fronte orientale si allunga nel mare la bella sagoma del Rivellino, avamposto cuneiforme fra i pochi del genere, purtroppo non visitabile a causa dei lavori di restauro attualmente in corso.

La Cattedrale è dedicata a S. Agata e fu eretta probabilmente nell’XI sec., l’attuale impianto è dovuto a Giovanni Berardino Genuino (XVII sec.).
I fastosi altari sono adornati da tele che recano le firme di Luca Giordano, di Giovanni Andrea Coppola, di Gian Domenico Catalano, di Niccolo Malinconico, grandi pittori della scuola del barocco leccese.

Merita un’attenzione particolare la chiesa della Purità (XVII sec.)

Su via De Pace si trova il Museo Civico con l’annessa Biblioteca. E’ suddiviso in vari reparti (archeologico, malacologico, numismatico, zoologico, ecc.); molti reperti archeologici provengono dalla vicina stazione messapica di Alezio, paese che dista sette chilometri da Gallipoli.

Il “Mal Ladrone” è crocefisso a Gallipoli

Chi vuol “vedere in faccia” coloro che furono crocefissi con Gesù può recarsi a Gallipoli,  nella chiesa di San Francesco d’Assisi dove c’è invece la statua più brutta in assoluto, la personificazione del male, della bestemmia, del diavolo.

Chiesa di San Francesco d'Assisi Gallipoli

Chiesa di San Francesco d’Assisi Gallipoli– foto Di Lupiae (CC BY-SA 3.0)

Si tratta di uno dei due malfattori, chiamato in dialetto il «Mallatrone». E’ una statua lignea realizzata nel secolo XVII dal frate scultore gallipolino Vespasiano Genuino. Gabriele D’Annunzio, venuto qui nel luglio del 1895 col solo scopo di vedere il «dannato», lo trovò talmente brutto da sembrare addirittura… attraente. Lo definì infatti «il più bel brutto dell’arte italiana» ed anzi proprio quell’orrida bellezza gli ispriò magnifiche pagine nella «Beffa di Buccari» e in «Faville del maglio».
Questa orribile quanto incentevole figura si trova nella chiesa più antica di Gallipoli recentemente ristrutturata, ricca di pregevoli opere d’arte, tra cui dipinti, statue, bassorilievi, un organo settecentesco, un presepe di pietra.

malladrone

il Mal Ladrone

Nell’interno c’è la cappella della Crocifissione, dal popolo chiamata «la cappella te lu Mallatrone», formata da un trittico di crocifissi, come nella scena raccontata dai vangeli, il Cristo però non esiste più; restano invece le due croci con le statue lignee dei due malfattori che col Cristo furono giustiziati sul Calvario.

La raffigurazione del Buon Ladrone lascia pressoché indifferente il visitatore, il Mal Ladrone cattura invece l’interesse per la sua espressione repellente e dannata, il suo atteggiamento rabbioso, irriverente, perverso, quasi orgoglioso di essere stato l’avversario più acerrimo del Cristo e aver scelto l’inferno quale naturale prosecuzione della sua avventura terrena.

Ha gli occhi torbidi e sanguigni, propri di chi è abituato ad ogni sorta di cattiveria, un riso beffardo al limite dello sprezzo, i denti digrignanti. La sua immagine sembra viva, per questo ancor più impressionante. Intorno a questa figura, a questa massima  personificazione della cattiveria umana, sono fiorite numerose leggende.

Una di queste dice che ogni qualvolta vengono rifatte le vesti per coprire il suo corpo, subito dopo esse ridiventano lacere e disfatte: è lui che di notte se le strappa con gli orribili denti.

Il popolo gallipolino ha sempre imprecato contro di lui, tanto che fino a non molto tempo fa, durante le liturgie pasquali, si usava inzuppare una spugna nell’aceto e, legata ad una canna, veniva passata sulle labbra del dannato in segno di vendetta, facendolo così “soffrire” nell’immaginario come soffrì quel Cristo che lui odiò tanto.

Esorcismo? Forse. Sicuramente dietro a queste scene c’è una voglia di riscatto, di ribellione, di rifiuto del male, che purtroppo, ancora oggi nelle società moderne, è sempre in agguato, pronto a colpire ogni debolezza umana. Il “Mal Ladrone” dunque non è mai morto e la sua immagine è lì a Gallipoli a ricordarcelo.

La Fontana Ellenistica

Tra i più importanti monumenti di Gallipoli c’è la Fontana Ellenica, detta anche “greca”, «la più antica delle fontane d’Italia», come scrisse Corrado Ricci.

Le sue origini sono ancora oggi incerte, c’è chi la fa risalire ai tempi dei Greci, chi nel Rinascimento, chi addirittura nel XIX secolo. Questo capolavoro d’arte classica è “avvolto” nella leggenda sia perché nei bassorilievi che l’adornano sono raffigurate scene riguardanti i miti pagani di Dirce, Salmace e Biblide tramutate in fontane, e sia perché essa stessa, secondo un’antica tradizione orale del popolo gallipolino, fu opera di magia.

Fontana Ellenistica Gallipoli

Fontana Ellenistica Gallipoli – foto Di Lupiae (CC BY-SA 3.0)

Per la sua bellezza e per la perfezione stilistica si ritenne impossibile che la fontana potesse essere creazione della mano dell’uomo e fu perciò considerata opera di un alchimista, il «mago Virgilio», che altri non è se non il grande poeta latino verso cui le popolazioni del Salento nutrirono grande devozione, avendo egli dimorato a lungo in questa terra.

Può forse sembrare strano che al raffinato poeta sia stato attribuito l’appellativo di «mago», ma nel Medio Evo il popolo credeva che ogni uomo eccezionalmente sapiente e conoscitore dei segreti della natura, fosse anche in grado di produrre, indipendentemente da poteri diabolici, opere grandiose. Secondo la credenza popolare, dunque, il «mago Virgilio» fu l’ideatore della fontana, ma nell’opera di costruzione egli ebbe l’aiuto di una potenza occulta, una Fata, come dice l’espressione: «La funtana de Gaddhipuli, Virgilliu la pensau e la vecchia la fice» («La fontana di Gallipoli Virgilio la ideò e la vecchia la costruì»).

Al di là della veridicità di queste storie, resta il fatto che la Fontana di Gallipoli è sicuramente un monumento degno di essere visto e ammirato.

Il ponte cittadino dedicato a Papa Wojtyla

Giovanni Paolo II (Papa Wojtyla)

Giovanni Paolo II (Papa Wojtyla) – foto Di nessun autore

Giovanni Paolo II  proclamato Beato con una solenne cerimonia in piazza San Pietro è stato indubbiamente uno dei papi più amati a livello planetario del XX secolo. Il suo peregrinare per il mondo lo ha reso vero ambasciatore di pace tra i popoli.
Ha percorso praticamente tutti i continenti e perfino in Puglia è stato più volte durante il suo quasi trentennale pontificato. Ecco perchè, qua e là a Gallipoli, sono intitolati a suo nome istituzioni, associazioni, vie, piazze e monumenti.

Ma mancava l’intitolazione di un ponte che collega due parti della città. Un’idea un po’ particolare, ma che è stata salutata con apprezzamento dalla cittadinanza.

E’ accaduto a Gallipoli nel 2008, in occasione dell’anniversario della morte di Giovanni Paolo II, dopo che il consiglio comunale ha deliberato in modo unanime l’intitolazione del ponte seicentesco della cittadina ionica a questo grande Papa.

La targa è stata apposta all’ingresso del ponte, sul lato destro, in un punto a dire il vero non molto visibile. Forse la collocazione al lato opposto avrebbe consentito una maggiore visibilità, considerato che solitamente il turista volge lo sguardo verso il castello e il rivellino.

L’importante è che comunque la cittadina abbia reso il giusto omaggio al Pontefice che presto sarà santo, dedicandogli uno dei simboli stessi della sua storia e della sua immagine. Il ponte diventa così non solo l’unica via di collegamento tra la città vecchia e la nuova, ma anche l’ideale legame tra il terreno e il divino, tra il sacro e il profano.

E poi tante altre cose da vedere e da gustare, tra le quali sicuramente il mare cristallino, le spiagge, i locali da ballo e le tante trattorie, pizzerie e bar che affollano il centro storico e la città nuova. Insomma ce n’è per tutti i gusti, basta solo decidersi a…visitare Gallipoli.

Il Porto di Gallipoli

Oramai si parla spesso anche nelle trasmissioni televisive nazionali, della città di Gallipoli. Ricca di fascino, di bellezze naturali e artistiche. Di questa città salentina però si conosce poco del suo nobile passato, soprattutto di quanto il suo porto era importante nei traffici commerciali da e per l’Oriente.

Particolare del porto di gallipoli – <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Porto_di_Gallipoli#/media/File:Gallipoli-Hafen01.jpg" rel="nofollow">foto Di User:Nikater </a> (<a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28799164" rel="nofollow">CC BY-SA 3.0</a>)

Particolare del porto di gallipoli – foto Di User:Nikater (CC BY-SA 3.0)

E’ bene dunque evidenziare che Gallipoli dal Cinquecento sino ai primi anni del 1900 ebbe un ruolo determinante nell’ambito dell’economia dell’epoca dei re, essendo il suo uno dei porti più attrezzati in cui si imbarcavano e si esportavano grano, vino e soprattutto olio.

porto gallipoli

 

Non solo importante nel passato, ma anche oggi, viene considerato il fulcro culturale e turistico della città. Infatti il  presidente di “Italia Navigando” S.p.A., Ernesto Abaterusso, ed il sindaco di Gallipoli, Giuseppe Venneri, con la sigla di un atto esecutivo del 19 ottobre 2009, siglato un accordo che consentirà al porto di Gallipoli di offrire una maggiore ospitalità alle tante imbarcazioni da diporto che “restano fuori” a causa della mancanza di spazio per ormeggiare.



Progetto “Italia Navigando”

“Italia Navigando”, in un progetto del 2006, prevedeva di occupare l’intera area portuale, mentre successivamente, su espressa richiesta del sindaco Venneri, ha rinunciato al Seno del Canneto, all’area attualmente occupata dai pescatori.
L’intervento è concentrato unicamente sul molo foraneo, è nato un nuovo porto turistico da ben 500 posti barca.
“Italia Navigando” prevedeva altresì nell’Accordo di Programma Quadro, da sottoscrivere a breve con la Regione Puglia e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la città di Gallipoli quale beneficiaria di parte dei contributi pubblici Cipe.

Si tratta quindi di un’opportunità maggiore sia per i diportisti in cerca di un “posto al sole”, sia al turismo. Lo stesso presidente di “Italia Navigando” si è impegnato, inoltre, ad offrire al Comune di Gallipoli, senza alcun onere, la realizzazione del Piano Regolatore Portuale che sarà redatto secondo le indicazioni dell’Amministrazione Comunale.

L’inserimento del porto di Gallipoli nella rete di Italia Navigando permetterà, secondo gli addetti ai lavori, di esportare l’immagine della città ionica nelle fiere nazionali ed internazionali dedicate al turismo nautico. Non solo, commentano i vertici della politica locale: ne beneficeranno il porto ma anche la città e le attività del turismo dell’area gallipolina. Speriamo che sia davvero così.

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