Leggende dell’Emilia Romagna

Leggende dell’Emilia Romagna


La leggenda di Azzurrina

La leggenda narra che Ugolinuccio Malatesta, signore di Montebello, lasciò la sua bambina, Guendalina, a due guardie di fiducia nel Castello di Montebello, poiché impegnato in battaglia. Il Castello di Montebello era una vera e propria fortezza armata, che nulla aveva a che vedere con la figura di una bambina. La povera Guendalina si trovava all’interno della fortezza perché costretta dal suo aspetto. Infatti, era albina, una caratteristica che in epoche antiche era ritenuta espressione del demonio. I genitori, quindi, decisero di nasconderla nel castello e di tingerle i capelli di azzurro, per destare meno sospetti. Fu così soprannominata Azzurrina.

La bimba era solita giocare e correre tra le tante stanze del castello e un giorno la palla con cui si stava divertendo finì in un sotterraneo. Azzurrina scese le scale e tutto d’un tratto le guardie che l’avevano fatta scendere, poiché non vi era pericolo alcuno, udirono un forte urlo. Si precipitarono, ma della bambina non vi era più traccia. Non fu mai più ritrovata.

La leggenda narra proprio di questa bimba che ancora oggi è solita aggirarsi nel Castello di Montebello (dal 1375). Nella fortezza è possibile udire dei pianti, delle urla e la voce di Azzurrina che percorre i lunghi corridoi dell’edificio. Il castello è diventato un monumento d’interesse nazionale e di singolare attrazione. In epoca moderna un medium si è riuscito a mettere in contatto con lo spirito di Azzurrina, che raccontò cosa era realmente accaduto. Guendalina nel rincorrere la palla cadde e ruzzolò giù per le scale, morendo sul colpo. Le guardie di fiducia, che dovevano vegliare sulla bimba, arrivano troppo tardi e impauriti da una potenziale punizione, decisero di occultare il cadavere. Ma mai nessuno seppe dove, perché le stesse guardie, al ritorno del padre di Azzurrina furono uccise. La bimba è ancora lì, che corre felice, gioca e piange quando spaventata, andando da una stanza all’altra del castello.

La leggenda del Fosso del Diavolo

Ci troviamo nella piccola cittadina di Sasso Marconi, sull’appennino bolognese. Moltissimi anni fa, dove oggi si possono ammirare sontuose ed eleganti ville e palazzi bellissimi, c’erano solo campi. Insomma, il borgo di Sasso Marconi non era proprio come lo si vede oggi. Un solo edificio spiccava in quel desolato paesaggio: un castello, che fungeva da fortezza munita di torri e solide e alte mura. In quegli anni una misteriosa creatura si aggirava tra i campi alla ricerca di anime dannate, seminando morte tra i contadini del luogo e distruzione. Un demone dall’aspetto a dir poco terrificante.

Panorama Sasso Marconi (foto CC BY 3.0)

La leggenda narra che i contadini che abitavano quelle terre videro, di notte, una nube nera che si addensò nel cielo e al suo interno la sagoma di un demonio. Impauriti si rifugiarono nella Chiesa del Castello e cominciarono a pregare. La creatura decise di entrare nella fortezza, saltando al di là delle alte mura, dal colle vicino. Ma, proprio quando decise di saltare la creatura demoniaca fu scagliata a terra da un fascio di luce bianca. Nel cielo si delineò la figura della Vergine e all’alba i cittadini di Sasso Marconi poterono uscire tranquillamente e senza paura dal castello. La misteriosa e temibile creatura era stata sconfitta.

Proprio dove la creatura fu scagliata con violenza al suolo i contadini trovarono un enorme fosso, dove ora scorreva un rivolo d’acqua: il Fosso del Diavolo.

Questa leggenda, che si è ritagliata un posto di prestigio nella tradizione popolare del piccolo borgo di Sasso Marconi, non ha fatto altro che incrementare la curiosità di tantissimi turisti, che qui si recano per ammirare il Fosso della leggenda e il borgo, che si presenta come un vero e proprio gioiello.

Il Mazapégul

In Emilia Romagna c’è un dispettoso spiritello che si aggira nei boschi e nelle pinete. Una specie di folletto, molto basso e con la faccia furba, che indossa sempre un particolarissimo berretto rosso.

La leggenda del Mazapégul narra dell’esistenza di una vera e propria grande famiglia di folletti, la quale è suddivisa in diverse tribù, che hanno nome diverso a seconda della zona della regione che abitano. Il Mazapégul è solito fare dispetti ai contadini, ovvero si diverte a posarsi sul petto delle giovani donne, rendendo il loro sonno affannoso. Non solo: entra di nascosto nelle stanze, saltando da un mobile all’altro, finché non trova una bella fanciulla della quale si innamora. Se la giovane donna ricambia la passione, il folletto le rassetta la stanza; invece, se la donna lo deride e cerca di mandarlo via, preferendo il marito o il fidanzato, il Mazapégul la scuote, la morde, la graffia e gli nasconde gli oggetti.

Il Mazapégul è anche descritto come un vero e proprio maestro degli incubi: come detto in precedenza, ama rendere affannoso il sonno delle persone posandosi sul petto e provocare alle stesse orribili sogni. Però, esiste un modo per fermarlo: basta rubargli il berretto rosso e gettarlo lontano. Il Mazapégul, senza il suo copricapo, perde tutti i suoi poteri (forte richiamo alla “leggenda lucana del monachicchio”)

La leggenda della Torre degli Asinelli di Bologna.

La Torre Garisenda e la Torre degli Asinelli sono i simboli della meravigliosa città di Bologna. Si ergono maestose al centro della città, tra i principali monumenti e gli storici palazzi. Proprio sulla Torre degli Asinelli c’è una antica leggenda. La storia certifica che tale torre sia stata realizzata nel 1100 dalla famiglia ghibellina degli Asinelli, ma la leggenda narra tutt’altra storia.

Un contadino possedeva due asinelli, forti e in salute, che lo aiutavano nei duri lavori quotidiani nei campi. Il contadino non faceva altro che lavorare, con la speranza di riuscire, risparmiando i pochi guadagni, a comprare qualche altro terreno ed espandere le sue proprietà. Durante una normale giornata di lavoro gli asinelli cominciarono a scalciare, per poi iniziare a scavare nel terreno.

Il contadino non credeva ai suoi occhi: un baule pieno di monete d’oro e di argento uscì dalla terra. L’uomo non rivelò a nessuno, neanche alla famiglia, di aver scoperto quello che aveva chiamato “il tesoro degli asinelli”. Il contadino, con discrezione e senza mai dare nell’occhio, incrementò il suo tenore di vita, permettendo anche al figlio di studiare affiancato dai più bravi precettori dell’epoca.

Il giovane si innamorò di una fanciulla appartenente ad una delle famiglie più importanti e ricche delle città. Tra i due fu subito amore, ma restarono sempre con i piedi per terra, senza farsi troppe illusioni, poiché era troppo il divario sociale tra le due famiglie. La ragazza, innamorata dell’umile figlio del contadino, piangeva giorno e notte, disperata per un amore che non poteva mai sbocciare. Fu così che il giovane, non potendo più resistere nel vedere la propria amata in quello stato, decise di affrontare la nobile famiglia, chiedendo la mano della ragazza.

Il padre della fanciulla scoppiò in una grande risata e disse: “Sì, il matrimonio ci sarà, ma a patto che riuscirai a costruire una torre altissima”. Il giovane non sapeva cosa fare e si confidò con padre, che gli consegnò il tesoro degli asinelli. Così i lavori per la costruzione della torre iniziarono subito e poco tempo dopo la stessa si ergeva nel cuore della cittadina. La Torre degli Asinelli fu finita e i due giovani riuscirono a sposarsi e vivere felicemente la loro vita.

Le due alte torri di Bologna: Torre Garisenda e Torre degli Asinelli

Il fantasma della bambina di Villa Clara

Villa Clara è una casa disabitata in provincia di Bologna (Trebbo di Reno), dinanzi alla quale gli abitanti della zona evitano di passare. È considerata una casa maledetta, che oggi si trova in uno stato di abbandono totale.

Si narra che all’interno della villa vivesse una bimba di nome Clara, la quale aveva il dono della preveggenza. Un qualcosa che spaventò il padre, il quale decise di ucciderla: la murò viva. Sono tantissime le testimonianze di persone che avrebbero udito in modo molto chiaro delle urla, dei pianti e delle precise richieste di aiuto. La voce è quella di una bambina. Inoltre, in tanti hanno affermato di aver udito le note di un pianoforte e di aver visto delle luci all’interno della villa, anche se l’elettricità è stata staccata da tempo.

Spesso Clara, o meglio, il suo fantasma, si aggira nel giardino antistante la villa e cerca di interagire con chi passa di lì. Ovviamente tutti scappano. Ed è forse questo il motivo che spiega altri strani fenomeni: rottura di telefonini o videocamere, ovvero oggetti che vengono lanciati nella strada. Le apparizioni di Clara fanno davvero venire i brividi: spesso la si vede dietro la finestra sopra l’ingresso principale e chi è passato di lì ed ha incrociato lo sguardo della bimba per un solo attimo, l’ha rivista un secondo dopo proprio dinanzi ai propri occhi, vicinissima. Un consiglio? Evitate di passare per quella strada.

La leggenda della duchessa murata viva

Una particolare leggenda che rende ancor più affascinante il panorama delle tradizioni e delle credenze popolari emiliane. Una storia d’amore, purtroppo non dal lieto finale. La leggenda narra che il Castello di Torrechiara era il luogo ove i due amanti Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini erano soliti passare dei focosi momenti di intimità. Nel castello, una vera e propria “camera d’oro”, perfetto esempio di camera votiva od erotica, è la principale testimonianza di questa storia.

Il bellissimo e suggestivo Castello di Torrechiara (foto Davide Bolsi CC 2.0)

Ma, stiamo parlando di un amore molto strano, che nasce e si manifesta nelle notti luna piena. Infatti, la duchessa fu letteralmente murata viva dal marito, che non aveva proprio apprezzato il tradimento della moglie con Pier Maria Rossi. Ecco che ancora oggi, quando c’è la luna piena, il fantasma della duchessa comincia ad aggirarsi tra le stanze del castello, alla ricerca del suo amante. Si narra che la duchessa cerchi un amore vero e sincero e pare che non neghi baci appassionati a coloro che la incontrano.



Dettagli Mariano Cheli

..."sentirsi liberi attraverso le parole"... Studente in giurisprudenza amante della scrittura. Adoro giocare con le parole e amo informarmi e scrivere in merito a svariati argomenti. Inoltre, amo il mio Paese e giorno dopo giorno cerco di conoscerlo sempre più a fondo e, attraverso la scrittura e il web, presentarlo a quante più persone possibili, sotto molteplici sfaccettature.