Cinque vele alle marine di Nardò: la storia della montagna spaccata e la Fortuna di don Gregorio

E’ notizia dell’ultima ora, anche il salento ha il mare degno delle cinque vele, come decretato da Legambiente e Touring Club Italiano, che per il secondo anno consecutivo inseriranno nella Guida Blu il mare della costa neretina, raccomandando la spiaggia di Porto Selvaggio.

Un mare pulito e affascinante, che nasconde segreti e strane storie, come quella che segue.

Un tempo viveva a Nardò, don Gregorio, ricco commerciante che aveva la bottega nella parte più antica della città. Don Gregorio era particolarmente baciato dalla fortuna, tanto che quanta più mercé usciva dal suo negozio, più i depositi si riempivano di grano, fave, olio e di ogni ben di Dio.

Un giorno, stanco di tanto benessere, pensò di far dire alla propria fortuna di non mandargli più niente perché, ormai, aveva ricolme anche le più piccole stanze della casa oltre agli immensi magazzini.

Per questa ambasciata incaricò Cesarino, il più povero tra i suoi servitori, il quale doveva andare a mezzanotte alla Montagna Spaccata, che si trova proprio vicino a Porto Selvaggio, e da lì invocare la fortuna di don Gregorio, alla quale avrebbe dovuto riferire quanto desiderava il suo padrone.

Per questo lavoro extra Cesarino avrebbe guadagnato due carlini.

In una calma notte di mezza estate, dunque, profumata dalla brezza dello Ionio e con la luna bianca come calce, Cesarino ad alta voce chiamò: «Fortuna di don Gregorio, fortuna di don Gregorio…!».

La fortuna si presentò.

Era una donna brutta e vecchia che filava con la conocchia.

«Che vuoi?», gli chiese la donnina.

Cesarino le riferì quanto don Gregorio lo aveva incaricato di dire.

La fortuna ascoltò in silenzio, poi disse: «Dì al tuo padrone che deve costruire invece nuovi locali, perché altra roba gli manderò nei prossimi giorni».

Stuzzicato da queste prospettive, Cesarino, morto di fame da sempre, gli abiti a brandelli, i piedi nudi pure d’inverno e una famiglia numerosa sulle spalle, pensò di chiamare questa volta la propria fortuna.

Lo fece e lei si presentò, ma al contrario di quella di don Gregorio era una donna giovane e bella.

«Se la fortuna di don Gregorio, brutta e vecchia, concede tanto», pensò il povero Cesarino, «chissà cosa mi darà la mia che è bella e giovane».

E subito le espose le sue necessità.

Ma la fortuna scosse il capo: «Non posso accontentarti», gli rispose, «anzi sono io ad aver bisogno del tuo aiuto». Poi gli chiese chi lo avesse mandato lì e quanto gli avrebbe fruttato quella ambasceria notturna.

«Due carlini», rispose pronto Cesarino, «don Gregorio mi darà due carlini».

Ma la sua fortuna scuotendo ancora il capo insinuò: «Ne sei proprio sicuro?».

Cesarino non ci fece caso e, tornato a Nardò, riferì a don Gregorio quanto gli aveva risposto la donna vecchia e brutta.

Poi aggiunse: «Con l’occasione ho chiamato anche la mia fortuna. Lo sapete che quella dubita che io guadagnerò i due carlini che voi mi avete promesso?».

Don Gregorio lo guardò di traverso: «Allora non sei andato alla Montagna Spaccata soltanto per me. Ne hai approfittato, e così io ti darò un solo carlino».

La storia di Cesarino ha fatto nascere un proverbio a Nardo: «A cci nasce tisgraziatu li chioe ‘nculu puru ci stae ssittatu» («A chi nasce disgraziato piove sul culo pure se sta seduto»). E

se nelle notti d’estate dalla Montagna Spaccata si guarda la luna piena, si potrà vedere l’ombra di Cesarino che rimira triste il suo misero carlino, e se non la si vede si potrà comunque ammirare uno splendido panorama.